La sindaca di Uster Barbara Thalmann: «La politica locale non si svolge in modo isolato»
In seno al Consiglio d’Europa, la sindaca di Uster Barbara Thalmann rappresenta la prospettiva dei Comuni: vicinanza alla popolazione, carattere pragmatico e improntato al federalismo. Nell’intervista ci parla di democrazia comunale, coesione sociale e del motivo per cui città come Uster possono fornire importanti impulsi al dialogo in Europa.

Il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa (CPLRE) è un’assemblea che tematizza a livello europeo le esigenze, le sfide e le esperienze dei Comuni e delle Regioni sia in Svizzera che negli altri Paesi. Con la sua delegazione, la Svizzera contribuisce attivamente alla costruzione di una democrazia locale forte e inclusiva.
In qualità di organo consultivo del Consiglio d’Europa, il CPLRE – fondato nel 1994 – si occupa della promozione della democrazia a livello locale e regionale. Verifica il rispetto della Carta europea dell’autonomia locale, monitora le elezioni locali e regionali e svolge attività tematiche, in particolare nei settori della gioventù e del buongoverno locale. La Svizzera, membro del Consiglio d’Europa dal 1963, ha ratificato la Carta europea dell’autonomia locale il 17 febbraio 2005.
La ripartizione dei compiti tra Confederazione, Cantoni e Città riveste grande importanza in Svizzera. Che significato ha il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa per Lei e per la Sua città in generale?
Il Congresso è un ottimo esempio di come la politica funzioni alla base, là dove le persone vivono, risiedono e lavorano. Riunisce sindache e sindaci oltre che esponenti politici locali e regionali di tutta Europa che, per esperienza diretta, sanno quale impatto hanno le decisioni politiche sulla vita quotidiana.
Al centro vi è il dialogo su diversi temi concreti. Siamo noi, le autorità locali, a dover spesso trovare soluzioni immediate per le questioni che preoccupano la gente. Allo stesso tempo, sono sempre più consapevole del fatto che la politica locale non si svolge in modo isolato, ma fa parte di un tessuto democratico più ampio, in cui Comuni e Città svolgono un ruolo centrale e indispensabile.
Per me, personalmente, questo scambio è fondamentale. Nella mia città non posso confrontarmi con nessuno sul ruolo di sindaco o presidente del consiglio comunale.
Lei è membro dell’Associazione dei presidenti dei consigli comunali del distretto di Uster. Nell’ambito dell’Unione delle città svizzere incontra inoltre regolarmente sindache e sindaci di città di tutta la Svizzera. Quanto è importante mantenere questo scambio a livello di Città e Comuni di una regione?
Per me, personalmente, questo scambio è fondamentale. Nella mia città non posso confrontarmi con nessuno sul ruolo di sindaco o presidente del consiglio comunale. Sentire quali sono le questioni che preoccupano colleghe e colleghi, quali le loro gioie e soddisfazioni, i loro temi e progetti, è quindi sempre positivo. Mi stupisco anche di quanto siano simili, in fondo, i nostri uffici, e di come siano organizzati in modo diverso a seconda delle circostanze.
Il Suo mandato offre a Uster maggiore visibilità, nuove reti e la possibilità di far confluire direttamente nella politica comunale gli impulsi provenienti dall’Europa. Come si esplica ciò concretamente nella vita quotidiana?
Siedo nel Congresso da troppo poco tempo per poter trarre conclusioni su effetti concreti. A lungo termine, tuttavia, potrebbero nascere canali di scambio o collaborazioni con altre città europee. Questo offre a Uster l’opportunità di imparare dalle esperienze positive di altre città e, allo stesso tempo, di fornire contributi a livello europeo con i propri punti di forza e le proprie idee.
Lei è la «madrina di quartiere» di Nänikon e Werrikon. Le realtà di questi piccoli quartieri rivestono un ruolo anche nell’ambito del Suo lavoro in seno al Congresso?
Assolutamente sì. Proprio quartieri piccoli come Nänikon e Werrikon influenzano fortemente la mia visione politica. In passato entrambi Comuni civili autonomi, conservano ancora oggi una forte identità locale e sono caratterizzati da una vita associativa dinamica. Sebbene Nänikon e Werrikon facciano ora parte della Città di Uster, sperimentiamo in prima persona quanto siano importanti la vicinanza, la partecipazione attiva e l’impegno personale per una comunità vivace.
Questo dimostra un principio fondamentale: la democrazia e la coesione sociale non nascono in modo astratto su larga scala, bensì là dove le persone vivono insieme, si impegnano e si assumono responsabilità.
A mio avviso, un federalismo ben organizzato può funzionare ovunque. A contare non sono però solo le strutture, ma anche e soprattutto le persone.
A livello europeo si pongono in fondo domande simili a quelle di cui da secoli ci occupiamo in Svizzera: quali compiti devono essere risolti insieme e quali decisioni devono essere prese il più vicino possibile alle persone? Il nostro sistema federale dimostra che entrambe le cose sono possibili: cooperazione e autonomia locale.
Le esperienze di Nänikon e Werrikon mi ricordano continuamente che la democrazia è più credibile quando le persone vengono coinvolte e si sentono legate al loro ambiente. È proprio questa visione che mi accompagna nel lavoro in seno al Congresso.
Lei è membro della Commissione per l’inclusione sociale del Congresso. La povertà urbana e la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili sono questioni sempre più impellenti nelle agglomerazioni urbane in Svizzera. Uster rappresenta un banco di prova adatto per testare soluzioni applicabili a livello europeo?
Grazie alle dimensioni contenute della nostra città, che conta circa 38 000 abitanti e dove le distanze sono brevi, abbiamo molte opportunità di realizzare progetti sociali e inclusivi.
E da qui possiamo trarre anche un importante spunto per tutta l’Europa: molti Comuni hanno fondamentalmente il potenziale necessario per fungere da «laboratori di soluzioni», a patto che siano dotati dei necessari strumenti decisionali, di un sufficiente margine di manovra e delle relative competenze finanziarie.
A mio avviso, un federalismo ben organizzato può funzionare ovunque. A contare non sono però solo le strutture, ma anche e soprattutto le persone: personalità impegnate che dedicano tempo ed energie al proprio Comune, che mostrano la volontà di cambiare le cose e godono della fiducia della popolazione.
Questo bagaglio di esperienze rende la prassi a livello comunale molto preziosa per il dialogo europeo.
Quali ulteriori impulsi apporta una città come Uster al Congresso?
Il nostro impegno quotidiano a Uster riguarda ogni ambito della vita: alloggi, occupazione, scuole, attività per il tempo libero – come sport e cultura – e un’ampia offerta di iniziative per bambini, famiglie e anziani. In poche parole: luoghi di incontro utilizzati e apprezzati da un’ampia fascia della popolazione.
Altrettanto importanti sono le offerte di sostegno per le persone che necessitano di aiuto per motivi finanziari, di salute o sociali.
Una città come Uster porta al Congresso la prospettiva dell’attuazione pratica: come vengono realizzati concretamente gli obiettivi politici nella vita quotidiana, con risorse limitate, esigenze diverse ed elevate aspettative in termini di qualità e affidabilità. Inoltre, in una città si vede bene l’impatto di fenomeni sociali importanti come l’integrazione, il cambiamento demografico o l’adattamento ai cambiamenti climatici, e come questi possano essere affrontati a livello locale. A mio avviso, questo bagaglio di esperienze rende la prassi a livello comunale molto preziosa per il dialogo europeo.
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