Kakuma: creare competenze professionali nel cuore di un campo profughi


Un uomo ripara un computer nel suo laboratorio, davanti a sei visitatori.
Nel suo negozio, Alfadil Abdallah ripara computer e cellulari. © Fabian Urech/DSC © Fabian Urech/DEZA

Attraverso corsi pratici di vario genere, questo progetto pilota della DSC trasmette ai rifugiati e alla popolazione locale di Kakuma conoscenze professionali che permettono loro di guadagnarsi da vivere. Durante la prima fase del progetto, avviato nel 2013, più di 500 giovani hanno ricevuto una formazione. La seconda fase è iniziata l’estate 2016.

Paese/Regione Tema Periodo Budget
Kenia
Migrazione
Vocational training
Istruzione
Diritti umani
Trasferimenti forzati (rifugiati, sfollati interni, tratta di esseri umani)
Formazione professionale
Capacità di base per la vita
Diritti dell'uomo (diritti delle donne inclusi)
01.07.2016 - 30.06.2019
CHF 2'050'000

La cittadina di Kakuma è situata nel Nord-ovest del Kenya. Arrivandoci, nulla fa supporre che a solicento chilometri più a nord si stia vivendo una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. In Sud Sudan sono nuovamente scoppiati degli scontri. Il Paese rischia il collasso ed è sull’orlo di una carestia.

Negli ultimi anni centinaia di migliaia di sudanesi del Sud sono fuggiti dalla loro terra, diventata ormai inospitale. Dal 2013, 50000 persone hanno raggiunto Kakuma. Qui, sulla sponda di un fiume in secca, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) gestisce uno dei più grandi campi profughi al mondo: accoglie 180000 persone, la metà delle quali originarie del Sud Sudan.

Un enorme villaggio

Quello che nel 1992 era stato pensato come un alloggio di fortuna temporaneo per poche migliaia di persone, oggi è diventato un insediamento gigantesco. Pare di essere in un enorme villaggio: ovunque ci sono piccoli negozi, moto taxi, scuole, campi da basket. Molti rifugiati vivono qui da anni, parecchi giovani ci sono nati, sei residenti su dieci sono minorenni. Dal momento che non è consentito lasciare il campo senza autorizzazione, per molti questo è l’unico mondo conosciuto.

Alfadil Abdallah è comunque felice di trovarsi qui. Ha 28 anni ed è originario del Darfur, provincia situata nella parte occidentale del Sudan e dove da oltre un decennio infuria la guerra. Cinque anni fa è fuggito con la sorella nel Sud Sudan e poi in Kenya. L’uomo si è separato dalla sorella durante il viaggio. Con la famiglia ha da tempo perso ogni contatto. Un destino condiviso con molti profughi a Kakuma.

Abdallah siede davanti a un computer in uno dei numerosi rifugi di lamiera ondulata. «Hong Kong Centre» è il nome del negozietto che ha aperto l’anno scorso assieme ad alcuni amici. Nel centro si riparano computer e telefoni cellulari. «Sta andando bene e sono molto grato di avere la possibilità di costruirmi un futuro». Il sudanese è uno dei primi partecipanti al programma di formazione «Skills for Life», progetto sostenuto dalla DSC e trasformato in realtà da Swisscontact. Lo scopo è di offrire una formazione professionale ai giovani. Il programma propone dei corsi della durata di tre-cinque mesi in dodici ambiti artigianali, per esempio vengono trasmesse alcune conoscenze di informatica o si impara l’arte del parrucchiere o del sarto. «Molti neodiplomati hanno già avviato una piccola attività commerciale», spiega il responsabile del progetto Joseph Lenakiyo. «Quando faranno ritorno in patria, grazie a queste abilità avranno la possibilità di iniziare una nuova vita».

Professioni adeguate ai bisogni locali

Durante la prima fase sono stati 580 i giovani che, come Alfadil, hanno seguito una formazione. Il progetto «Skills for Life», entrato nella sua seconda fase nell’estate del 2016, si prefigge di formare ulteriori 2500 persone in 13 professioni che permettono di soddisfare i bisogni locali. Donne e uomini tra i 15 e i 25 anni acquisiscono competenze negli ambiti dell’agricoltura, della meccanica, della muratura, della gestione dei rifiuti, della ferriera e delle apparecchiature. Altri si perfezionano nella riparazione di materiale informatico, nel campo dell’abbigliamento e dell’acconciatura.

Gli imprenditori di Kakuma, dal canto loro, rivestono il ruolo di formatori e condividono le loro conoscenze in materia di gestione di piccole imprese. Il progetto non ha dimenticato gli analfabeti: oltre 800 persone hanno seguito corsi per imparare a leggere, scrivere e fare di calcolo.

 

(Estratto di un articolo di Fabian Urech per Un solo mondo N. 4/dicembre 2016).