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Relazioni bilaterali Svizzera - Sudan
La Svizzera ha assunto un ruolo attivo nell’Accordo di cessate il fuoco siglato nel 2002 tra il Governo sudanese e il Movimento di liberazione popolare del Sudan (Sudan People Liberation Movement). Sebbene il Paese goda di buone basi a livello economico, gli scambi commerciali e il volume degli investimenti tra i due Paesi sono contenuti. Nonostante l’Aiuto umanitario svizzero sia attivo al suo interno, il Sudan non rientra tra i Paesi prioritari della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).
Il Sudan, già Paese africano più esteso in termini di superficie, si è scisso in due il 9 luglio 2011, dopo il voto a favore dell’indipendenza espresso dalla popolazione del Sud.
Da anni la Svizzera è impegnata nell’aiuto umanitario e nelle operazioni di promozione della pace in Sudan, segnatamente nella regione del Darfur e in altre zone in rivolta. Tra le altre iniziative, la Svizzera ha promosso attivamente i negoziati di cessate il fuoco sfociati nell’Accordo internazionale (The Nuba Mountains Agreement) sottoscritto proprio su suolo svizzero il 19 gennaio 2002, che ha gettato le basi per il successivo Accordo globale di pace firmato nel 2005 tra il Governo del Sudan e il Movimento di liberazione popolare (SPLM).
Il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi è assai ridotto. Le relazioni commerciali tra la Svizzera e il Sudan hanno preso avvio negli anni 1950. La Svizzera importava cotone e arachidi ed esportava prodotti chimici, macchinari e orologi.
Il 24 ottobre 2002 i due Paesi hanno sottoscritto un nuovo Accordo concernente la promozione e la protezione degli investimenti, che ha sostituito il precedente, siglato nel 1974.
Il Sudan dispone di grosse riserve idriche e vaste superfici coltivabili nonché di notevoli risorse naturali (ad esempio giacimenti di petrolio e oro). Una serie di sanzioni internazionali e nazionali sono state imposte al Paese (da USA, UE, ONU). Conformemente ai propri accordi internazionali, la Svizzera applica le sanzioni dell’ONU.
La Svizzera è impegnata nella promozione dei diritti dell’uomo (ad esempio consolidando l’applicazione dei diritti dell’uomo in Sudan, segnatamente nel Darfur; collaborando a progetti di valorizzazione della donna), nella risoluzione di alcune questioni irrisolte tra il Sudan e il Sud Sudan dopo la secessione (in particolare la gestione del debito) e fornisce il suo contributo al “Darfur Community Peace and Stability Fund” (DCPSF).
La Svizzera è attiva tramite un programma di aiuto umanitario (sicurezza alimentare, mezzi di sostentamento, sanità, accesso all’acqua potabile, fognature, misure di protezione delle popolazioni civili sfollate). L’Aiuto umanitario svizzero collabora a vari progetti nel Darfur e nel Sud Kordofan.
I cittadini svizzeri residenti in Sudan sono circa 120, alcuni dei quali vi soggiornano da anni e sono in possesso della doppia cittadinanza. Gran parte dei rimanenti lavorano presso il CICR, le agenzie delle Nazioni Unite o le ONG.
Sin dal 1965 Charles Bonnet, archeologo e professore emerito dell’Università di Ginevra, è la figura guida di un team di specialisti svizzeri impegnati nell’esplorazione del deserto di Nubia al fine di meglio comprendere il passato storico del Sudan, in particolare i periodi che vanno dall’antichità alla preistoria.
Le relazioni bilaterali tra la Svizzera e il Sudan sono abbastanza recenti e si ispirano al ruolo assunto dal nostro Paese nella risoluzione delle controversie o nella promozione di norme internazionali nel settore umanitario.
La centenaria dipendenza del Sudan dall’Egitto si è conclusa nel 1956 con la fine del dominio congiunto di Regno Unito ed Egitto. Nello stesso anno la Svizzera ha riconosciuto il Paese e nel 1960 ha avviato delle relazioni diplomatiche. Un anno più tardi ha aperto un’Ambasciata a Khartum.
