Quadro giuridico e istituzionale

Tutti questi accordi si basano sulla cooperazione internazionale di tipo classico, pertanto, sottoscrivendoli, le parti non hanno trasferito competenze legislative e decisionali a favore di un’istanza sovranazionale. Ogni parte contraente è responsabile della corretta attuazione degli accordi sul proprio territorio. Rappresenta un’eccezione il rispetto delle norme sulla concorrenza nel settore del trasporto aereo: il controllo e l’attuazione di queste ultime competono infatti alla Commissione europea e alla Corte di giustizia dell’UE, tranne per quanto concerne gli aiuti statali.

Gli Accordi bilaterali si fondano o sull’equivalenza delle legislazioni (come nel caso dell’Accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio o dell’Accordo relativo agli appalti pubblici) o sull’adozione (alla lettera) dell’acquis UE (per esempio gli accordi sul traffico aereo e Schengen/Dublino). Gli Accordi di cooperazione disciplinano la collaborazione nell’ambito dei programmi e delle agenzie dell’UE.

I Comitati misti, al cui interno sono rappresentate entrambe le parti con i medesimi diritti, sono incaricati di gestire e sviluppare ulteriormente gli accordi. Verificano inoltre il buon funzionamento degli accordi e fungono da piattaforma per lo scambio di informazioni e per le consultazioni o il dialogo tra le parti, che vi si possono rivolgere in caso di divergenze. All’interno dei Comitati misti, le decisioni sono prese all’unanimità. I Comitati misti, tuttavia, godono di poteri decisionali limitati ai casi contemplati dagli accordi. Per quanto riguarda la Svizzera, è di norma il Consiglio federale che prende le decisioni, sulla base di una delega di competenze approvata dalle Camere federali. I Comitati misti possono, ad esempio, decidere di modificare gli allegati degli accordi i cui contenuti sono di natura tecnica (come nel caso di liste di legislazioni, di autorità o di prodotti). Eventuali modifiche delle disposizioni degli accordi, e in particolare l’introduzione di nuovi obblighi in capo alle parti contraenti, devono essere approvate seguendo le rispettive procedure interne in vigore presso le parti.

I Comitati misti competenti per gli Accordi di associazione a Schengen e a Dublino presentano un carattere specifico in quanto svolgono una doppia funzione: da un lato sorvegliano la corretta attuazione degli accordi e, dall’altro, provvedono all’ulteriore sviluppo della normativa Schengen/Dublino. Per l’espletamento di questa seconda funzione, i Comitati misti si riuniscono a vari livelli (esperti, alti funzionari e ministri).

Gli Accordi bilaterali possono essere emendati unicamente con il consenso delle parti: pertanto il loro contenuto non può essere modificato automaticamente. Per quanto concerne gli Accordi che si fondano sull’equivalenza delle legislazioni, spesso entrambe le parti hanno l’interesse a mantenere la parità legislativa anche in caso di evoluzione delle rispettive normative. Per garantire pari condizioni di concorrenza è generalmente necessario recepire gli sviluppi del diritto comunitario nell’ambito di applicazione di un accordo specifico (p. es. tramite l’eliminazione di ostacoli tecnici al commercio). Inoltre, le parti hanno interesse a mantenere i medesimi standard nei settori della sicurezza, della sanità e dell’ambiente. Sono state dunque previste procedure finalizzate allo scambio d’informazioni e all’avvio di consultazioni qualora una delle parti progetti di modificare talune disposizioni giuridiche relative al campo di applicazione di un particolare accordo.

Gli Accordi bilaterali si applicano anche ai nuovi Stati membri, vale a dire ai dieci Paesi entrati a far parte dell’UE il 1° maggio 2004, alla Bulgaria e alla Romania, la cui adesione risale al 1° gennaio 2007, e alla Croazia, entrata il 1° luglio 2013. Nel recepire la legislazione comunitaria vigente, questi Stati hanno accettato di vincolarsi anche agli accordi internazionali conclusi dall’UE con Stati terzi quali la Svizzera. L’estensione degli Accordi bilaterali ai nuovi Stati membri avviene senza nuove trattative, ad eccezione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone. Infatti, le parti contraenti di questo accordo sono, oltre all’UE, anche i singoli Stati membri (non a caso si parla di «accordo misto»), pertanto il testo deve essere rinegoziato ad ogni allargamento dell’Unione europea.

Con la conclusione di un accordo istituzionale l’Esecutivo mira a consolidare la via bilaterale e l’accesso al mercato interno dell’UE, a garantirne il carattere duraturo e a consentirne lo sviluppo. Nell’ambito dei negoziati sulle questioni istituzionali, in corso dal 2014, Svizzera e UE analizzano meccanismi atti a garantire un’applicazione più efficace e uniforme degli accordi esistenti e futuri che regolano l’accesso al mercato. Il Consiglio federale ha adottato il mandato per la negoziazione delle questioni istituzionali il 18 dicembre 2013, il Consiglio dell’UE il
6 maggio 2014. Dal 22 maggio 2014 al 7 dicembre 2018 le Parti hanno portato avanti i negoziati.

Nelle conclusioni sulle relazioni tra l’UE e la Svizzera del febbraio 2017, il Consiglio dell’UE ha ribadito la necessità di un Accordo sulle questioni istituzionali al fine di perfezionare la via bilaterale. Già nelle conclusioni del 2012 e del 2014 il Consiglio dell’UE aveva sottolineato come l’elaborazione di un quadro istituzionale fosse un presupposto indispensabile per continuare a garantire l’accesso reciproco ai rispettivi mercati settoriali. Se la Svizzera e l’UE non trovassero un terreno d’intesa sulla regolamentazione degli Accordi bilaterali e le questioni istituzionali per il consolidamento e l’ampliamento dell’accesso reciproco ai rispettivi mercati, la conclusione di nuovi accordi di accesso al mercato non potrebbe essere presa in considerazione.

Come Stato europeo, la Svizzera si assume la corresponsabilità per la sicurezza e la prosperità del continente europeo con un impegno che va ben oltre le mere relazioni contrattuali con l’UE. 

  • La Svizzera è membro del Consiglio d’Europa, dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) nonché dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
  • La Svizzera è impegnata, nell’ambito dell’ONU, dell’UE e dell’OSCE, nel promuovere la pace nei Balcani sia sul piano militare sia su quello civile.
  • Dal 1990, la Svizzera appoggia con mezzi cospicui (5,6 mia. CHF in totale) il cosiddetto processo di transizione, in altri termini le riforme negli ex Paesi comunisti dell’Europa centrale e orientale.
  • Infine, quale Paese di transito, la Svizzera fornisce un importante contributo al buon funzionamento del mercato interno dell’UE con il completamento della Nuova ferrovia transalpina (NFTA), volta ad agevolare il trasporto di persone e di merci tra il Nord e il Sud dell’Europa in modo efficace e, al tempo stesso, nel rispetto dell’ambiente