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ComunicazioniPubblicato il 7 novembre 2025

Hanspeter Mock: «Il Brasile, terra di grandi sfide ma anche di opportunità»

In vista della Conferenza dell’ONU sul clima (COP30), che si svolgerà quest’anno a Belém, nel cuore dell’Amazzonia, la Svizzera – attraverso la sua rappresentanza a Brasilia – illustra per tappe il suo contributo attuale e passato a favore della sostenibilità e della biodiversità nel mondo. Ne parliamo con l’ambasciatore svizzero in Brasile Hanspeter Mock.

Ritratto di Hanspeter Mock, ambasciatore svizzero in Brasile.

La COP30 si svolgerà quest’anno a Belém, in Amazzonia. Quale importanza riveste la scelta di questa sede per la Conferenza?

Il fatto che la COP30 si svolga a Belém, alle porte dell’Amazzonia, ha un significato particolare, poiché dà alla Conferenza un peso simbolico unico. La regione pone infatti grandi sfide, ma offre al contempo anche opportunità. La scelta di questo territorio come sede della COP mette in luce il ruolo essenziale svolto dalle comunità locali e autoctone nella protezione del clima.

In vista della COP30, l’Ambasciata di Svizzera a Brasilia, di cui è a capo, ha attuato una serie di progetti nel quadro del programma «Road to Belém». Perché questa iniziativa è così importante per la Sua rappresentanza?

L’importanza per la nostra Ambasciata è data dal fatto che i temi ivi trattati sono riconducibili alle relazioni storiche e strategiche tra Svizzera e Brasile, basate su un «triangolo virtuoso» che unisce innovazione, economia e sostenibilità. La COP30 rappresenta un’opportunità unica per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi volta a proteggere l’Amazzonia, un’area che svolge un ruolo di primo piano nella lotta globale contro i cambiamenti climatici. Attraverso l’iniziativa «Road to Belém» stiamo riunendo portatori d’interesse svizzeri e brasiliani intorno a progetti concreti nei settori della scienza, della cultura, dell’economia e dello sviluppo sostenibile che riflettono questa visione condivisa e danno maggiore risalto all’impegno della Svizzera a favore della sostenibilità.

Attraverso l’iniziativa «Road to Belém» stiamo riunendo portatori d’interesse svizzeri e brasiliani intorno a progetti concreti nei settori della scienza, della cultura, dell’economia e dello sviluppo sostenibile.

Può parlarci del lavoro dietro le quinte svolto con l’intera rete svizzera (approccio «whole-of-government») in Brasile per la realizzazione di questo programma?

L’attuazione di questo programma si basa su uno stretto coordinamento tra diversi attori svizzeri in Brasile e a Berna, nell’ambito di un vero e proprio scambio interistituzionale. Nel Paese sudamericano, l’Ambasciata lavora in sinergia con Swissnex, lo Swiss Business Hub Brazil e i consolati generali, mettendo insieme diplomazia, innovazione, economia e sostenibilità. In Svizzera, l’iniziativa è sostenuta dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) e da Presenza Svizzera. Questo approccio integrato consente di mettere in campo con efficacia gli strumenti diplomatici, economici e scientifici della Svizzera per far convergere le sue priorità internazionali in partenariati locali concreti in Amazzonia, rafforzando al contempo la sua credibilità e visibilità in tema di sviluppo sostenibile.

A Belém, la Svizzera si propone di consolidare gli impegni globali sul clima e di ottenere risultati concreti.

Quali obiettivi intende raggiungere la Svizzera durante la COP30?

Con queste iniziative, a Belém la Svizzera si propone di consolidare gli impegni globali sul clima e di ottenere risultati concreti. Nel gennaio del 2025 il nostro Paese ha presentato il suo nuovo obiettivo climatico, più ambizioso del precedente. Durante la Conferenza si adopererà affinché i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra facciano altrettanto e adottino misure efficaci in modo tale che l’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5° C rimanga raggiungibile. Ci concentreremo quindi sull’attuazione degli impegni presi durante la COP28: triplicare l’energia da fonti rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030, e abbandonare progressivamente i combustibili fossili entro il 2050. Anche il finanziamento per il clima e un maggiore coinvolgimento del settore privato saranno al centro delle nostre priorità.

Il naturalista Emílio Goeldi rappresenta il trait d’union tra la Svizzera e il Brasile nell’impegno a favore della sostenibilità e della biodiversità mondiale in passato e al giorno d’oggi. Qual è stata la sua importanza, sia in chiave storica che per il presente?

Il naturalista svizzero Emílio Goeldi ha avuto un profondo impatto sulla nostra conoscenza dell’Amazzonia nel XIX secolo. La sua eredità scientifica testimonia la lunga storia di cooperazione tra Svizzera e Brasile. Il Museo Paraense Emílio Goeldi, a lui intitolato, ospiterà la nostra «Planetary Embassy», un progetto/concetto di Swissnex che dà forma a una «diplomazia del pianeta» incentrata sulla sostenibilità e sul dialogo tra scienza, cultura e comunità locali. Questo simbolo potente mette in risalto il patrimonio scientifico condiviso tra la Svizzera e l’Amazzonia, rappresenta la continuità di una cooperazione storica e riflette l’impegno a lungo termine del nostro Paese nella regione.

L’obiettivo del programma «Road to Belém» è creare legami forti e duraturi tra la Svizzera e l’Amazzonia.

Quali altri progetti ha attuato l’Ambasciata di Brasilia nell’ambito della «Road to Belém»?

Nell’ambito del programma «Road to Belém» sono già stati realizzati diversi progetti, tra cui si annoverano una mostra che illustra il patrimonio dei naturalisti svizzeri del XIX secolo in Amazzonia, un riconoscimento per l’innovazione e la sostenibilità che premia le soluzioni sviluppate da startup brasiliane e svizzere, un programma di visite sul campo e scambi con le comunità amazzoniche per ricercatori e imprenditori del settore della bioeconomia, e un forum bilaterale dedicato alle infrastrutture sostenibili e alla svolta energetica. L’obiettivo di queste attività è creare legami forti – e soprattutto duraturi – tra la Svizzera e l’Amazzonia, sia promuovendo l’innovazione scientifica e tecnologica, sia sostenendo le iniziative sociali e culturali nella regione. Nella stessa ottica, l’Ambasciata sta portando avanti vari progetti su piccola scala a Belém e nello Stato del Pará su temi chiave come l’inclusione sociale, la formazione, la mobilità lenta, l’agricoltura sostenibile e la salute.

La delegazione svizzera alla COP30 sarà guidata dall’UFAM. Come vi siete coordinati in preparazione a questo vertice?

In vista della COP30, il coordinamento con l’UFAM si è basato su una task force che ha riunito i portatori d’interesse presenti in Brasile e gli uffici federali a Berna. Questo approccio integrato ha garantito la coerenza tra i negoziati ufficiali e le numerose iniziative parallele sostenute dalla rete svizzera, aumentando così la visibilità e l’impatto del nostro Paese alla Conferenza.

Comunicazione DFAE