Promozione della democrazia nei Paesi in via di sviluppo: un impegno inutile?

Articolo, 11.05.2017

L’11 maggio 2017, nel quadro dell’iniziativa Democrazia senza frontiere lanciata dal consigliere federale Burkhalter, all’Università di Zurigo ha avuto luogo un incontro dal titolo «Promozione della democrazia nei Paesi in via di sviluppo: un impegno inutile?» Organizzato in collaborazione con il Polo di ricerca nazionale (PRN) Democrazia, l’incontro ha suscitato un grande interesse. Dopo la relazione dell’ambasciatore Thomas Greminger si è svolta una tavola rotonda che ha visto coinvolti rappresentanti del mondo scientifico e membri di ONG e think tank.

Il prof. Daniel Kübler e l’ambasciatore Thomas Greminger parlano, in piedi, con due partecipanti alla tavola rotonda nell’aula magna dell’Università di Zurigo.
Daniel Kübler e Thomas Greminger mentre parlano con due partecipanti alla tavola rotonda, Tina Freyburg (sinistra) e Julia Leininger. © DSC

Nessuno schema predefinito 

Nella sua relazione l’ambasciatore Thomas Greminger ha spiegato i motivi dell’impegno della Svizzera nel campo della promozione della democrazia.

Oltre a rispettare il mandato costituzionale, che impone di agire in questo senso, in primo piano si vuole mettere il valore stesso della democrazia. Le persone devono avere il diritto di autogovernarsi e di partecipare al processo decisionale. Per essere efficaci però gli interventi degli Stati occidentali – in questo caso la Svizzera – non devono basarsi su modelli o schemi predefiniti. A seconda della situazione e del Paese è necessario individuare soluzioni su misura che portino allo sviluppo di istituzioni democratiche adeguate al contesto. 

A seguito delle primavere arabe la Svizzera ha per esempio sostenuto la Tunisia nella costruzione di un’infrastruttura elettorale e nella professionalizzazione di alcune radio locali in modo da migliorare il livello di informazione. Secondo l’ambasciatore Greminger, nello Stato nordafricano si possono già individuare tendenze positive, che vanno nella giusta direzione. Decisiva per il processo di promozione della democrazia è comunque la volontà del Governo o della popolazione. 

«Non si tratta di deporre regimi autoritari» 

«Siamo convinti che la democrazia sia importante anche sul piano dello sviluppo sostenibile», così ha risposto Greminger alla domanda del moderatore in merito ai vantaggi per il contribuente del lavoro fatto dalla Svizzera per promuovere la democrazia. In concreto, ciò significa un impegno sostanziale e a lungo termine, ha sottolineato Felix Knüpling dell’organizzazione Forum of Federations. La professoressa Tina Freyburg dell’Università di San Gallo ha invece attirato l’attenzione sul fatto che non si tratta di deporre regimi autoritari, bensì di sostenere singoli Paesi già pronti ad avviare un processo di trasformazione verso la democrazia. 

Nessuna garanzia di successo 

Il pubblico ha seguito la conferenza e la tavola rotonda con grande interesse e alla fine ha rivolto alle partecipanti e ai partecipanti molte domande, tra l’altro sulle cause del declino della democrazia in Turchia. Proprio Stati laici, che escludono la religione dello spazio pubblico, rischiano più di altri un’involuzione verso forme autocratiche, ha osservato Julia Leininger dell’Istituto tedesco di politica di sviluppo (Deutsches Institut für Entwicklungspolitik). In linea di massima, comunque, bisogna sempre ricordare che le misure di democratizzazione non hanno alcuna garanzia di successo. 

Le sfide per la democrazia nel XXI secolo 

L’incontro si è svolto nell’ambito di una serie di eventi dedicati al tema «Globalizzazione, mediatizzazione e populismo: sfide per la democrazia nel XXI secolo» e ha segnato la conclusione del programma di ricerca portato avanti dal PRN Democrazia. Obiettivo del ciclo di conferenze era stimolare una discussione sulle sfide che la globalizzazione, la mediatizzazione e il populismo lanciano alla democrazia in modo da dare a questo tema maggiore risonanza raggiungendo un ampio pubblico.