La violenza domestica, un freno alla democratizzazione

Progetto concluso
Due donne dicutono con la psicologa di un centro d'ascolto
Discussione con la psicologa di un centro d’ascolto per le vittime di violenza domestica. © DSC DSC

La violenza domestica è una realtà preoccupante in Bolivia. Si tratta di un fenomeno che, oltre a lasciare strascichi a livello fisico e psicologico sulle vittime, ostacola anche il processo di democratizzazione e la lotta alla povertà. La DSC si impegna a contrastare la violenza nei confronti delle donne.

Paese/Regione Tema Periodo Budget
Bolivia
Governance
Diritti umani
Decentralizzazione
Diritti dell'uomo (diritti delle donne inclusi)
01.01.2013 - 31.12.2016
CHF 14'000'000

Secondo le statistiche ufficiali boliviane, sette donne su dieci subiscono una qualche forma di violenza all'interno del proprio nucleo familiare. Un rapporto pubblicato da UN Women rivela che la Bolivia è uno dei Paesi in cui le donne sono più svantaggiate per quanto riguarda l'istruzione e l'accesso ai servizi sanitari. È per questo che tali aspetti sono particolarmente importanti ai fini della riduzione delle disparità tra donne e uomini.

Salute, istruzione e diritto a una vita senza violenza
Migliorare l'accesso delle persone più svantaggiate ai servizi sanitari e all'istruzione; rafforzare il diritto delle donne a condurre una vita priva di violenza e a partecipare alla vita politica: sono queste le idee di fondo del programma della DSC in Bolivia dal titolo «Miglioramento dei servizi municipali».

I vari progetti si concentrano sulla regione andina e coinvolgono 120 comuni rurali e 15 città, in cui vivono circa 1 300 000 donne e 1 720 000 giovani. L'obiettivo è, tra l'altro, creare o potenziare 120 centri d'ascolto e di assistenza nonché altrettante reti da mettere a disposizione delle vittime di violenza domestica e attuare 200 iniziative per la promozione dell'uguaglianza tra donne e uomini davanti alla legge.

Progressi significativi a livello giuridico
Nella Costituzione dello Stato boliviano, ratificata nel 2009, i diritti delle donne sono esplicitamente riconosciuti in oltre 30 articoli. Di conseguenza, sono state promulgate numerose leggi volte a garantire l'uguaglianza tra i sessi. In particolare, la legge 1674 contro la violenza domestica ha trasformato un problema fino ad allora considerato privato in una questione di interesse pubblico. Questa legge definisce la politica dello Stato in materia di violenza domestica, sanzioni per i responsabili, protezione delle vittime e misure di prevenzione.
Dopo 11 anni di trattative in Parlamento, nel 2012 è stata inoltre ratificata una legge concernente le molestie e la violenza nei confronti delle donne che ricoprono funzioni pubbliche. La DSC, tramite le proprie organizzazioni partner, ha partecipato attivamente all'elaborazione e alla diffusione di tale legge. La presenza delle donne nelle alte funzioni municipali è aumentata in modo significativo (dal 19% nel 2004 al 43% nel 2010), ma le donne candidate ed elette in partiti e organizzazioni della società civile continuano a subire aggressioni verbali e fisiche che rimangono impunite. Questa violenza politica scoraggia le donne a impegnarsi in tale ambito e rappresenta quindi un grave deficit democratico.
Nonostante i notevoli progressi compiuti, finora le leggi adottate non sono sfociate in azioni concrete, anche perché certe pratiche culturali discriminatorie sono particolarmente radicate. Uno dei maggiori problemi è rappresentato dal fatto che gli uomini non si sentono chiamati in causa; da qui l’importanza di coinvolgerli nei processi di riflessione riguardanti il rapporto donna-uomo.

Gli uomini come alleati del cambiamento
Per combattere la violenza è indispensabile una trasformazione dei ruoli socialmente costruiti e, quindi, dei rapporti di potere.

Gli uomini devono essere coinvolti nel processo di riflessione sul loro ruolo e su quello delle donne nei vari ambiti della vita: familiare, economico, sociale, culturale e politico.
A tal fine, il programma della DSC propone un’attività di riflessione comune sulla costruzione della «mascolinità» e prevede, in base ad essa, l’elaborazione di procedure pratiche per realizzare una società più giusta ed equa. Affinché gli uomini possano contribuire attivamente alla trasformazione dei rapporti tra i sessi è necessario allearsi con loro a livello urbano, suburbano e rurale.

Per una cultura della non violenza
La DSC ha cercato di contribuire alla trasformazione delle mentalità legate a pratiche culturali discriminatorie. Nell'ambito della sua campagna di comunicazione «Per una cultura della non violenza» sono stati coinvolti 200 giornalisti boliviani (stampa, radio, televisione, Internet) per informare e mobilitare la popolazione. Uno degli obiettivi era incoraggiare i governi locali a creare o a migliorare i meccanismi della lotta contro la violenza, della prevenzione e dell'amministrazione della giustizia.