«Le elezioni del 19 novembre 2013 segnano una tappa importante nel processo di pace in corso in Nepal»

Articolo, 18.11.2013

Il 19 novembre 2013 si terranno in Nepal le elezioni per una nuova Assemblea costituente. Da anni il Nepal riveste un ruolo prioritario nella cooperazione allo sviluppo della Svizzera. La presenza svizzera in questo Stato risale agli anni 1950. Nel periodo più recente la Svizzera ha concentrato il suo impegno sulla promozione del processo di pace e dello Stato di diritto. L’ambasciatore Urs Herren spiega in questa intervista le ragioni e le modalità dell’impegno svizzero a favore di un sistema politico duraturo in Nepal.

La Svizzera si impegna in Nepal da una cinquantina d’anni. Dopo il culmine della rivolta armata guidata dai ribelli maoisti contro lo Stato monarchico nel 2004, la DSC e la Divisione Sicurezza umana (DSU) hanno ripensato il loro impegno, dando maggiore rilievo alla promozione della pace e al rafforzamento della governance, a fianco delle altre attività nei settori dell’agricoltura, della costruzione di strade e ponti e della formazione professionale. Nel 2013 il programma complessivo attuato dalla Svizzera ammonta a quasi 40 milioni di franchi svizzeri.

Urs Herren è ambasciatore in Nepal e responsabile del coordinamento dell’impegno svizzero dalla metà di agosto 2013. In vista delle elezioni nepalesi del 19 novembre, l’ambasciatore spiega le ragioni e le modalità dell’impegno svizzero per l’instaurazione di un sistema politico duraturo in Nepal.

Nel 2006 è stato siglato un trattato di pace che ha posto fine a una guerra civile decennale tra ribelli maoisti e Governo nepalese. Con la partecipazione del partito maoista, nel 2008 il Nepal ha eletto una prima Assemblea costituente che ha abolito la monarchia, proclamato la Repubblica federale democratica del Nepal e definito una costituzione provvisoria. In seguito al mancato accordo tra i partiti sulla proposta di costituzione, la prima Assemblea costituente è stata sciolta senza il conseguimento di un risultato. La costituzione provvisoria del 2008 è tuttavia rimasta in vigore e nella primavera del 2013 è stato nominato un governo tecnocratico transitorio che ha preparato le prossime elezioni. La seconda Assemblea costituente che nascerà da queste elezioni avrà il compito di varare una nuova costituzione e, nella sua funzione di Parlamento per i prossimi quattro anni, sarà chiamata anche a eleggere un nuovo Governo.

Intervista con l’ambasciatore Urs Herren

Che importanza rivestono le elezioni del 19 novembre 2013 in Nepal e qual è il ruolo di sostegno svolto dalla Svizzera?
Le elezioni del 19 novembre segnano naturalmente una tappa importante nel processo di pace ancora in corso e ai fini di un riassetto politico del Paese. Insieme a tutta la comunità internazionale, la Svizzera ha esercitato pressione affinché le elezioni avessero realmente luogo e il Nepal potesse avere di nuovo un Parlamento e un Governo democraticamente eletto.
In concreto, la Svizzera ha partecipato direttamente ai preparativi e al finanziamento delle elezioni tramite il «Nepal Peace Trust Fund», che è sostenuto da numerosi donatori internazionali e dal Governo nepalese. Pertanto, a livello tecnico le elezioni sono state ben preparate e la lista elettorale è affidabile e ben documentata. La Svizzera invierà inoltre degli esperti nell’ambito della missione di osservazione elettorale dell’UE.

Da quando la Svizzera concentra il proprio impegno in Nepal sulla promozione della pace e dello Stato di diritto e per quale ragione?
Con l’inasprimento del conflitto tra i ribelli maoisti e lo Stato monarchico intorno al 2003, l’attività di promozione della pace e il rafforzamento della governance hanno assunto un ruolo sempre più prioritario nell’impegno svizzero. Dall’analisi del conflitto è emerso che, oltre a una dimensione politica (monarchia autocratica abolita dal Parlamento nel 2005, guerra civile senza prospettiva di trattative di pace) esisteva anche una dimensione sociale, ossia l’esclusione della maggioranza della popolazione dallo sviluppo economico e sociale. La Svizzera ha quindi deciso che il suo lavoro deve abbracciare entrambi questi aspetti per concorrere alla pace e allo sviluppo del Paese. La Svizzera ha contribuito all’avvicinamento tra i partiti e i ribelli maoisti e dal 2006 appoggia l’attuazione delle misure stipulate nell’accordo di pace. Sempre dal 2006, la DSC e la DSU hanno formulato strategie comuni per la loro attività in Nepal. L’attuale strategia 2013–2017 ha lo scopo di assistere il Nepal nell’instaurazione di uno Stato democratico in grado di garantire la sicurezza dei cittadini e il rispetto dei diritti dell’uomo nonché di consentire la partecipazione di tutti i gruppi della popolazione allo sviluppo economico e sociale.

In che modo la Svizzera sostiene la promozione della pace in Nepal e quali risultati ha raggiunto?
In seguito alla stipulazione del trattato di pace del 2006 è fondamentale evitare il riaccendersi di violenze politiche e indicare vie per una soluzione pacifica del conflitto. Tramite un sostanziale contributo della DSC al «Nepal Peace Trust Fund», la Svizzera ha sostenuto la smobilitazione dei combattenti maoisti e la ricostruzione dell’infrastruttura di sicurezza (ad es. le stazioni di polizia). Un altro elemento importante è la piattaforma «Nepal Transition to Peace» (NTTP) creata dalla Svizzera, che promuove l’intervento di personalità riconosciute nelle azioni di intermediazione. Recentemente, ad esempio, i mediatori del NTTP hanno cercato di coinvolgere nel processo elettorale i partiti dissidenti che ora invocano il boicottaggio delle elezioni del 19 novembre.

Altrettanto fondamentale è il sostegno da parte delle organizzazioni locali di difesa dei diritti dell’uomo che documentano le violazioni di tali diritti e avviano cause dinanzi ai tribunali nazionali o alla Commissione internazionale dell’ONU per i diritti dell’uomo. Questa è una condizione importante per avviare indagini sui crimini commessi da entrambe le parti durante il conflitto, anche tramite una «Truth and Reconciliation Commission», in base alle disposizioni previste dall’accordo di pace ma non ancora applicate. La Svizzera contribuisce altresì a migliorare l’organizzazione di associazioni per le vittime della guerra in Nepal.
Un obiettivo significativo sia dell’accordo di pace sia della società è una nuova costituzione democratica e federale. Nel corso degli anni la Svizzera ha offerto consulenza a politici e cittadini in materia di federalismo. Grazie al suo intervento, oggi la società ha una consapevolezza più ampia e profonda riguardo alla necessità di consentire la partecipazione di tutti i gruppi etnici e regionali e delle caste al processo politico e allo sviluppo economico.

In che modo la Svizzera promuove la costruzione di uno Stato democratico e una buona amministrazione governativa in Nepal?
Uno Stato legittimo è innanzi tutto uno Stato che coinvolge i cittadini in decisioni relative, ad esempio, all’utilizzo delle risorse nei servizi statali, che prende decisioni trasparenti, eque e comprensibili e in cui la politica e l’amministrazione sono chiamate a render conto ai cittadini. In quest’ottica, già molto tempo prima del conflitto la Svizzera ha promosso il decentramento e operato per il rafforzamento dell’amministrazione locale e della collaborazione tra cittadini e Stato. I programmi in corso promuovono ad esempio l’elaborazione partecipativa e pubblica di piani di sviluppo e budget a livello comunale e distrettuale o sostengono gli attori locali nella costruzione di strade e ponti, nello sfruttamento delle risorse forestali e nell’agricoltura.

L’immagine straordinariamente positiva della Svizzera e del suo lavoro in Nepal deriva perlopiù dal fatto che tutte le nostre attività presso la popolazione e l’amministrazione nepalese sono percepite come apartitiche. Al contempo il Nepal riconosce che la Svizzera presta spesso attenzione ai gruppi emarginati e discriminati, incluse le donne, coinvolgendoli e dando loro voce in capitolo. I principi svizzeri del coinvolgimento di tutti i cittadini e della parità di trattamento sono stati integrati anche nelle «Basic Operation Guidelines» sottoscritte da pressoché tutti i donatori in Nepal. Questi principi, che hanno formato la base per l’accesso sistematico ai nostri gruppi target così come per la sicurezza dei nostri collaboratori e partner persino al culmine del conflitto, rimangono l’elemento centrale per una collaborazione proficua nel processo di pace ancora in corso e per uno sviluppo economico e politico duraturo del Nepal.

50 anni di partenariato

Dal primo accordo sulla cooperazione tecnica del 1959 a oggi l'impegno della Svizzera in Nepal ha continuato ad adeguarsi ai costanti mutamenti sociali e politici. Nel 2013 il costo del programma della Svizzera ammonta a quasi 40 milioni di franchi. Oltre alla promozione della pace e della democrazia la Svizzera s'impegna nei seguenti ambiti.

  • Formazione professionale e istruzione: fino al 2013 circa 50’000 giovani hanno trovato un'attività lucrativa grazie all'«Employment Fund» fondato dalla Svizzera. 
  • Costruzione di strade: fino al 2009 la Svizzera ha sostenuto la costruzione di oltre 100 km di strade. Oltre allo sviluppo economico e alla partecipazione sociale la costruzione di strade ha generato anche posti di lavoro pari a circa due milioni di giorni nelle regioni rurali.
  • Ponti: nel 2013 il Nepal ha festeggiato l'inaugurazione del 5’000° ponte tra Okhaldhunga e Khotang. I ponti vengono attraversati giornalmente da oltre 800’000 persone e 100’000 animali. 
  • Progetti nell'ambito dell'economia forestale e rurale

Rapporto: 50 anni di partenariato Svizzera - Nepal (en)