London Conference on Afghanistan

Articolo, 03.12.2014

Speranze e sfide per l’Afghanistan

Attiva in Afghanistan nel rafforzamento delle pratiche di buongoverno e nel miglioramento delle condizioni di vita dei gruppi più disagiati, la Svizzera intende portare avanti e intensificare il proprio impegno dopo il ritiro delle truppe NATO alla fine dell’anno. Le sfide, tuttavia, sono numerose.

Un’elettrice mostra il suo indice sinistro inchiostro colorato dopo che ha votato.
L’Afghanistan ha eletto durante la scorsa estate in modo pacifico e democratico un nuovo presidente, la situazione politica tuttavia resta tesa. © TLO Afghanistan

La Svizzera resterà un importante attore della cooperazione in Afghanistan anche dopo il ritiro della Forza internazionale di assistenza e sicurezza (International Security Assistance Force, ISAF) sotto l’egida della NATO previsto per la fine dell’anno. È il messaggio che ha trasmesso a Londra all'inizio del mese di dicembre 2014 durante una conferenza internazionale dedicata al processo di ricostruzione dell’Afghanistan.

Dalla caduta del regime dei talebani nel 2002, la DSC si concentra, nelle proprie attività di cooperazione in Afghanistan, sul rafforzamento delle strutture statali decentralizzate e della partecipazione dei cittadini agli affari pubblici oltre che sul rispetto dei diritti dell’uomo e il miglioramento delle condizione di vita delle persone più disagiate, soprattutto nelle zone rurali. Questi assi di intervento prioritari resteranno all’ordine del giorno e contribuiranno direttamente al «Decennio della trasformazione» (2015-2024) decretato dal Governo afghano e dai Paesi donatori.

La partenza delle truppe della NATO apre nuovi orizzonti per l’Afghanistan, ma presenta anche grandi sfide. Il Paese ha eletto durante la scorsa estate in modo pacifico e democratico un nuovo presidente, la situazione politica tuttavia resta tesa. La presenza della DSC in Afghanistan risponde alla volontà della Svizzera di offrire il proprio aiuto soprattutto in contesti fragili. Come spiega il capo dell’Ufficio di cooperazione svizzero a Kabul, Marianne Huber, ciò implica  una rigorosa vigilanza in loco sulla distribuzione degli aiuti internazionali.

 

Intervista pubblicata sulla rivista Un solo mondo 4/2014

 «Quale futuro attende l’Afghanistan?» (PDF, Numero pagine 3, 491.1 kB, Italiano)