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La neutralità della Svizzera

Essere neutrali e stare tra i fronti
La neutralità in breve
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Essere neutrali e stare tra i fronti

In mezzo a queste tre baracche a Panmunjom passa il confine di Stato tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Dal 1953, Panmunjom è l’unico valico di frontiera tra le due nazioni.

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In mezzo a queste tre baracche a Panmunjom passa il confine di Stato tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Dal 1953, Panmunjom è l’unico valico di frontiera tra le due nazioni.

La Commissione di supervisione delle nazioni neutrali (Neutral Nations Supervisory Commission) è una delle prime missioni di pace dell’ONU in assoluto. Con la sua partecipazione, la Svizzera neutrale si è dichiarata disposta fin dall’inizio ad assumere responsabilità in nome della pace tra la Corea del Nord e la Corea del Sud.

La neutralità è un importante segno d’identificazione della Svizzera, ed è profondamente radicata nella popolazione. Nei sondaggi, le cittadine e i cittadini si esprimono da decenni a favore del mantenimento della neutralità con valori costanti elevatissimi, oscillanti tra l’80 e il 90 percento.

La neutralità non è solamente uno strumento di sicurezza, ma è anche un messaggio di pace. L’obiettivo supremo di uno Stato neutrale è di evitare la guerra.

Anche se l’ONU dopo la seconda guerra mondiale ha messo al bando la guerra, nel mondo continuano a divampare conflitti armati. È improbabile che la Svizzera venga coinvolta in una guerra. Ma oggi, in un’epoca in cui il mondo è diventato un villaggio globale, le guerre, per quanto lontane possano essere, riguardano ogni Stato. Al più tardi quando inizia l’esodo dei profughi, anche i Paesi sicuri sono confrontati con le conseguenze dei conflitti.

Anche in guerra sussistono regole: sono quelle stabilite dalle Convenzioni di Ginevra. Non per caso, ma in virtù della sua lunga tradizione di neutralità, la Svizzera è lo Stato depositario di queste Convenzioni. Esse contengono, tra l’altro, il mimino assoluto del diritto umanitario che dev’essere rispettato sempre e ovunque. La Svizzera come Stato contraente ha l’obbligo di esigere il rispetto di questo minimo di umanità e di segnalare le violazioni dei diritti delle vittime.

La neutralità non si limita a non iniziare una guerra e a non appoggiare nessun belligerante. Neutralità non significa nemmeno chiudere gli occhi davanti agli orrori della guerra. Neutralità significa dare una voce alle vittime delle guerre.

Ritratto Tenente Fabienne Egli in uniforma Swisscoy Uniform

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«Noi garantiamo l’ordine e la sicurezza. La nostra presenza gode di ampi consensi, perché trattiamo tutte le parti con lo stesso rispetto.» Tenente Fabienne Egli, membro dell’esercito in servizio all’estero in Kosovo
La neutralità in breve
  • La neutralità è uno strumento della politica estera e di sicurezza della Svizzera; lo statuto di Paese neutrale è definito dal diritto internazionale.
  • La neutralità gode di un ampio consenso tra la popolazione e nel corso dei secoli ha contribuito alla coesione della Confederazione. È parte della tradizione, della storia e della consapevolezza delle cittadine e dei cittadini.
  • La neutralità deve essere adeguata di continuo al mutare della situazione in materia di politica di sicurezza.
  • Il diritto internazionale pubblico pone chiari limiti alla politica di neutralità. L’adesione ad un’alleanza difensiva (p. es. NATO) non è possibile.
  • La neutralità consente un certo margine di manovra. Dal 1953, ad esempio, per una presenza in Corea, o per la partecipazione a sanzioni economiche internazionali, o per l’adesione al Partenariato per la pace o per un armamento di difesa personale in caso di impieghi all’estero o per la partecipazione alle missioni militari di pace dell’ONU.
  • La neutralità è vissuta attivamente, solidalmente e in maniera adeguata alla situazione. In tal modo, essa risulta comprensibile ed è rispettata.
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Un questionario allegato all’opuscolo invita i lettori a dialogare con il DFAE. Le domande si riferiscono ai 6 temi trattati nell’opuscolo. Intendono stimolare alla riflessione e all’espressione delle proprie opinioni, ma non sono concepiti per una valutazione scientifica.

Nel frattempo oltre 1000 persone hanno espresso la loro opinione. Di seguito esponiamo il loro apprezzamento sulle attività di politica estera in discussione:

Elaborazione Questione 1

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Elaborazione Questione 2

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Elaborazione Questione 3

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Elaborazione Questione 4

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