«Ho deciso di battermi per il bene di migliaia di minatori»

Articolo, 16.05.2014

Percepiti inizialmente come delinquenti, e quindi perseguitati, i minatori si sono poco a poco organizzati per difendere i propri diritti. Testimonianza di Oidov Tsetsegmaa, direttrice generale della Federazione di coordinamento dei minatori artigianali.

Oidov Tsetsegmaa mostra opere d’artigianato in pietra scolpite da minatori.

«Quando ho terminato gli studi universitari e mi sono diplomata come esperta contabile, non avrei mai immaginato che un giorno avrei lavorato nel campo dell’estrazione mineraria», racconta la quarantenne Oidov Tsetsegmaa. Il reddito conseguito dall’attività svolta per la Federazione di coordinamento dei minatori artigianali permette alla donna di finanziare la scuola e gli studi dei tre figli.

Oidov Tsetsegmaa intraprende questa professione nel 2007, in un periodo in cui sia lei sia il marito sono senza lavoro. Un anno più tardi lancia un appello ai minatori per esortarli a organizzarsi al fine di tutelare i propri diritti e interessi. «I minatori sono stati spesso vittime di discriminazioni a causa dell’assenza di una disciplina legale della loro attività», spiega la signora Tsetsegmaa, che aggiunge: «Nel 2008 ho avuto l’opportunità di assistere a una riunione organizzata congiuntamente dalle autorità mongole competenti in materia di risorse minerarie e dai responsabili del progetto di estrazione mineraria artigianale sostenibile (SAM) della DSC. Ne sono uscita motivata e, tramite una televisione locale, ho chiamato immediatamente a raccolta i minatori. Siamo riusciti riunire circa 150 persone».

La voce dei minatori
Al fine di risolvere i problemi di accesso ai terreni d’estrazione e per ottenere il riconoscimento formale della loro attività, alcuni minatori fondano un’ONG che diventa rapidamente un’organizzazione di coordinamento e conta oggi 500 membri. «Dopo più di vent’anni di indifferenza, i minatori avevano per la prima volta l’impressione che il loro punto di vista fosse preso in considerazione e di essere trattati come cittadini», ricorda l’iniziatrice.

«Dopo la creazione della nostra ONG, abbiamo avviato una stretta collaborazione con il progetto SAM della DSC, partecipando alle formazioni e ai laboratori proposti. Nel quadro del nostro impegno politico, di discussioni sulle disposizioni di legge, di dibattiti televisivi, di conferenze stampa e di forum nazionali, abbiamo potuto condividere esperienze e informazioni con altre ONG che si occupano delle stesse questioni», racconta Oidov Tsetsegmaa.

Tsetsegmaa mentre parla al microfono, affiancata da altre quattro persone
Oidov Tsetsegmaa difende gli interessi dei minatori su piccola scala in occasione di una conferenza stampa. © DSC

Organizzazione a livello nazionale
«Poco a poco, mi sono resa conto dell’importanza di creare un’associazione nazionale nel campo dello sfruttamento minerario artigianale sostenibile, che ci permettesse di far valere all’unisono i nostri diritti». A fine 2012, alcuni leader guidati da Oidov Tsetsegmaa hanno creato un gruppo di lavoro finalizzato all’istituzione della Federazione di coordinamento dei minatori artigianali. La Federazione ha visto la luce nel 2013, dopo una maratona di oltre 13 000 chilometri per presentare il progetto a circa 3200 minatori, e Oidov Tsetsegmaa ne è stata nominata direttrice generale. Oggi, la donna rappresenta gli interessi dei minatori artigianali presso i parlamentari e i ministri mongoli e negozia i contratti di accesso ai terreni d’estrazione con le autorità locali e le grandi società minerarie private coinvolte nello sfruttamento del sottosuolo mongolo. I minatori sono organizzati sempre meglio e riescono finalmente a far sentire la loro voce. «Sembra incredibile che persone prima emarginate e trattate come criminali abbiano ora dei leader che le rappresentano a livello politico. Tutto ciò mi ha incoraggiato e ho deciso di battermi con ancora maggiore determinazione per il bene di migliaia di minatori mongoli», conclude Oidov Tsetsegmaa.

Informazioni supplementari

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