IC Forum: una piattaforma che mette al centro la pace
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha scelto la pace come tema principale della terza edizione dell’International Cooperation Forum (IC Forum). L’evento offre un’opportunità unica per condividere idee, discutere e lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo. Oltre all’IC Forum, la Svizzera si impegna per la pace, una delle priorità della sua politica estera, in modo molteplice e complementare, per esempio come Stato garante in Colombia, sostenendo circoli di donne in Mali o in varie missioni di mantenimento della pace sotto l’egida dell’ONU.
Sicurezza e stabilità, comprensione e unità. Al di là dell’assenza della guerra, la pace può assumere molte forme. Può essere descritta e vissuta in modo diverso. «What is peace?» è giustamente la domanda alla base della terza edizione dell’IC Forum. Organizzato dal DFAE l’11 e il 12 aprile 2024 a Basilea, in collaborazione con la Segreteria di Stato dell’economia del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, l’evento pone la pace al centro dei dibattiti e degli scambi di opinioni che riuniranno personalità politiche nonché esperte ed esperti della società civile, del mondo accademico e del settore privato.
La pace è una delle condizioni essenziali per la prosperità e la sostenibilità. È anche un tema centrale e complesso al centro della politica estera della Svizzera, dal momento che figura tra le priorità della nuova Strategia di politica estera 2024–2027. In un mondo in cui crisi e conflitti si moltiplicano, porre la pace al centro dell’IC Forum è un richiamo all’azione per tutti noi. «Dalle discussioni, dagli incontri, dal confronto di idee e dalla conoscenza nasceranno proposte di soluzioni concrete per rispondere alle questioni legate alla pace», sottolinea Patricia Danzi, direttrice della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE. L’IC Forum è una piattaforma che consente di intraprendere questo percorso.
Riflettori puntati su innovazione e giovani
Anche l’innovazione è parte dell’IC Forum. Nell’ambito dell’IC Award 2024 sono stati selezionati dieci progetti di piccole e medie imprese (PMI) e di startup svizzere con un forte potenziale nel campo della cooperazione internazionale. I progetti in lizza per l’IC Award combinano tecnologia, sicurezza alimentare e sviluppo economico spaziando dal sostegno ai piccoli produttori di caffè nelle zone di conflitto a un portale digitale per la formazione medica e l’istruzione nei Paesi a basse risorse e ai sistemi di trattamento dell’acqua a energia solare. Il tutto al servizio della pace. L’11 aprile il consigliere federale Ignazio Cassis consegnerà i tre premi in palio alle vincitrici e ai vincitori.
L’IC Forum dà voce anche ai giovani. A 13 giovani provenienti da diverse regioni linguistiche è stato chiesto di riflettere su come agire per la pace. Ne è risultato un manifesto, che sarà svelato alla presenza del capo del DFAE, in cui i giovani descrivono il loro impegno personale e quotidiano, le loro responsabilità e i loro doveri a favore della pace.
La Svizzera ha sviluppato un’esperienza di lunga data in questo settore e ha iscritto la sua capacità di «costruire ponti» nel suo DNA in politica estera. Le attività politico-diplomatiche, per esempio nell’ambito della mediazione, sono complementari allo sviluppo di prospettive sociali, economiche e politiche. Diversi dipartimenti dell’Amministrazione federale si impegnano per la pace in modo molteplice e complementare, lavorando in collaborazione con partner del mondo accademico, del settore privato e della società civile.
Qui di seguito cinque esempi che provengono dal DFAE, dal Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).
La Svizzera si impegna per la pace in Colombia da oltre 20 anni. Le sue attività fanno parte di un programma di cooperazione internazionale per una Colombia pacifica, inclusiva e prospera, attuato dalla Divisione Pace e diritti umani (DPDU) e dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE insieme alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) del DEFR. L’azione della Svizzera in questo Paese è quindi chiaramente complementare. In effetti, ogni unità contribuisce alla promozione della pace in base alle sue peculiarità: per esempio, la DPDU nell’ambito delle sue attività legate alla politica di pace, la DSC attraverso i progetti di sminamento e il sostegno al fondo delle Nazioni Unite per il consolidamento della pace, e la SECO mediante un progetto basato sulla catena di valore (cacao, caffè, oro artigianale) che offre un reddito stabile e regolare alla popolazione colpita.
Sotto la responsabilità dalla DPDU, la Svizzera accompagna l’attuazione dell’accordo di pace del 2016 con le ex Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), concentrandosi in particolare sulla partecipazione politica e sull’analisi del passato. In Colombia sono in corso contemporaneamente diversi negoziati di pace.
Da ottobre 2023, la Svizzera, insieme ad altri Stati, è ufficialmente garante nei negoziati di pace tra il Governo e il gruppo ribelle EMC FARC-EL (Estado Mayor Central de las FARC-EP). In questo contesto, è presente durante i negoziati e fornisce sostegno politico e assistenza tecnica nel corso del processo. Da novembre 2022, è anche membro del gruppo di accompagnamento del processo di pace con l’Esercito di liberazione nazionale (Ejército de Liberación Nacional, ELN).
Il seggio presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fino alla fine del 2024 le consente, inoltre, di esercitare un’influenza positiva sul dossier colombiano a New York. Qui, in collaborazione con il Governo colombiano, nell’ottobre del 2023 la Svizzera ha organizzato un evento per lanciare il primo piano d’azione del Paese su donne, pace e sicurezza. Il Consiglio di sicurezza si è inoltre recato in Colombia nel febbraio del 2024, sotto la co-presidenza della Svizzera, per farsi un’idea del processo di pace nel Paese.
Grazie alla sua lunga esperienza nell’affrontare le cause strutturali dei conflitti, la DSC può contribuire, attraverso la cooperazione allo sviluppo, l’aiuto umanitario e la costruzione della pace, alla prevenzione dei conflitti, alla coesione sociale, ma anche alla creazione di istituzioni inclusive e trasparenti. La DSC è, per esempio, attiva nel Sahel, Paese che sta affrontando una crisi multidimensionale, caratterizzata dall’espansione di vari gruppi armati e da una serie di colpi di Stato.
Nel cuore di questa regione, il Mali sta attraversando una fase di transizione complessa. Molte zone del Paese devono far fronte a livelli elevati di violenza e a difficoltà di approvvigionamento dei servizi di base, che minacciano gran parte della popolazione. Da molti anni la Svizzera sostiene il processo di pace con varie iniziative. Nell’ambito del suo impegno, la DSC promuove l’inclusione delle donne negli sforzi di pace a livello locale e nazionale. Attraverso il sostegno finanziario, tecnico e politico, la Svizzera contribuisce a rafforzare la partecipazione delle donne al processo di pace appoggiando due organizzazioni, una multilaterale (UN Women) e l’altra locale, l’ONG Women in Law & Development Africa (WILDAF).
L’ONG WILDAF organizza circoli di donne provenienti da tutte le regioni del Mali, senza distinzione di classe, origine, religione o affiliazione politica, per incoraggiarle e aiutarle a partecipare attivamente al processo di pace e di riconciliazione in Mali. I circoli permettono innanzitutto una maggiore comprensione delle sfide legate a situazioni di conflitto e sono anche un luogo in cui le donne possono condividere le loro esperienze e parlare insieme del futuro del Paese. Nel corso delle discussioni, strutturate intorno alle loro storie di vita, prende forma il loro ruolo di garanti della pace. Questi circoli sono una fonte d’ispirazione che consente loro di agire sul campo per promuovere la riconciliazione e la conciliazione. Diverse donne che vi hanno partecipato occupano ora posizioni in seno al Consiglio nazionale di transizione del Mali. Da quando sono stati lanciati nel 2015, nel Paese sono già stati organizzati oltre 200 circoli di pace a cui hanno partecipato circa 3000 donne.
Come dimostra l’esempio della Colombia, l’attività della Svizzera nell’ambito della politica di pace, in particolare come mediatrice, è apprezzata e stimata in tutto il mondo. La mediazione è un lavoro di squadra. Le mediatrici e i mediatori dipendono da servizi di sostegno solidi e da partner affidabili che intervengono prima e durante i negoziati di pace (analisi approfondita del conflitto, formazione alla negoziazione per le parti in conflitto o messa a disposizione di competenze specifiche). Con il Mediation Support Project (MSP), dal 2005 il DFAE dispone di una struttura di sostegno tecnico eccellente e collaudata, che ha contribuito in modo significativo agli sforzi di mediazione in corso del DFAE, come per esempio in Nigeria e nel Sudan del Sud. L’MSP è un’associazione di imprese tra swisspeac (en) (Basilea) e il Politecnico federale di Zurigo (de) (PFZ). Si distingue per il suo carattere fortemente svizzero e per la sua forza innovativa. Nel 2023 il DFAE ha rinnovato il suo partenariato con l’MSP e può quindi contare sul suo supporto professionale negli attuali sforzi di mediazione fino al 2026.
L’Esercito svizzero si impegna nella promozione militare della pace. Dal Khartum a Islamabad, passando per Il Cairo e Goma, circa 40 militari svizzeri partecipano a diverse missioni di mantenimento della pace dell’ONU in qualità di osservatori militari, ufficiali di Stato maggiore o ufficiali di collegamento. Due contingenti svizzeri sono inoltre schierati nei Balcani occidentali: fino a 215 militari nella Kosovo Force (KFOR) e fino a 20 militari nella Forza dell’Unione europea in Bosnia e Erzegovina (EUFOR).
Dal 2006 l’Esercito svizzero sostiene anche centri di formazione regionali nell’ambito della promozione della pace in Africa, dove invia esperte ed esperti e finanza corsi. L’impegno della Svizzera si concentra attualmente sull’International Peace Support Training Center (IPSTC) in Kenia. Il centro, situato a Nairobi, offre formazioni e attività di ricerca per il personale civile, militare e di polizia su molti aspetti delle operazioni di promozione della pace. L’Esercito svizzero sostiene anche il Kofi Annan International Peacekeeping Center (KAIPTC) con sede ad Accra, in Ghana: una piattaforma internazionale che riunisce leader politici, esponenti della diplomazia, esperte ed esperti per dialogare e scambiare opinioni sulle questioni di pace e di sicurezza in Africa. Tre ufficiali svizzeri sono distaccati in ognuno di questi due centri.
Un altro aspetto dell’impegno dell’Esercito svizzero per la pace è lo sminamento umanitario. In linea con gli obiettivi del Piano d’azione per la lotta contro le mine 2023–2026 del DDPS e del DFAE, l’Esercito svizzero invia esperte ed esperti che vengono integrati nel programma di sminamento dell’ONU (UNMAS).
La promozione della pace è uno dei risultati ottenuti dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nell’ambito del suo impegno per lo sviluppo economico dei suoi Paesi partner. Ciò vale in particolare per il commercio di materie prime. Questo commercio è essenziale per l’economia mondiale e svolge un ruolo importante nell’organizzazione dei flussi delle risorse vitali che sono alla base della crescita economica, in particolare prodotti come il petrolio, il gas, i minerali e i metalli.
Dal 2015 la SECO sostiene un gruppo di lavoro dell’iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI). L’obiettivo è migliorare la trasparenza del commercio di materie prime e contribuire all’elaborazione di una norma di trasparenza mondiale per le aziende che acquistano petrolio, gas, e minerali nei Paesi ricchi di risorse naturali.
Grazie a questi progressi nell’ambito della trasparenza, ma anche della responsabilità e del buongoverno, i contributi della SECO permettono di prevenire i conflitti e di promuovere indirettamente la pace.