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Pubblicato il 1 febbraio 2026

Buoni uffici

I buoni uffici della Svizzera vantano una lunga tradizione. Grazie alla sua indipendenza e imparzialità, al suo sistema democratico basato sullo scambio, sull’equilibrio e sul compromesso, e alla sua esperienza con la diversità culturale, la Svizzera crea un clima di fiducia e può costruire ponti dove altri non riescono ad avanzare.

Immagine in bianco e nero: in una sala conferenze sono disposti in cerchio sette tavoli, ai quali siedono numerosi uomini.

Nell’ambito del diritto internazionale pubblico e delle relazioni internazionali, la nozione di «buoni uffici» ai sensi dello Statuto dell’ONU designa tutte le iniziative diplomatiche e umanitarie di un Paese terzo o da un’istituzione neutrale, il cui scopo è la risoluzione o il superamento di un conflitto bilaterale o internazionale.

Che cosa sono i buoni uffici?

I buoni uffici sono uno strumento di politica estera e comprendono gli sforzi di una terza parte tesi a contribuire alla risoluzione pacifica di un conflitto tra due o più parti.

I buoni uffici della Svizzera si suddividono in tre categorie:

  • mandati in qualità di potenza protettrice: assunzione di una parte delle funzioni consolari e/o diplomatiche se due Stati interrompono totalmente o parzialmente le loro relazioni;
  • Stato ospite: assunzione del ruolo di Stato ospite per conferenze internazionali o incontri di altro livello;
  • mediazione: agevolazione del dialogo (facilitazione) o intercessione nei conflitti (mediazione).

Quando si ricorre ai buoni uffici?

La Svizzera offre i suoi buoni uffici:

  • quando, attraverso la sua competenza e la sua reputazione, può creare un valore aggiunto;
  • se vengono richiesti da parte di una o più parti in conflitto;
  • se servono a perseguire i suoi interessi (pace, sicurezza, stabilità, benessere economico e sociale in Svizzera e a livello internazionale).

Che cosa può offrire la Svizzera?

Potenza protettrice

Per tradizione, la Svizzera assume mandati in qualità di potenza protettrice: il loro numero varia e dipende dallo stato dei conflitti nel mondo. La Svizzera può assumere un mandato su richiesta, ovvero se due Stati hanno deciso di interrompere le reciproche relazioni diplomatiche e/o consolari. Con il consenso di tutte le parti interessate, la potenza protettrice assume il mandato concordato con lo Stato mandante per fornire protezione alla popolazione di tale Stato e/o per rappresentare i propri interessi nello Stato ospite. I mandati in qualità di potenza protettrice consentono agli Stati, in caso di crisi, di mantenere un livello minimo di relazioni o di comunicazione. A gennaio 2025, la Svizzera deteneva otto mandati in qualità di potenza protettrice.

Stato ospite

In quanto Paese neutrale, la Svizzera mantiene una vasta rete di ambasciate in tutte le regioni del mondo e investe nel mantenimento di buone relazioni con tutti i Paesi. La Svizzera viene periodicamente interpellata per organizzare colloqui di pace, negoziati e incontri di alto livello.

La Ginevra internazionale è particolarmente adatta a questo scopo, in quanto quasi tutti i Paesi sono presenti attraverso le proprie rappresentanze diplomatiche e la città sul Lemano è sede di numerose organizzazioni internazionali (come l’ONU e il CICR), di molte organizzazioni non governative e istituzioni economiche e scientifiche. Negli ultimi 50 anni e oltre, la Svizzera si è distinta in particolare come sede di importanti conferenze. Per esempio, durante il periodo della Guerra fredda negli anni Ottanta ha ospitato importanti conferenze sul disarmo tra Est e Ovest, nello specifico la seconda fase della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) tra il 1972 e il 1975. In questo modo, ha contribuito ad allentare la tensione tra le due parti divise dalla cosiddetta cortina di ferro e a porre fine alla guerra fredda. Ancora oggi, la Svizzera rimane un’importante piattaforma per incontri di decisori di alto livello, delicati processi negoziali e innumerevoli colloqui di pace.

Facilitazione e mediazione

Per risolvere i conflitti si ricorre agli strumenti della facilitazione e della mediazione. Il processo di facilitazione prevede che la Svizzera faccia sedere le parti in conflitto allo stesso tavolo ma non partecipi al loro dialogo. Mentre quando la Svizzera sostiene i processi di pace anche nei contenuti e partecipa attivamente alla ricerca di soluzioni, si parla di mediazione. La mediazione e la facilitazione sono processi che solitamente si svolgono dietro le quinte e richiedono competenza, discrezione e perseveranza.

Negli ultimi decenni la Svizzera ha accompagnato più di 30 negoziati di pace in oltre 20 Paesi, per esempio in Mozambico: nel 2013 in questo Stato dell’Africa orientale è nuovamente divampata la guerra civile. Nel 2016 il Governo e l’opposizione hanno chiesto alla Svizzera i suoi buoni uffici. Il nostro Paese ha svolto il ruolo di mediatore nei negoziati, sfociati in un accordo di pace il 6 agosto 2019. In passato, la Svizzera ha svolto un ruolo centrale nei processi di pace in Burundi, Colombia, Myanmar e Sudan. La Svizzera è attualmente coinvolta attivamente nella mediazione o nel sostegno di dialoghi, facilitazioni e processi negoziali nei seguenti contesti: Colombia, Libia, Siria, Kosovo e Serbia, Libano, Georgia e Sri Lanka – solo per citarne alcuni.

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