Diritti umani: ieri, oggi e domani
Le nuove Linee guida sui diritti umani 2026–2029 ribadiscono che il rispetto dei diritti umani nel mondo resta una priorità della politica estera della Svizzera. Principi chiari, campi d’azione concreti e una vasta gamma di strumenti mirano a rafforzare ulteriormente l’efficacia e la coerenza in un contesto segnato da sconvolgimenti su scala globale. Intervista all’ambasciatore Tim Enderlin, capo della Divisione Pace e diritti umani.

Signor ambasciatore, oggi sono state pubblicate le nuove Linee guida sui diritti umani, che si riallacciano a quelle del quadriennio 2021–2024. Cosa è cambiato nel frattempo?
I diritti umani non sono mai stati statici. Sono sanciti dal diritto internazionale, ma la loro attuazione pone sempre delle sfide e dipende dal contesto specifico.
Assistiamo a spostamenti significativi negli equilibri geopolitici, a una crescente polarizzazione all’interno delle società e a sviluppi tecnologici molto rapidi. Allo stesso tempo, le libertà fondamentali sono sotto pressione e il principio di universalità, secondo cui i diritti umani devono valere ovunque e per tutti, viene sempre più messo in discussione. In molti Paesi si osserva un’erosione dei valori democratici, come lo Stato di diritto e la partecipazione dei cittadini.
La diplomazia svizzera dei diritti umani tiene conto di questi cambiamenti. Oggi integriamo in modo ancora più stretto i diversi livelli del nostro lavoro. La diplomazia multilaterale, il dialogo bilaterale e la cooperazione legata a progetti specifici sono interconnessi in modo più sistematico e sono coordinati sul piano strategico.
In concreto significa che le posizioni che difendiamo in seno al Consiglio dei diritti umani confluiscono nei colloqui bilaterali. Le osservazioni della rete esterna influenzano le attività multilaterali. Le richieste avanzate sul piano politico sono sostenute da progetti concreti che mirano all’attuazione dei diritti umani.
Per noi la diplomazia dei diritti umani non è una mera affermazione di principi, bensì un lavoro politico su più livelli che punta a produrre effetti. Adattiamo i nostri approcci e i nostri strumenti in modo mirato per rimanere efficaci, credibili e al passo con i tempi, con pragmatismo e realismo.
Nelle linee guida si fa riferimento all’indice dei diritti umani sviluppato dal progetto di ricerca internazionale V-Dem. Ci può dire qualcosa di più?
L’indice dei diritti umani misura il grado di rispetto, protezione e attuazione dei diritti umani in un Paese o in una regione. Tiene conto, tra l’altro, di indicatori quali l’integrità fisica, le libertà individuali e i diritti politici.
I dati mostrano una leggera flessione in tutto il mondo. Parallelamente, molti meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani soffrono di un sottofinanziamento cronico. Per noi questo significa che dobbiamo utilizzare le risorse in modo ancora più mirato e concentrarci sul consolidamento e la salvaguardia dei risultati già raggiunti.
«Consolidare i risultati già raggiunti»: cosa significa concretamente?
Le Linee guida 2026–2029 fissano delle priorità. Con principi vincolanti, campi d’azione concreti e una vasta gamma di strumenti, puntano a rafforzare l’efficacia e la coerenza della Svizzera nella promozione dei diritti umani all’estero. L’attenzione è rivolta all’attuazione coerente degli impegni assunti, al rafforzamento delle basi normative e alla protezione mirata di gruppi particolarmente vulnerabili.
Ci concentriamo ancora di più sull’interazione tra diritti umani, democrazia e Stato di diritto. Pur essendo distinte l’una dall’altra, queste tre dimensioni sono strettamente correlate e insieme contribuiscono alla creazione di società stabili e inclusive. Se i diritti umani costituiscono il fondamento della vita democratica, sono le istituzioni democratiche a garantire il rispetto dello Stato di diritto.
Oltre a questa interazione, le Linee guida sottolineano anche il legame con la diplomazia di pace. Può spiegare meglio questo concetto?
A livello internazionale, la Svizzera è un attore riconosciuto non solo nel campo dei diritti umani, ma anche in quello della promozione della pace. Discrezione, prevedibilità e imparzialità sono alla base del nostro operato, sostenuto inoltre dalla convinzione che una convivenza pacifica sia possibile a lungo termine solo se vengono rispettati i diritti umani e le libertà fondamentali. Oltre a contribuire alla stabilità e al benessere, i diritti umani dimostrano anche, in numerose crisi, quanto il loro rispetto sia strettamente legato a una prevenzione efficace dei conflitti.
Questi compiti – ossia la promozione dei diritti umani, della pace e della democrazia a livello mondiale – sono sanciti dalla Costituzione federale (art. 54 cpv. 2 Cost.) e dalla legge (legge federale su misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell’uomo) e costituiscono la base su cui poggia l’attività della Divisione Pace e diritti umani.
Nella prefazione alle Linee guida il consigliere federale Ignazio Cassis scrive che la protezione dell’individuo e delle sue libertà fondamentali va posta sempre in primo piano. Cosa significa per lei?
Questa affermazione riassume l’essenza dei diritti umani che, nella loro forma originaria, proteggono l’individuo dall’arbitrio dello Stato. Del resto, anche il preambolo della Costituzione federale dice che «[…] la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli […].» Con i loro principi, temi prioritari e campi d’azione, le Linee guida si basano in ultima analisi su questa convinzione. Il nostro lavoro pluriennale a favore dell’abolizione della pena di morte ne è un buon esempio. La pena capitale viola il diritto alla vita che spetta a ogni essere umano ed è pertanto fondamentalmente incompatibile con i diritti umani. Purtroppo, non tutti gli Stati la pensano così.
Pena di morte
La Svizzera si impegna a favore dell’abolizione della pena di morte in tutto il mondo rifiutando in qualsiasi circostanza il ricorso a tale pena. Nel 2024 ha lanciato il Piano d’azione 2024–2027 per l’abolizione universale della pena di morte. Grazie a misure mirate e progetti di sensibilizzazione sostenuti dalla Svizzera la pena capitale è stata abolita totalmente o parzialmente in sette Paesi. Inoltre, il numero di Paesi che sostengono la moratoria dell’ONU è salito da 123 a 130. L’abolizione della pena di morte rimane una priorità tematica della diplomazia svizzera dei diritti umani anche per il periodo 2026–2029.
A prima vista, le priorità tematiche rimangono le stesse. Ci sono comunque novità?
Combiniamo continuità e adattamento mirato agli sviluppi attuali: la diplomazia svizzera dei diritti umani rimane fedele alle sue priorità tematiche, in cui vanta una grande competenza e credibilità. Si concentra sul rispetto del diritto alla libertà di espressione, sull’abolizione della pena di morte a livello mondiale, sul rispetto assoluto del divieto di tortura e maltrattamenti, sulla tutela delle minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche e dei gruppi vulnerabili, come pure sul rispetto dei diritti umani nell’economia. Continuiamo a sviluppare queste priorità in modo mirato e concentriamo maggiormente la nostra attenzione sull’impatto concreto del nostro lavoro. Per la prima volta abbiamo integrato i diritti delle donne e delle ragazze, che finora erano oggetto di una strategia separata.
La novità è l’inclusione del tema trasversale della digitalizzazione a cui, così come agli sviluppi tecnologici ivi connessi, le nuove linee guida dedicano particolare attenzione. La digitalizzazione apre nuove prospettive per rafforzare e tutelare i diritti umani, per esempio attraverso un migliore accesso alle informazioni e maggiori opportunità di educazione civica e partecipazione politica. Allo stesso tempo, però, comporta dei rischi, in particolare nei settori della sorveglianza, della disinformazione, della discriminazione e della privacy.
Per concludere, cosa La motiva personalmente a impegnarsi per i diritti umani?
Nel mio lavoro incontro regolarmente persone che, nonostante le difficoltà, dimostrano coraggio, speranza e senso di responsabilità. La loro forza mi tocca profondamente e mi ricorda quanto sia importante questo impegno.
Anche lavorare con le colleghe e i colleghi nelle rappresentanze all’estero mi dà grande motivazione. Ci sono molti collaboratori e collaboratrici del DFAE competenti ed esperti che, con tatto e creatività, trovano il modo di dialogare con partner di culture e valori diversi e instaurare un clima di fiducia. Spesso è proprio lì che si compiono progressi. Piccoli ma decisivi.
La Svizzera ha il privilegio di godere di fiducia e di essere ascoltata. Non è scontato, soprattutto in un periodo complesso sul piano geopolitico come quello che stiamo attraversando. Forse è proprio la complessità della situazione attuale a rendere il nostro compito ancora più importante. Ci spinge ad assumere il nostro ruolo con responsabilità anche in condizioni difficili e a rimanere fedeli ai nostri principi.
Valorizzare questa fiducia lavorando con gli altri e nel rispetto del contesto specifico per ottenere risultati concreti e costruttivi è ciò che mi sprona, giorno dopo giorno.
Documenti
Linee guida sui diritti umani 2026–2029
Principi chiari, campi d’azione concreti e una vasta gamma di strumenti caratterizzano le nuove Linee guida sui diritti umani 2026–2029. (tedescho, francese, inglese)
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