«La questione della responsabilità è cruciale»
La 70° sessione della Commissione sulla condizione delle donne si è svolta a New York dal 9 al 19 marzo 2026. Aurora Danese, esperta di diritti delle donne nel team Diplomazia dei diritti umani, riferisce sulla sessione di quest’anno, sui cambiamenti e sulle sfide attuali, ma anche sulle speranze per i diritti di donne e ragazze.

La Commissione sulla condizione delle donne (CSW) è l’organo multilaterale centrale delle Nazioni Unite che si occupa di attuare l’uguaglianza di genere e di promuovere i diritti e l’autodeterminazione delle donne.
Per due settimane all’anno, in occasione della sessione della Commissione, delegazioni degli Stati membri dell’ONU, delle organizzazioni non governative (ONG) e della società civile si riuniscono per valutare i progressi compiuti nel campo dell’uguaglianza di genere, per definire standard globali e misure concrete e per identificare le lacune esistenti nell’attuazione della Dichiarazione di Pechino e del piano d’azione del 1995. Inoltre, gli Stati membri discutono degli attuali sviluppi e delle nuove sfide importanti ai fini della realizzazione dell’uguaglianza di genere e del rafforzamento dei diritti e delle opportunità di donne e ragazze.
Quest’anno, la 70° sessione della CSW si è svolta dal 9 al 19 marzo. Si è discusso soprattutto su come garantire e rafforzare l’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze. L’accesso alla giustizia è di fondamentale importanza in quanto è un prerequisito per l’esercizio di tutti gli altri diritti.
Nella sua Strategia di politica estera 2024–2027, la Svizzera sottolinea l’importanza di promuovere i diritti delle donne. Pertanto, la tutela dei diritti delle donne e delle ragazze è anche una delle priorità delle Linee guida sui diritti umani 2026–2029. Le donne e le ragazze sono ancora sottorappresentate sul mercato del lavoro, nella vita pubblica e negli organi decisionali e continuano a essere particolarmente colpite dalla violenza di genere. La Svizzera si impegna affinché le donne possano partecipare alla vita politica e pubblica su un piano di parità e vivere senza discriminazioni.

La sessione di quest’anno è stata intensa e politicamente molto carica. Da un lato, l’alta partecipazione di ministre e ministri alla cerimonia di apertura è stata ancora una volta un forte segnale del fatto che l’uguaglianza di genere rimane una priorità globale fondamentale. Dall’altro, è risultato evidente che il dibattito sui diritti delle donne sta diventando sempre più polarizzato.
Allo stesso tempo è emerso chiaramente che molte delegazioni sono disposte a cercare soluzioni comuni nonostante le difficili condizioni geopolitiche. La Svizzera ha svolto un ruolo attivo in questo processo e ha funto da mediatrice. Il fatto che alla fine siano stati raggiunti risultati significativi dimostra che la cooperazione multilaterale e il dialogo restano possibili anche in un contesto alquanto complesso.
Per me personalmente, questa sessione è stata speciale anche per un altro motivo: l’anno scorso ho condotto i negoziati mentre ero ancora incinta. Questa volta mia figlia ha potuto accompagnarmi a New York. È stata un’esperienza molto bella, oltre che un invito a riflettere su come molti dei temi discussi alla CSW toccano anche realtà e sfide molto concrete.
Come dobbiamo immaginare i negoziati alla CSW?
Durante i negoziati alla CSW, le delegazioni provenienti da tutte le regioni del mondo, con prospettive e opinioni diverse, discutono intensamente per giorni sulle cosiddette «agreed conclusions» (conclusioni concordate). Questo documento contiene norme non vincolanti che fungono da linee guida concrete per promuovere l’uguaglianza di genere, per esempio all’attenzione dei governi per orientare le loro politiche nazionali. Possono essere utilizzate e implementate anche dalle organizzazioni della società civile e da altri attori a livello internazionale, nazionale, regionale e locale. In questa sede si assiste a un confronto aperto tra opinioni conservatrici e progressiste.
Tuttavia, negli ultimi anni le dinamiche dei negoziati sono un po’ cambiate. Mentre in passato questi si sono spesso protratti fino a tarda notte, oggi – a causa dell’attuale crisi di liquidità dell’ONU – non è praticamente più possibile organizzare riunioni così lunghe. In pratica, però, le ristrettezze economiche non si traducono necessariamente in una riduzione dei negoziati, ma piuttosto in un cambiamento di paradigma: lo scambio di opinioni si sposta più rapidamente verso formati informali e gruppi di discussione più piccoli. Di conseguenza, cresce l’importanza del dialogo, della fiducia e di una buona rete di contatti, ambiti in cui l’eccellente lavoro delle esperte e degli esperti della Missione svizzera a New York è particolarmente indispensabile per costruire ponti tra le posizioni delle delegazioni e trovare così compromessi.
Quali questioni stanno più a cuore alla delegazione svizzera?
In seno alla CSW, la Svizzera è particolarmente attiva a rafforzare i diritti delle donne e delle ragazze e ad attuare in modo coerente gli impegni internazionali esistenti.
In linea con il tema centrale di quest’anno, le priorità negoziali della Svizzera comprendono l’accesso effettivo e paritario alla giustizia per tutte le donne e il rafforzamento dello Stato di diritto, la lotta alla violenza di genere compresa la violenza sessuale nei conflitti armati, la partecipazione effettiva e paritaria delle donne a tutti i livelli decisionali, la protezione dello spazio civico e il ruolo delle donne nei processi di pace. La Svizzera si impegna inoltre a riconoscere le esigenze specifiche delle donne detenute, in particolare di quelle nel braccio della morte.
La Svizzera è riuscita a rafforzare il testo negoziale in linea con queste priorità e a proporre formulazioni di compromesso praticabili, per esempio nel campo della responsabilità per i crimini internazionali.
Si può osservare un’evoluzione negativa dei diritti delle donne. Come la percepisce nel Suo lavoro quotidiano?
Nel campo dei diritti delle donne, norme per lungo tempo considerate assodate vengono sempre più spesso messe in discussione. Di conseguenza, a volte si torna a parlare di questioni fondamentali anziché concentrarsi sugli ulteriori possibili progressi.
A ciò si aggiunge il fatto che anche il comportamento di alcuni Paesi è diventato meno prevedibile. Paesi che un tempo erano considerati partner affidabili su determinate questioni ora assumono talvolta una posizione diversa o sono più riservati o addirittura regressivi. Questa tendenza complica i negoziati, ma anche le discussioni e i lavori ai progetti.
In pratica, ciò significa che se da un lato si continuano a compiere sforzi per ottenere progressi e rafforzare ulteriormente i diritti di donne e ragazze, dall’altro una parte considerevole del lavoro consiste nel difendere i risultati ottenuti e nel mantenere gli standard internazionali esistenti.
Cosa La fa sperare nell’attuazione dei diritti delle donne a livello internazionale?
Nonostante le attuali correnti contrarie, ci sono sviluppi che danno adito a ottimismo. Negli ultimi anni, alcuni movimenti della società civile hanno dato visibilità alla questione ben oltre i tradizionali circoli politici femminili, mobilitando nuovi gruppi e – perlomeno in alcune parti del mondo – cercando maggiormente il sostegno degli uomini nel dibattito sull’uguaglianza e sulla violenza contro le donne.
A ciò si aggiunge un mero dato di fatto: i diritti delle donne riguardano circa la metà della popolazione mondiale. Le questioni relative all’uguaglianza di genere torneranno quindi sempre più spesso a essere oggetto di discussione nell’agenda politica e sociale.
Le dinamiche globali sono complesse e in molte parti del mondo le donne continuano a subire pesanti limitazioni dei loro diritti. Contemporaneamente, questa stessa realtà dimostra quanto siano fondamentali questi diritti. Le donne che vivono in prima persona la discriminazione o l’oppressione spesso si battono per il cambiamento con grande determinazione. Difficilmente questo impegno potrà essere ridotto nel lungo periodo, rimanendo un’importante forza trainante per il progresso.
Quali insegnamenti ha tratto dalla sessione della CSW di quest’anno che porterà con sé in Svizzera?
Un insegnamento che porterò con me da questa sessione è che l’adozione di un testo per consenso non è affatto scontata, persino all’interno di organi dove tradizionalmente non si vota. Fino alla fine dei negoziati a New York non era chiaro se il testo fosse stato adottato. Molte ministre e molti ministri hanno potuto sperimentare in prima persona quanto possano essere impegnativi e complessi questi processi. Per quanto riguarda i contenuti, ho preso consapevolezza dell’importanza di sistemi giuridici funzionanti. Le discussioni hanno dimostrato ancora una volta che i diritti hanno valore solo nella misura in cui sono effettivamente applicati. Gli impegni internazionali e le garanzie legali sono efficaci solo se le persone colpite hanno accesso alla giustizia e se le violazioni dei diritti prevedono anche conseguenze.
Soprattutto nell’ambito dei diritti delle donne, la questione della responsabilità è cruciale. Senza istituzioni funzionanti, tribunali indipendenti e procedure chiare, molto rimane sulla carta.
Il dibattito della CSW di quest’anno sull’accesso alla giustizia ha quindi sottolineato un messaggio importante: il rafforzamento dello Stato di diritto e delle istituzioni è una componente centrale della promozione dei diritti delle donne, sia a livello internazionale che nel contesto nazionale.
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