In Afghanistan le donne non possono più lavorare nelle ONG: il DFAE è preoccupato

A un anno dal brusco cambio di potere in Afghanistan, le condizioni di vita di molte persone, in particolare delle donne e delle ragazze, sono peggiorate. Tra le ultime mosse dei Talebani vi è il divieto per le donne di frequentare le università e l’obbligo di sospendere ogni loro attività in organizzazioni non governative (ONG) nazionali e internazionali. Il DFAE è molto preoccupato per questi ultimi sviluppi, anche perché spesso solo il personale femminile ha accesso alle donne e alle loro famiglie.

Alcune frasi tratte dalla dichiarazione.

In una dichiarazione congiunta, gli Stati del G7 insieme ad altri Paesi, tra cui la Svizzera, chiedono che al popolo afghano sia consentito di esercitare i propri diritti umani. © DFAE

29.12.2022 – Déclaration commune des ministres des affaires étrangères sur l’interdiction aux femmes afghanes de travailler pour des ONG

La Suisse appelle les talibans à revenir sur leur décision d’interdire aux femmes de travailler dans les ONG. Ceci menace l’aide d’urgence et les plus vulnérables en Afghanistan.

Déclaration commune (en)

27.12.2022 – Intervista a Ursula Läubli, Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)

Ursula Läubli, capo della Sezione Asia centrale e del Nord della Divisione Asia e America latina della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), commenta le possibili conseguenze dell’annuncio dei Talebani di estromettere le donne afghane dalle ONG nazionali e internazionali.

«Almeno la metà delle persone che dipendono dagli aiuti in Afghanistan sono donne»

Ritratto di Ursula Läubli
Ursula Läubli è a capo della Sezione Asia centrale e del Nord della Divisione Asia e America latina della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). © DSC

In che modo la Svizzera fornisce sostegno umanitario alla popolazione in Afghanistan?

La Svizzera vuole rimanere fedele al proprio impegno anche nell’attuale contesto estremamente difficile e continuare a mostrarsi solidale con il popolo afghano, anche nelle regioni più remote e povere del Paese.

Per attuare il suo programma, la Svizzera collabora con partner afghani e internazionali presenti sul posto. Attraverso i suoi progetti mira a proteggere i diritti umani della popolazione afghana e a soddisfarne i bisogni fondamentali. La sicurezza alimentare, l’istruzione di base e un’agricoltura resistente ai cambiamenti climatici sono altre priorità del nostro Paese.

Quali conseguenze si possono immaginare o prevedere se le donne afghane non potranno più lavorare nelle ONG?

La cooperazione svizzera allo sviluppo ha maturato un’esperienza pluriennale nella collaborazione con la società civile e le organizzazioni femminili in Afghanistan. Senza personale femminile, gli aiuti possono essere dispensati solo in modo selettivo alla popolazione bisognosa, soprattutto nel contesto afghano. Questo ci preoccupa, perché almeno la metà delle persone che dipendono dagli aiuti in Afghanistan sono donne e in molte località solo le collaboratrici femminili hanno accesso a queste ultime e alle loro famiglie. Con le loro competenze e conoscenze tecniche, le donne apportano un valore aggiunto a un’assistenza mirata ed efficace.

Cosa ne pensa dell’ultima decisione dei Talebani?

Il benessere della popolazione è e rimane l’obiettivo primario del sostegno fornito dalla Svizzera. Il nostro Paese si impegna per l’applicazione dei principi umanitari e teme ora che questi non possano più essere rispettati a seguito della decisione dei Talebani, e che non sia più garantito l’aiuto incondizionato alla popolazione in difficoltà.

Aiuto umanitario e migliore garanzia possibile dei mezzi di sostentamento

La Svizzera è riuscita ad adattare il proprio programma di sviluppo alle nuove circostanze venutesi a creare dopo la presa del potere da parte dei Talebani nell’agosto del 2022. In questo modo, come parte della comunità internazionale, ha potuto continuare a fornire aiuti in maniera pragmatica. Con un contributo annuo di circa 30 milioni USD concorre ad alleviare gli enormi bisogni umanitari e a garantire i mezzi di sussistenza nel miglior modo possibile. Nel 2022 una buona metà (il 55%) dei fondi erogati è confluita alle organizzazioni delle Nazioni Unite e al CICR. Il restante 45% è distribuito tra le ONG internazionali (principalmente la Fondazione Agha Khan e il Consiglio norvegese per i rifugiati) e attualmente una ONG afghana.

Per attuare il suo programma, la Svizzera collabora con partner afghani e internazionali presenti sul posto. Attraverso i suoi progetti mira a proteggere i diritti umani della popolazione afghana e a soddisfarne i bisogni fondamentali. La sicurezza alimentare, l’istruzione di base e un’agricoltura resistente ai cambiamenti climatici sono altre priorità del nostro Paese.

Nell’agosto del 2021 la Svizzera ha chiuso temporaneamente il suo ufficio di cooperazione in loco e, pertanto, non dispone più di personale svizzero o afghano che opera in Afghanistan. Il team ridotto dell’Ufficio di cooperazione a Kabul continua a lavorare da Berna.

24.12.2022 – Le donne in Afghanistan saranno estromesse dalle ONG: il DFAE è preoccupato

Il 24 dicembre 2022 i Talebani hanno comunicato per lettera che tutto il personale femminile di tutte le organizzazioni non governative nazionali e internazionali deve essere sospeso dal lavoro fino a nuovo ordine. Il DFAE è estremamente preoccupato perché questa decisione potrebbe avere gravi conseguenze per l’aiuto umanitario nel Paese.

Il DFAE sta esaminando i possibili effetti di tale decisione sull’impegno umanitario della Svizzera. In un tweet, il capo della Divisione Asia e Pacifico (DAP) del DFAE, l’ambasciatore Heinrich Schellenberg, ha commentato l’annuncio dei Talebani.

21.12.2022 – La Svizzera chiede in una dichiarazione che alle donne sia garantito l’accesso alle università in Afghanistan

La dichiarazione congiunta degli Stati del G7 e di altri Paesi recita:

Statement from Foreign Ministers on Taliban Decision to Ban Women from Universities

The Foreign Ministers of Australia, Canada, France, Germany, Italy, Japan, the Netherlands, Norway, Spain, Switzerland, the United Kingdom, and the United States and the High Representative for the European Union strongly condemn the Taliban’s recent decisions to ban women from universities, to continue to bar girls from secondary schools, and to impose other harsh restrictions on the ability of women and girls in Afghanistan to exercise their human rights and fundamental freedoms.

The Taliban’s oppressive measures against Afghan girls and women have been relentless and systemic. Over the last 16 months, the Taliban have issued no fewer than 16 decrees and edicts that, among other things, constrain women’s mobility, remove women from places of work, require head-to-toe coverings for women, ban women from using public spaces such as parks and gyms and leave widows and women-headed households in dire circumstances by the requirement of male guardianship. These policies make clear the Taliban’s disregard for the human rights and fundamental freedoms of the people of Afghanistan.

Afghan women’s ingenuity and dynamism are needed urgently to help relieve profound and staggering economic and humanitarian needs. A stable, economically viable, and peaceful Afghanistan is only attainable and sustainable if all Afghans, including women and girls, can fully, equally, and meaningfully participate in and contribute to the country’s future and development.

We stand with all Afghans in their demand to exercise their human rights consistent with Afghanistan’s obligations under international law. With these moves, the Taliban are further isolating themselves from the Afghan population and the international community. We urge the Taliban to immediately abandon the new oppressive measures with respect to university education for women and girls and to, without delay, reverse the existing decision to prohibit girls’ access to secondary school.

Taliban policies designed to erase women from public life will have consequences for how our countries engage with the Taliban. Our foremost concern will continue to be the welfare, rights, and freedoms of the people of Afghanistan.

December 21, 2022

Subito dopo l'annuncio da parte dei Talebani del divieto per le donne di frequentare le università, il 20 dicembre 2022 il capo della Divisione Asia e Pacifico del DFAE, l'ambasciatore Heinrich Schellenberg, ha reagito con un commento via Twitter:

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