Perché e come la Svizzera rende operativa la partecipazione delle donne ai processi di pace
Come si può salvaguardare la partecipazione significativa delle donne ai processi di pace in un momento in cui i loro diritti sono sempre più spesso messi in discussione? Questa domanda è stata al centro del secondo incontro in presenza della rete SWiPP (Swiss Women in Peace Processes) tenutosi alla fine di gennaio a Ginevra, dove è stato esplorato il modo in cui le competenze, la capacità di stabilire contatti e il coraggio istituzionale possono tradursi in risultati concreti e più duraturi.

Intervista a Sibylle Obrist, capo supplente della Divisione Pace e diritti umani (DPDU) del DFAE
La SWiPP, sostenuta dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in collaborazione con il Centro di studi sulla sicurezza del Politecnico di Zurigo e Swisspeace, riunisce rappresentanti dell’Amministrazione pubblica, del mondo accademico e della società civile allo scopo di rafforzare le competenze della Svizzera e le sue possibilità di cooperazione nell’ambito della partecipazione delle donne ai processi di pace.

Signora Obrist, Lei ha appena tenuto il discorso di chiusura del secondo incontro SWiPP in presenza: un’intera giornata di discussioni sul ruolo delle donne, e in particolare delle donne svizzere, nei processi di pace. Che cosa l’ha colpita maggiormente delle discussioni di oggi?
Sibylle Obrist: Ciò che mi ha colpito di più è stata la chiarezza con cui le relatrici e le partecipanti all’incontro, hanno descritto il momento attuale. I passi indietro rispetto ai diritti delle donne sono molto evidenti e tangibili, anche nei contesti in cui sono in corso processi di pace. E tuttavia si percepisce una forte determinazione. Il dibattito ha dimostrato che, nonostante un ambiente politico più rigido, c’è spazio per l’impegno strategico, il coraggio istituzionale e le scelte deliberate che garantiscano una partecipazione significativa delle donne ai processi di pace. Non per fattori ideologici, ma perché sappiamo che i risultati dei processi inclusivi, che coinvolgono le donne, sono più durevoli e sostenibili.
L’evento ha riunito un’ampia gamma di attori. Perché questa diversità è importante per l’impegno della Svizzera in materia di donne, pace e sicurezza?
La forza della Svizzera risiede nel suo ecosistema e nelle sue competenze. Riunire rappresentanti di governi, società civile, mondo accademico e associazioni che operano sul campo permette di affrontare le sfide da più punti di vista. Ma questo da solo non basta; ciò che conta è il modo in cui queste prospettive sono connesse e tradotte in pratica. La rete SWiPP svolge un ruolo importante proprio in questo senso, favorendo lo scambio, creando un clima di fiducia e aiutandoci ad agire in modo più coerente tra le istituzioni.
Lei ha sottolineato che la partecipazione significativa è una questione politica piuttosto che tecnica. Che cosa significa in pratica?
Significa riconoscere che l’inclusione non è automatica, ma richiede un’organizzazione specifica dei processi di pace, decisioni consapevoli su chi viene consultato e su quali conoscenze vengono valorizzate. La partecipazione significativa è una questione di influenza, non di presenza. Questo vale sia ai tavoli negoziali formali che a livello locale, dove spesso la pace viene concretamente costruita e sostenuta. Nel mondo attuale, la pace tende a proporsi come un processo «da uomo a uomo» e transazionale, dobbiamo proporre altre strade.
Quale ruolo vede per la rete SWiPP in futuro?
Mi aspetto che la SWiPP continui a essere uno spazio dove non si riflette solo sulle sfide, ma si contribuisce attivamente a individuare delle risposte: una rete che si rivolge onestamente alle istituzioni, compreso il DFAE, genera idee e, se necessario, contrasta il rischio dell’autocompiacimento. Dal punto di vista della DPDU, la SWiPP è un partner che ci aiuta a pensare meglio e ad agire in modo più strategico e ambizioso per promuovere la partecipazione delle donne ai processi di pace.
Qual è il valore aggiunto delle reti? Non si rischia che il dialogo coinvolga solo persone che la pensano già nello stesso modo?
Le reti apportano un valore aggiunto alla diplomazia e alla costruzione della pace perché creano un clima di fiducia e spazi in cui voci diverse possono connettersi, confrontarsi e collaborare. Funzionano come centri di competenza, riunendo operatrici e operatori, responsabili a livello politico e altri attori che possono attingere alle reciproche esperienze per dare risposte innovative a sfide politiche complesse.
Per le donne costruttrici di pace, in particolare, le reti svolgono un ruolo fondamentale. Agiscono come ponti con i centri di potere e come punti di accesso ai processi decisionali, che troppo spesso sono stati preclusi alle donne. Forniscono reti di sicurezza, punti di contatto e solidarietà a cui le donne possono rivolgersi nei momenti di difficoltà o di rischio. Le reti alimentano anche l’apprendimento collettivo e la co-leadership intergenerazionale, consentendo alle nuove generazioni di portare avanti e ampliare il lavoro di chi le ha precedute.
Nei processi di pace, le reti di donne sono ancora un fattore poco apprezzato quando si tratta di garantire l’effettiva attuazione degli accordi. Eppure, la loro azione di «advocacy» collettiva aiuta a sostenere lo slancio, a responsabilizzare le istituzioni e a mantenere le comunità impegnate nella costruzione di una pace duratura. In breve, le reti non sono solo motori di competenze e connessioni, ma anche strumenti diplomatici flessibili che rafforzano l’inclusione, la resilienza e l’innovazione nel panorama della pace e della sicurezza.
Infine, quale messaggio desidera che le partecipanti traggano da questo evento?
Spero che colleghe e partner portino con sé un rinnovato senso di responsabilità. Il lavoro che facciamo in questo campo non è una questione secondaria: è essenziale per garantire una pace duratura ed è una priorità per la Svizzera. Il dialogo di oggi ha dimostrato che il nostro Paese dispone delle competenze e dei partenariati necessari per fare la differenza. Adesso occorre alimentare ulteriormente questo slancio per tradurlo in azioni concrete.
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