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ComunicazioniPubblicato il 11 agosto 2025

Il Patto di Locarno: la stabilizzazione della pace in Europa dopo la Prima guerra mondiale

Nel 1925 Locarno finì al centro della scena internazionale: è infatti qui che si svolsero, tra il 5 e il 16 ottobre, i negoziati che sfociarono nel Patto di Locarno, un insieme di sette accordi di diritto internazionale volti a stabilizzare la pace in Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Il ruolo della Svizzera in veste di Paese ospite neutrale fu di cruciale importanza. Con i suoi buoni uffici creò i presupposti per un riavvicinamento tra gli ex belligeranti.

Fotografia in bianco e nero scattata durante i negoziati del Patto di Locarno.

Dopo la Prima guerra mondiale l’Europa era un continente devastato. La Germania si era arresa nel 1918 dopo quattro anni di guerra. Il Trattato di Versailles del 1919 aveva posto formalmente fine al conflitto, ma le relazioni della Germania con i suoi Paesi limitrofi, in particolare con la Francia e il Belgio a ovest, erano segnate da profondi risentimenti, richieste di risarcimento e perdite territoriali. Queste tensioni rischiavano di favorire lo scoppio di nuovi conflitti. La reintegrazione della Germania in Europa nel rispetto del Trattato di Versailles richiedeva ulteriori passi.

In questo contesto, Locarno venne consapevolmente scelta dagli organizzatori – Francia, Germania e Gran Bretagna – come sede della conferenza. La città di lingua italiana nel Sud della Svizzera non era stata né teatro di battaglie né parte di un centro di potere imperiale: era neutrale, affascinante e ospitale. Il diplomatico Miles Lampson, all’epoca membro della delegazione britannica, descrisse Locarno come «più italiana che svizzera, incastonata tra alte vette e il lago – semplicemente meravigliosa». Era un luogo in cui la riconciliazione sembrava possibile.

Una svolta diplomatica

I negoziati, a cui parteciparono sette Stati – Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Polonia – riguardavano sette diversi accordi e miravano a far progredire una diplomazia pragmatica e orientata alla ricerca di soluzioni, alimentata dal desiderio di riconquistare la fiducia, promuovere la stabilità e, in ultima analisi, garantire la pace.

Il Patto renano fu al centro delle trattative: la Germania accettò il confine occidentale con la Francia e il Belgio – rinunciando così anche all’Alsazia – e si impegnò a risolvere le controversie solo con mezzi pacifici. Gran Bretagna e Italia funsero da potenze garanti. Vennero inoltre firmati vari accordi di arbitrato tra la Germania e i suoi Paesi limitrofi, che avrebbero dovuto consentire un approccio istituzionalizzato ai futuri conflitti. Il segnale era chiaro: l’Europa non doveva più essere segnata da scontri, ma plasmata dalla cooperazione. Venne suggellata la rinuncia all’uso della forza, tranne che per autodifesa, e i partecipanti si dichiararono a favore del multilateralismo.

Una promessa di pace in Europa

Formalmente il Patto di Locarno venne firmato a Londra il 1° dicembre 1925, ma la vera svolta diplomatica era avvenuta nella città svizzera, nelle sale del Palazzo del Pretorio e durante gli incontri non ufficiali al Grand Hotel Locarno, dove le delegazioni avevano discusso, litigato ed erano infine giunte a un’intesa. I sette singoli accordi che componevano il Patto di Locarno furono firmati già il 16 ottobre 1925 nel Palazzo del Pretorio della città dai rappresentanti di Germania (Gustav Stresemann), Belgio (Emile Vandervelde), Francia (Aristide Briand), Gran Bretagna (Austen Chamberlain), Italia (Vittorio Scialoja, Benito Mussolini), Polonia (Aleksander Skrzyński) e Cecoslovacchia (Edvard Beneš).

Esterno del Grand Hotel Locarno.

Lo storico britannico A.J.P. Taylor affermò in seguito: «La firma del Patto di Locarno pose fine alla Prima guerra mondiale. Il suo rifiuto, undici anni dopo, segnò l’inizio della Seconda». In effetti, questo Patto fu visto come il punto di partenza di un decennio più pacifico, che si concluse tuttavia bruscamente nel 1936 con la rimilitarizzazione della Renania da parte della Germania nazionalsocialista. Nonostante il suo fallimento, il Patto di Locarno è un simbolo di speranza. I firmatari Gustav Stresemann, Aristide Briand e Austen Chamberlain furono insigniti del Premio Nobel per la pace nel 1926, un atto emblematico per rendere omaggio a una politica improntata sul dialogo.

Fotografia in bianco e nero di Gustav Stresemann, Austen Chamberlain e Aristide Briand seduti accanto a un tavolo.

Promozione della pace nel ruolo di Stato ospite

Il fatto che Locarno sia potuta diventare il teatro di questa intesa è indissolubilmente legato alla neutralità della Svizzera. Privo di ambizioni imperialistiche, il nostro Paese riuniva i requisiti necessari per portare attori internazionali al tavolo dei negoziati. La scelta di Locarno rappresentò quindi anche un’espressione di fiducia nei confronti del ruolo della Svizzera e della sua politica estera, che faceva della mediazione, del dialogo e della stabilità i suoi capisaldi.

Questa tradizione continua ancora oggi: la Svizzera offre i suoi buoni uffici in numerosi processi di mediazione internazionali, dall’America Latina all’Africa e all’Asia. Gli eventi del 1925 sono un primo esempio di come la politica di Stato ospite e l’imparzialità possano facilitare il raggiungimento di soluzioni di pace concrete.

I buoni uffici sono più che mai attuali

Il Patto di Locarno era più di un insieme di accordi diplomatici: era un impegno per un’intesa comune. Anche se alla fine non riuscì a garantire una pace duratura, inviò tuttavia un segnale forte: l’ostilità può essere superata se si crea fiducia.

All’epoca, la Svizzera sfruttò il suo ruolo di Stato ospite per creare uno spazio di comprensione reciproca. Ancora oggi, una politica estera neutrale e di mediazione è più che mai importante e attuale in un’epoca di crescenti tensioni geopolitiche, e continua a essere un pilastro centrale della promozione della pace ad opera della Svizzera in tutto il mondo.

I 100 anni del Patto di Locarno

In occasione del centenario della conferenza, la città di Locarno rende omaggio alla sua eredità diplomatica con un ricco programma di eventi. Gli incontri culturali fanno luce non solo sugli eventi storici, ma anche sulla loro importanza per il presente.

Particolare attenzione sarà rivolta alla riapertura del Grand Hotel Locarno nel 2026, che dopo un’ampia ristrutturazione tornerà a essere un luogo di incontro, un «monumento vivente al dialogo». In questo modo, la Storia non viene solo ricordata, ma continua a essere scritta.

Locarno città della pace

Comunicazione DFAE