Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

OSCE…? Ma cos’è?

Presto detto, si tratta dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Ma di cosa si tratta esattamente? Grazie a giovani protagonisti e rappresentanti della diplomazia scopriamo di più su questa importante piattaforma.

Al servizio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE; in inglese Organisation for Security and Co-operation in Europe, OSCE) @ DFAE

Ci troviamo a Vienna, è il 2014: cosa fa una giovane svizzera, insieme ad altri 56 coetanei, seduta a un tavolo insieme al nostro ministro degli esteri? Lo stesso anno facciamo tappa a Kiev: per quale motivo il brillante diplomatico, all’epoca ancora ambasciatore di Svizzera in Germania, si è recato in tutta fretta nella capitale dell’Ucraina in veste di «inviato personale»? E come mai vediamo un prigioniero varcare con aria sollevata il portone di un carcere ritrovando la libertà? Dietro tutte queste immagini c’è l’OSCE.

L’attività dell’OSCE illustrata da un esempio: la liberazione di un detenuto

Agendo al servizio dell’OSCE, le diplomatiche e i diplomatici svizzeri hanno potuto e possono contribuire in misura determinante ai preparativi per il rilascio di detenuti.

Come può intervenire a volte l’OSCE, accanto a innumerevoli altri progetti? Mandando un suo inviato nel cuore di una crisi

L’ambasciatore a Berlino diventa inviato personale della presidenza dell’OSCE e si affretta verso Kiev. Sta cercando soluzioni per la crisi che nel marzo 2014 – con l’annuncio da parte di Vladimir Putin dell’annessione della Crimea alla Federazione russa – sembra aver raggiunto il culmine.

Un’attività dell’OSCE tra le tante possibili: dar voce alla gioventù

Quasi come in una «vera» riunione dell’OSCE, la ragazza e un nutrito gruppo di coetanei discutono da pari a pari con il presidente in carica dell’OSCE. La giovane partecipa al progetto «Youth for Security and Cooperation», nel cui contesto si sta discutendo un piano d’azione giovanile. Un maggiore coinvolgimento della gioventù attraverso la simulazione dei lavori dell’organizzazione è uno degli obiettivi del «Modello OSCE».

OSCE: la più grande organizzazione regionale per la sicurezza

L’OSCE è la più grande organizzazione per la sicurezza regionale esistente al mondo. Essa conta 57 Paesi membri, detti Stati partecipanti, ed è stata creata nel 1975 – in piena Guerra fredda – con il ruolo di ponte per instaurare la fiducia tra Est e Ovest.

L’OSCE pone al centro delle sue preoccupazioni il tema della sicurezza nella sua accezione più ampia, trattando questioni classiche, come lo scambio di informazioni sulle condizioni delle forze di sicurezza, sulle manovre in programma e sul disarmo. Gli Stati partecipanti discutono di temi legati a compiti di polizia quali la lotta al terrorismo, la cybercriminalità e la protezione delle frontiere. Oltre a organizzare missioni di osservazione elettorale, l’OSCE si impegna anche in favore dei diritti umani e della democrazia, includendo questioni economiche e ambientali, in particolare dove queste problematiche si ripercuotono sulla sicurezza di un Paese.

Oggi l’organizzazione non si trova più al centro dell’attenzione politica come ai tempi della sua creazione durante la Guerra fredda. In quanto utile spazio di dialogo, continua il suo valido lavoro sul territorio e dispone di importanti strumenti che consentono di disinnescare o evitare i conflitti e di rafforzare i diritti umani e la democrazia.

L’OSCE ha sede a Vienna e non solo

  • Gli affari dell’OSCE vengono discussi una volta a settimana dal Consiglio dei delegati permanenti a Vienna (Consiglio permanente)
  • e dal Foro di cooperazione per la sicurezza (FCS).
  • Le attività di progetto concrete sono svolte dalle missioni sul campo, che attualmente sono 16,
  • e dalle istituzioni dell’OSCE:
    • l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani a Varsavia,
    • l’Alto Commissario per le minoranze nazionali all’Aia
    • e il Rappresentante per la libertà dei mezzi di informazione a Vienna. 

Il Consiglio dei ministri dell’OSCE si riunisce una volta all’anno – nel 2020 il consigliere federale Ignazio Cassis vi partecipa in modo virtuale

I ministri degli esteri degli Stati partecipanti si riuniscono una volta all’anno per il cosiddetto Consiglio dei ministri dell’OSCE. Il 3 dicembre il consigliere federale Ignazio Cassis partecipa virtualmente alla conferenza ministeriale 2020, organizzata come sempre dalla presidenza di turno dell’OSCE, e quindi quest’anno dall’Albania.

Ruolo chiave della presidenza

Il Paese di turno alla presidenza svolge un ruolo chiave in seno all’OSCE. Nell’anno di presidenza, i team che lavorano all’OSCE per i vari Stati partecipanti devono essere potenziati, poiché il lavoro da compiere è enorme. A differenza di quanto avviene, ad esempio, al Consiglio d’Europa a Strasburgo, le diplomatiche e i diplomatici del Paese di turno alla guida dell’OSCE preparano tutte le deliberazioni e rappresentano l’organizzazione nei rapporti esterni.

La Svizzera ha presieduto l’OSCE nel 1996 e nel 2014. All’epoca, in una pubblicazione interna del Dipartimento federale degli affari esteri, una nostra diplomatica aveva paragonato l’intenso lavoro nel periodo della presidenza svizzera a quello della centrifuga di una lavatrice.

L’OSCE in breve

  • 1975: nasce la Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE), che nel
  • 1994 viene rinominata Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE)
  • Organizzazione regionale per la sicurezza ai sensi del capitolo VIII dello Statuto delle Nazioni Unite
  • 57 Stati partecipanti: oltre a tutti i Paesi europei, anche gli Stati Uniti, il Canada e tutti gli Stati nati dalla dissoluzione dell’Unione sovietica
  • 6 Paesi del Bacino del Mediterraneo con statuto di partner: Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto, Giordania e Israele 6 Paesi asiatici: Afghanistan, Giappone, Thailandia, Mongolia, Corea del Sud, Australia
  • 16 missioni sul campo, soprattutto nei Balcani, nel Caucaso meridionale e in Asia centrale
  • Budget annuo: circa 150 milioni di Euro (di cui circa il 70 % destinato alle attività sul campo)
  • Piano globale di sicurezza a tre dimensioni:
    • dimensione politico-militare;
    • dimensione economica e ambientale;
    • dimensione umana (diritti umani e democratizzazione)
  • Ruolo chiave della presidenza di turno, che dirige di fatto l’organizzazione
  • Principio del consenso
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