Schengen/Dublino: una frontiera comune

La guardia di confine controlla il passaporto svizzero e la carta d'identità
La guardia di confine controlla il passaporto svizzero e la carta d'identità © AFD

Da tempo la garanzia della sicurezza interna e la gestione dei moti migratori non sono più questioni puramente nazionali ma richiedono invece un approccio concertato e coerente da parte degli Stati europei. Con l’introduzione di Schengen è pertanto stato messo in campo uno spazio comune interno europeo senza frontiere interne.

La partecipazione a Dublino fissa criteri uniformi per l’esame di una domanda d’asilo, in modo che un unico Stato sia competente per una data domanda d’asilo. Grazie alla banca dati elettronica EURODAC, nella quale sono raccolte le impronte digitali dei richiedenti l’asilo, è possibile individuare le persone che hanno già presentato domande di asilo in altri Stati e ricondurle verso il Paese incaricato della procedura. 

Lo spazio Dublino si compone di tutti gli Stati membri dell'UE. Lo spazio Schengen, invece, comprende, in linea di principio, gli Stati membri dell'Unione europea, anche se il Regno Unito e l'Irlanda non applicano tutti i regolamenti di Schengen, e la Bulgaria, la Romania, Cipro e la Croazia non li applicano ancora integralmente. Gli Stati associati (Svizzera, Norvegia, Islanda e Principato del Liechtenstein) sono gli unici paesi terzi che applicano integralmente le disposizioni di Schengen e Dublino. In qualità di Stato associato, la Svizzera si è impegnata a riprendere gli sviluppi dell'acquis di Schengen e di Dublino. 

Dal 12 dicembre 2008, la Svizzera partecipa in modo operativo al sistema Schengen/Dublino. In qualità di membro associato, la Svizzera si è impegnata a riprendere lo sviluppo del quadro legislativo di Schengen a di Dublino. La collaborazione tra la Svizzera e i paesi europei nell'ambito dell'associazione a Schengen e Dublino apporta vantaggi economici e finanziari. Oltre ai vantaggi economici, Schengen è uno strumento fondamentale per la sicurezza interna. Dublino consente alla Svizzera di realizzare notevoli risparmi per quanto la Svizzera non rappresenta un paese di primo asilo per via della sua posizione geografica.

Diritto della Svizzera di partecipare all’adozione delle decisioni

Nel contesto dell’ulteriore sviluppo del diritto di Schengen e Dublino, la Svizzera non dispone di un diritto di codecisione formale bensì del diritto di partecipare all’adozione delle decisioni. Nel quadro dell’esercizio di tale diritto, la consigliera federale Karin Keller-Sutter, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, partecipa regolarmente alle riunioni dei ministri della giustizia e dell’interno dell’UE. In seno a tali riunioni vengono approvati, di norma parallelamente al Parlamento europeo, tutti i nuovi atti normativi. La Svizzera decide autonomamente se intende recepire o meno un nuovo atto normativo. In caso di mancato recepimento, l’UE e la Svizzera devono adoperarsi per cercare soluzioni pragmatiche. Il rifiuto di adottare un nuovo atto normativo potrebbe portare, in ultima analisi, all’abrogazione degli accordi.