L’aiuto umanitario, uno degli assi d’intervento

Una donna cammina davanti a una tenda di rifugiato.
La violenza in corso in Siria ha costretto milioni di persone a fuggire in esilio. © DSC

Dinanzi all’ampiezza della crisi umanitaria in Siria e nella regione, l’impegno della Svizzera in loco si fonda su tre pilastri: assistere le popolazioni afflitte sul piano umanitario, contribuire alla mediazione di una soluzione politica al conflitto e garantire il rispetto del diritto internazionale. L’accoglienza in Svizzera di rifugiati siriani è un ulteriore segnale di solidarietà verso le vittime della guerra.

La Svizzera s’impegna in maniera coordinata, al fianco della comunità internazionale, per alleviare le sofferenze delle vittime della crisi siriana. Oltre alla DSC, la diplomazia svizzera, la Divisione Sicurezza umana e la Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE operano in nome del Governo svizzero ai seguenti tre livelli.

Aiuto umanitario e promozione della resilienza

L’aiuto umanitario svizzero va in soccorso della popolazione civile nel bisogno, indipendentemente dall’appartenenza etnica, religiosa o politica. L’aiuto è erogato in base alle esigenze e ai principi umanitari (neutralità, imparzialità, indipendenza e umanità). In Medio Oriente la Svizzera si focalizza su quattro ambiti prioritari: contributi monetari e materiali alle organizzazioni, attuazione di progetti propri, distacco di esperti tecnici del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) presso le organizzazioni partner, diplomazia umanitaria e promozione del coordinamento internazionale degli aiuti.

La Svizzera si concentra non soltanto sulla protezione e sull’assistenza alle vittime del conflitto in Siria e ai rifugiati siriani, ma mira anche a rafforzare la capacità di resistenza (resilienza) della popolazione colpita dalla crisi in Siria e nei Paesi limitrofi. A tal fine la DSC sostiene progetti allo scopo di emancipare le popolazioni dal bisogno di assistenza diretta, rendendole autosufficienti e avviandole sulla strada di uno sviluppo sostenibile.

Mediazione di una soluzione politica al conflitto

La Svizzera si adopera sia sul piano internazionale sia a livello locale per creare le condizioni necessarie alla mediazione di una soluzione politica al conflitto siriano. Sostiene gli sforzi dell’inviato speciale dell’ONU per la Siria e lavora in stretta collaborazione con ONG svizzere e internazionali nonché vari attori siriani per individuare e promuovere iniziative per il cessate il fuoco e per una pace duratura. Contemporaneamente identifica e sostiene gruppi della società civile siriana potenzialmente in grado di diventare attori chiave negli sforzi di risoluzione del conflitto.

Difesa del diritto internazionale

La Svizzera, Paese con una lunga tradizione di politica della neutralità e di buoni uffici offerti a tutte le parti in conflitto, ha un ruolo di mediatore privilegiato nella comunità internazionale e di difensore credibile del diritto internazionale umanitario (DIU), dei diritti umani, del dialogo e della risoluzione non violenta dei conflitti. Si batte inoltre affinché tutte le parti in conflitto rispettino il diritto internazionale umanitario.

La Svizzera contribuisce attivamente allo sviluppo di iniziative di giustizia cosiddetta «transizionale» finalizzate a documentare e prevenire le violazioni del DIU. A questo riguardo, nel quadro dell’Assemblea generale e del Consiglio dei diritti umani dell’ONU, ha chiesto a più riprese che il Consiglio di sicurezza dell’ONU deferisca la situazione in Siria alla Corte penale internazionale (CPI) affinché gli autori di crimini di guerra o di crimini contro l’umanità siano tradotti in giustizia, indipendentemente dal loro colore politico.

Accoglienza in Svizzera di persone bisognose di protezione

Parallelamente all’impegno sul piano umanitario e diplomatico, la Svizzera si adopera per accogliere, sul proprio territorio, cittadini siriani particolarmente vulnerabili. Un progetto pilota avviato nel 2013 in collaborazione con l’ACNUR ha permesso a 462 cittadini siriani di stabilirsi in Svizzera (dato aggiornato a metà settembre 2015). Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha svolto una nuova valutazione della situazione, in base alla quale è stata decisa la partecipazione della Svizzera al primo programma europeo di ricollocazione riguardante 40’000 persone bisognose di protezione, deciso nel mese di luglio dall’Unione europea (UE). La Svizzera accoglierà fino a un massimo di 1500 persone già registrate in Italia e in Grecia. Il numero di persone accolte nel quadro di questo programma sarà computato sul contingente di 3000 persone bisognose di protezione fissato dalla Svizzera nel marzo 2015.