L’alba di un’era più giusta: lo Zimbabwe dice addio alla pena di morte
Nel dicembre del 2024, sancendo l’abolizione della pena di morte, lo Zimbabwe ha compiuto un passo storico che rinvigorisce il suo impegno a favore dei diritti umani: un importante traguardo frutto di anni di attività politica, in cui la Svizzera – attraverso la sua Ambasciata a Harare – ha ricoperto un ruolo chiave guidando i dibattiti e incoraggiando il dialogo.

Il 21 dicembre 2024 lo Zimbabwe ha promulgato una legge per abolire la pena di morte, conseguendo così una pietra miliare per i diritti umani. La decisione, che prevede una riforma del sistema giudiziario, mira a corroborare l’impegno del Paese a favore della dignità e dei diritti umani.
Questa riforma storica è frutto di un’incessante attività di cooperazione tra rappresentanti governativi zimbabwani, società civile locale e molteplici partner internazionali. Tra essi vi è anche la Svizzera, che – attraverso la sua Ambasciata a Harare – ha operato in modo determinante ma discreto, lontano dai riflettori. Il processo è iniziato con un attento esame dei gruppi di interesse, che ha rivelato non solo un intreccio di attori e organizzazioni a favore delle riforme, ma anche l’impellente necessità di un maggiore impegno da parte del Governo.
Dialogo con i vari gruppi sociali
In questo contesto, l’Ambasciata di Svizzera si è impegnata con il Centre for Applied Legal Research (CALR) per superare le divergenze, organizzando incontri specifici con importanti ministeri, in particolare il Ministero della giustizia, della legge e degli affari parlamentari (MoJLPA). Il loro impegno ha contribuito a mobilitare il sostegno di vari gruppi sociali e ha posto le basi per le consultazioni di alto livello, che hanno raccolto il sostegno svizzero e hanno visto la partecipazione di rappresentanti governativi, società civile, leader religiosi nonché esperte ed esperti internazionali.
Le consultazioni, svolte direttamente in loco nelle dieci province dello Zimbabwe, hanno ulteriormente evidenziato l’esigenza di un cambiamento. La gente comune del Paese, che in gran parte non aveva mai vissuto l’esperienza di un dibattito sulla pena di morte, si è presto appropriata della tematica, comprendendone le ripercussioni sui diritti umani e sulla giustizia sociale.
Lo Zimbabwe compie un importante passo per diventare un Paese più giusto: non si tratta solo di una riforma del sistema giuridico, ma anche di un risveglio della coscienza nazionale.
«Lo Zimbabwe compie un importante passo per diventare un Paese più giusto: non si tratta solo di una riforma del sistema giuridico, ma anche di un risveglio della coscienza nazionale», ha dichiarato un avvocato del Paese – un’opinione condivisa in un articolo di recente pubblicazione anche da Virginia Mabhiza, procuratrice generale dello Zimbabwe, che ha definito la decisione come un momento di trasformazione nazionale.
Durante tutto il processo sono stati fondamentali gli incontri di sensibilizzazione, decisivi per ragguagliare i parlamentari sul costo umano della pena di morte nonché per assicurare che il potere legislativo fosse informato e davvero di supporto.
Da tutti i gruppi sociali si sono sollevate voci a favore dell’abolizione, trasformando la legge in un barlume di speranza, nella promessa di una giustizia trasparente, responsabile e rispettosa di ogni essere umano.
Consulenza tecnica e strategica della Svizzera
Il contributo della Svizzera è stato discreto, ma dagli effetti innegabili: l’Ambasciata a Harare ha fornito importanti servizi di assistenza tecnica e consulenza strategica, con cui ha contribuito ad adeguare le migliori prassi internazionali al contesto unico dello Zimbabwe. Il sostegno fornito dall’Ambasciata e dal CALR è stato determinante per tradurre le ambizioni politiche in una riforma concreta e lungimirante, grazie a cui lo Zimbabwe ora figura tra i Paesi impegnati per un sistema giudiziario più umano.
Per molti cittadini e cittadine zimbabwani non si tratta solo di un trionfo giuridico, ma di un chiaro riconoscimento del proprio diritto a condurre una vita dignitosa. Ora che lo Zimbabwe avvia questo nuovo capitolo, lo spirito di cooperazione che ha favorito l’abolizione della pena di morte funge da esempio per iniziative future in materia di diritti umani, oltre a testimoniare quanto può essere conseguito quando gli esponenti di rilievo del Governo, la società civile e i partner internazionali lavorano insieme per creare più giustizia.
Impegno del DFAE per l’abolizione della pena di morte
Nella Strategia di politica estera 2024–2027, la Svizzera si è posta l’obiettivo di promuovere attivamente l’abolizione della pena di morte nel mondo. Il nostro Paese rifiuta risolutamente questa pena, poiché in contrasto con il diritto fondamentale alla vita e alla dignità umana. Pertanto, con il suo operato, il DFAE mira a ottenere un più ampio riconoscimento di questo principio e a mettere in evidenza l’incompatibilità tra la pena di morte e il rispetto dei diritti umani. A tale scopo impiega i seguenti strumenti di politica estera.
- Diplomazia: la Svizzera intrattiene colloqui con Stati che applicano ancora la pena di morte e li incoraggia ad abolirla o perlomeno a limitarne o a interromperne l’esecuzione.
- Rafforzamento delle norme internazionali: la Svizzera si adopera per una normativa internazionale più incisiva sulla limitazione della pena di morte, anche assumendo un ruolo trainante nelle iniziative dell’ONU e sostenendo istituzioni regionali.
- Cooperazione internazionale: la Svizzera si impegna per conseguire progressi concreti nell’ambito dell’abolizione della pena di morte insieme agli Stati e alle organizzazioni della società civile che condividono le sue convinzioni.
Queste attività sono coordinate dalla Divisione Pace e diritti umani (DPDU) in seno alla Segreteria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). La DPDU dispone di una visione d’insieme sulle misure multilaterali e bilaterali nonché di fondi di bilancio per sostenere progetti contro la pena di morte. Le rappresentanze della Svizzera all’estero osservano invece la situazione nei Paesi che non hanno ancora abolito questa pena e, tenendo in considerazione le specificità locali, intrattengono dialoghi su questa tematica con le autorità e la società civile, che poi sostengono nell’attuazione delle misure (come nel caso dello Zimbabwe).
Abolizione universale della pena di morte – Piano d’azione 2024–2027
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