Prodotti agricoli trasformati

Il Protocollo n. 2 riveduto dell’Accordo di libero scambio (ALS) del 2004 tra la Svizzera e l’Unione europea (UE) disciplina il commercio di prodotti agricoli trasformati, tra cui il cioccolato o il caffè. Dal 2005, negli scambi con la Svizzera, l’UE ha abolito i dazi doganali all’importazione e i contributi all’esportazione per questa categoria di prodotti. Dal canto suo anche la Svizzera ha ridotto i propri dazi doganali. L’industria alimentare svizzera beneficia così di un accesso agevolato al mercato dell’UE e può rimanere competitiva a livello nazionale.

Due pezzi di cioccolato al latte con nocciole.
L’Accordo disciplina il commercio di prodotti agricoli trasformati, come per esempio il cioccolato, tra la Svizzera e l’UE. © Susanne Jutzeler

Nel 1972 la Svizzera e l’UE hanno concluso l’Accordo di libero scambio (ALS), creando in tal modo un’area di libero scambio per i prodotti industriali. In base all’ALS, le barriere tariffarie al commercio (dazi doganali) nonché le restrizioni quantitative (contingenti) o le misure con un effetto analogo sono state gradualmente abolite. I prodotti agricoli sono tuttavia esclusi dal libero scambio. Le derrate alimentari trasformate derivanti da prodotti agricoli – p. es. cioccolato, biscotti e prodotti da forno in generale, caramelle, minestre, salse, paste alimentari, gelati, caffè solubile e preparati alimentari – costituiscono una categoria a parte, situata tra l’industria (libero scambio) e l’agricoltura (misure protezionistiche), perché derivano sia da una trasformazione industriale sia da materie prime agricole.

In virtù dell’ALS del 1972, i dazi doganali negli scambi con l’UE sono stati aboliti il 1° luglio 1977 per quanto riguarda la componente industriale di tali prodotti, mentre per la componente relativa alle materie prime agricole (p. es. farina, latte in polvere e burro) è stato introdotto un cosiddetto meccanismo di compensazione dei prezzi: per questo genere di materie prime le differenze di prezzo, talvolta notevoli, tra la Svizzera e l’UE, nonché rispetto al mercato mondiale, rappresentano infatti uno svantaggio concorrenziale per l’industria di trasformazione (il cosiddetto «handicap dei prezzi delle materie prime»). Al fine di controbilanciare tale svantaggio, la Svizzera impone dazi doganali all’importazione di prodotti agricoli trasformati provenienti dall’UE. Fino al 2004, l’entità di questi dazi corrispondeva alla differenza di prezzo delle materie prime agricole tra la Svizzera e il mercato mondiale.

Revisione del Protocollo n. 2: semplificazione del meccanismo di compensazione dei prezzi

Nel 2004 il Protocollo n. 2 dell’ALS tra la Svizzera e l’UE è stato sottoposto a revisione e, in tale ambito, il suddetto meccanismo di compensazione dei prezzi è stato semplificato:

dal 2005, negli scambi tra la Svizzera e l’UE non viene più presa come riferimento la differenza di prezzo delle materie prime agricole tra il mercato svizzero e quello mondiale, bensì solo la differenza minore tra i prezzi delle materie prime in Svizzera e i corrispondenti prezzi applicati nell’UE. Dato che i prezzi delle materie prime agricole sono in genere più elevati in Svizzera rispetto all’UE, questa modifica ha comportato essenzialmente quanto esposto qui di seguito.

  • L’UE ha abolito completamente i dazi doganali all’importazione su tutti i prodotti agricoli trasformati – contemplati dall’Accordo – provenienti dalla Svizzera e ha rinunciato a versare contributi all’esportazione di tali prodotti verso la Svizzera. Per contributi all’esportazione (o sovvenzioni all’esportazione) si intende il sostegno statale alle imprese nazionali che esportano merci.
  • La Svizzera ha invece ridotto i propri dazi doganali in misura equivalente alla differenza di prezzo delle materie prime tra la Svizzera e l’UE. In questo modo si continua a tenere conto dello svantaggio concorrenziale causato dai maggiori costi di acquisto in Svizzera. Per quanto concerne i prodotti trasformati che non contengono materie prime agricole, all’infuori dello zucchero, la Svizzera ha abolito l’insieme dei dazi doganali.

In una decisione adottata nel 2015, l’OMC ha stabilito che i contributi all’esportazione avrebbero dovuto essere aboliti entro la fine del 2020. Nel 2017 il Parlamento svizzero ha pertanto deciso di rivedere in tal senso la legge federale sull’importazione e l’esportazione dei prodotti agricoli trasformati («legge sul cioccolato»). La legge riveduta è entrata in vigore il 1° gennaio 2019 e, a partire da tale data, la Svizzera non concede più contributi all’esportazione negli scambi con l’UE. Continua tuttavia a prelevare dazi doganali sui prodotti agricoli trasformati provenienti dall’UE in misura equivalente alle differenze di prezzo delle materie prime agricole.

Cronologia

2005

  • entrata in vigore del riveduto Protocollo n. 2 dell’ALS (30 marzo, attuazione anticipata: 1° febbraio)

2004

  • approvazione da parte del Parlamento (17 dicembre
  • firma dell’Accordo di revisione del Protocollo n. 2 dell’ALS (26 ottobre, nel quadro degli Accordi bilaterali II)

Quali sono gli effetti della revisione del Protocollo n. 2 sui consumatori?

Per l’industria alimentare svizzera la revisione ha migliorato l’accesso al mercato dell’UE, che conta oltre 447 mio. di consumatrici e consumatori. I produttori svizzeri possono esportare nell’UE in franchigia di dazio, il che migliora notevolmente la loro competitività sul mercato europeo. Da quando il Protocollo n° 2 riveduto è entrato in vigore, il commercio di prodotti agricoli trasformati tra la Svizzera e l’UE ha segnato un notevole incremento, con una crescita maggiore delle esportazioni rispetto alle importazioni. In termini di valore, gli scambi bilaterali dei prodotti coperti dall’Accordo sono aumentati di un buon 78% dal 2005 e nel 2020 il loro valore ammontava a 7,2 mia. CHF (esportazioni 2020: 4 mia. CHF; importazioni 2020: 3,2 mia. CHF). Il Protocollo n. 2 salvaguarda pertanto una parte dei posti di lavoro nell’industria alimentare svizzera e migliora le vendite delle materie prime agricole svizzere.

L’accesso agevolato dei prodotti dell’UE al mercato svizzero si traduce in una diversificazione dell’offerta e in prezzi tendenzialmente più bassi, a tutto vantaggio dei consumatori.