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ComunicazioniPubblicato il 25 luglio 2025

«Il nostro obiettivo è un futuro sicuro e prevedibile per l’Artico»

Oltre a contribuire alla ricerca polare, la Svizzera si impegna a livello diplomatico per uno sviluppo pacifico e sostenibile dell’Artico. Attraverso il Centro ginevrino per la politica di sicurezza (GCSP), rafforza il dialogo e la cooperazione tra gli attori interessati nella regione polare. Il fondatore e moderatore della piattaforma di dialogo non ufficiale «High North Talks», Paul Dziatkowiec, parla del suo lavoro al GCSP.

Un gruppo di iceberg che galleggiano su uno specchio d'acqua.

La protezione e lo sviluppo sostenibile dell’Artico sono una priorità sia per il GCSP, sostenuto dal DFAE, che per la ricerca polare svizzera. A unirli è la diplomazia scientifica, che promuove la cooperazione tra le ricercatrici e i ricercatori e può quindi migliorare le relazioni tra Paesi diversi. Il Consiglio Artico ne è un buon esempio.

Buoni uffici

Pur non essendo un attore ufficiale del Consiglio Artico, il GCSP contribuisce a mantenere relazioni stabili e pacifiche nella regione, nello spirito dei buoni uffici della Svizzera.

Il Centro promuove il trasferimento di conoscenze, la creazione di reti di contatti e lo sviluppo di strategie comuni tra tutti gli attori interessati alla regione polare. Gli «High North Talks», una piattaforma di dialogo non ufficiale per la cooperazione pacifica nell’Artico, sono uno degli strumenti usati dal GCSP a questo scopo.

Paul Dziatkowiec, sullo sfondo un edificio moderno.

Signor Dziatkowiec, qual è l’obiettivo del GCSP nell’Artico?
Il nostro obiettivo è contribuire a un futuro più sicuro e prevedibile per l’Artico. Alla luce dei gravi sconvolgimenti internazionali innescati dalla guerra della Russia in Ucraina, l’Artico si trova ad affrontare problemi urgenti che richiedono soluzioni comuni nei settori della sicurezza, della scienza e del buongoverno. Purtroppo, l’attuale dinamica internazionale non offre molte occasioni per avviare discussioni di questo tipo.

Nel 2022 abbiamo quindi creato uno spazio discreto per questo genere di dialogo in Svizzera, uno dei pochi luoghi in cui rappresentanti dei Paesi coinvolti possono incontrarsi e parlare delle sfide dell’Artico in modo costruttivo e sereno. Promuovendo lo scambio di opinioni, cerchiamo di definire gli interessi comuni, costruire un clima di fiducia e individuare soluzioni pratiche.

La diplomazia scientifica è forse il migliore strumento che abbiamo per rinnovare la cooperazione al di là dei confini geopolitici.

Come procedete nel vostro lavoro?
Gli «High North Talks» sono una piattaforma non ufficiale che riunisce persone autorevoli dei Paesi maggiormente coinvolti nell’Artico. Sfruttiamo gli strumenti della diplomazia e della mediazione per facilitare un dialogo discreto tra persone provenienti da questi Paesi che dispongono di ampie reti di contatti. Rispettando la regola di Chatham House proteggiamo i e le partecipanti, favorendo uno scambio di idee costruttivo e aperto.

In sostanza, lavoriamo insieme per sviluppare idee politiche creative e misure in grado di creare un clima di fiducia. Cerchiamo inoltre di incoraggiare gli Stati a impegnarsi nella «compartimentalizzazione», ovvero a consentire un certo grado di cooperazione sulle questioni urgenti che riguardano l’Artico, pur continuando a sostenere posizioni diverse in altri ambiti e in altre regioni del mondo.

Quale ruolo può svolgere la diplomazia scientifica nel contesto dell’Artico?
La diplomazia scientifica è lo strumento migliore che abbiamo a disposizione per rinnovare la cooperazione al di là dei confini geopolitici. Vale la pena ricordare che durante la guerra fredda la diplomazia scientifica ha permesso di continuare a cooperare, arrivando, per esempio, a eradicare il vaiolo o riuscendo a contrastare con successo il buco nell’ozono.

Al momento ci stiamo concentrando soprattutto sul problema dello scioglimento accelerato del permafrost che potrebbe causare il rilascio di miliardi di tonnellate di carbonio nell’atmosfera e una grave perdita di biodiversità oltre che notevoli danni alle infrastrutture fisiche, ed essere all’origine di epidemie. Per mitigare questi rischi facciamo incontrare le persone più esperte in materia in modo che possano elaborare proposte politiche concrete da sottoporre ai governi.

Avete già ottenuto dei risultati?
Abbiamo creato canali di comunicazione per uno scambio di informazioni informale in un ambiente protetto migliorando così la comprensione reciproca. Inoltre, abbiamo sviluppato messaggi chiave e idee politiche attuabili in tre ambiti di lavoro separati ma interconnessi (sicurezza, scienza/ambiente e buongoverno) che includono suggerimenti per misure di rafforzamento della fiducia, linee guida e proposte concrete per la ripresa della cooperazione nei settori in cui è più urgente, come la protezione dell’ambiente o la sicurezza marittima - per il bene del mondo, non solo dell’Artico. Queste idee sono state comunicate alle e ai responsabili nelle rispettive capitali tramite colloqui diretti, in occasione delle conferenze dedicate all’Artico e, quando lo si è ritenuto opportuno, mediante comunicazioni pubbliche.

Il Centro ginevrino per la politica di sicurezza (GCSP)

Il Centro ginevrino per la politica di sicurezza («Geneva Centre for Security Policy», GCSP) è una fondazione internazionale istituita dalla Svizzera nel 1995 per promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità. Oltre alla piattaforma di dialogo, il GCSP offre un programma di formazione per personale con cariche direttive, crea reti di contatti, fornisce consulenza a esperte ed esperti e conduce progetti di ricerca applicata.

La Confederazione sostiene finanziariamente il GCSP sulla base di un mandato parlamentare, mentre la governance del Centro è affidata al Consiglio di fondazione, nel quale sono rappresentati 54 Paesi oltre alla Svizzera. Il direttore del Centro è l’ambasciatore svizzero Thomas Greminger.

Strumenti della politica estera svizzera – buoni uffici

La Svizzera ha una lunga tradizione di buoni uffici, che sono e restano una parte importante del suo profilo di politica estera. I buoni uffici comprendono tre settori: i mandati in qualità di potenza protettrice, la Svizzera quale Stato ospite di negoziati di pace e la Svizzera come mediatrice e facilitatrice di dialoghi. La Svizzera offre i propri buoni uffici là dove sono in gioco i suoi interessi, in situazioni in cui possono dimostrarsi efficaci e quando sono richiesti.

Comunicazione DFAE