Immunità dello Stato

Lo Stato beneficia di un’immunità volta a proteggerlo insieme al suo patrimonio. L’immunità di giurisdizione gli consente di evitare procedimenti davanti ai tribunali, mentre l’immunità di esecuzione impedisce l’esecuzione forzata dei suoi beni e averi. Seguendo una pratica largamente accettata, l’immunità dello Stato vale per gli atti compiuti nell’esercizio delle prerogative del potere pubblico, a differenza degli atti compiuti alla stregua di un privato.

Norme applicabili

  • La Convenzione europea del 16 maggio 1972 sull’immunità degli Stati regola la protezione del patrimonio degli Stati esteri. Ratificata da un numero esiguo di Stati, in Svizzera è entrata in vigore il 7 ottobre 1982.
  • La Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite il 2 dicembre 2004, è aperta a tutti gli Stati. La Svizzera l’ha ratificata il 16 aprile 2010. Dovrà entrare in vigore non appena si sarà raggiunto il numero soglia di 30 ratifiche da parte di altrettanti Stati.
  • Non esiste nessuna legge svizzera che regoli nello specifico l’immunità degli Stati.

Giurisprudenza del Tribunale federale

Dal 1918 il Tribunale federale ha sviluppato la propria giurisprudenza sulla base di una concezione restrittiva dell’immunità dello Stato, in virtù della quale quest’ultima non è assoluta. Il Tribunale federale ha chiarito, infatti, le condizioni in cui uno Stato estero può essere chiamato a comparire di fronte a un tribunale svizzero (immunità di giurisdizione). Ha inoltre precisato i casi in cui la Svizzera può applicare misure coercitive nei confronti di uno Stato estero (immunità di esecuzione). Ha adottato la distinzione tra gli atti dello Stato estero compiuti nell’esercizio delle prerogative del potere pubblico («acta iure imperii») e quelli compiuti in qualità di soggetto del diritto privato, alla stregua di un privato cittadino («acta iure gestionis»).

Per quanto riguarda l’immunità di giurisdizione, il Tribunale federale ha stabilito che lo Stato può invocarla esclusivamente per gli atti compiuti nell’esercizio delle prerogative del potere pubblico. Da allora, lo Stato estero può essere citato davanti ai tribunali svizzeri per atti commessi allo stesso titolo di un privato, a condizione che sussista una relazione sufficientemente stretta tra il rapporto giuridico di diritto privato di cui è parte lo Stato estero e il territorio elvetico.

Per quanto concerne l’immunità di esecuzione, il Tribunale federale si è pronunciato nello stesso senso, vale a dire che non può essere invocata se non in riferimento a beni e averi dello Stato destinati a compiti rilevanti del potere pubblico. Di conseguenza, i beni e gli averi di uno Stato che sono destinati a compiti per i quali il Paese in questione agisce in qualità di soggetto del diritto privato possono essere pignorati.

Il concetto di immunità relativa dello Stato cui fa riferimento il Tribunale federale corrisponde alla giurisprudenza sviluppata dalla maggioranza degli Stati ed è considerato come derivante dal diritto internazionale consuetudinario. La Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni del 2 dicembre 2004 si basa sulla stessa distinzione tra «acta iure gestionis» e «acta iure imperii».

Rinuncia all’immunità

Uno Stato può decidere di rinunciare alla propria immunità di giurisdizione e di esecuzione. Tale rinuncia può avvenire sia prima dell’inizio di un processo sia nel corso della controversia. Affinché la rinuncia all’immunità di giurisdizione o di esecuzione sia valida, lo Stato deve acconsentire espressamente a che i tribunali svizzeri possano esercitare la loro giurisdizione nel contenzioso. Inoltre, ai sensi della giurisprudenza e della dottrina svizzere e conformemente al diritto internazionale consuetudinario, determinati beni e averi dello Stato vengono d’ufficio ritenuti destinati a compiti rilevanti del potere pubblico (in particolare i beni e gli averi destinati all’esercizio delle rappresentanze diplomatiche e consolari, così come quelli della banca centrale o di un’altra autorità monetaria del Paese). Deve quindi esserci un riferimento esplicito all’eventuale rinuncia all’immunità di esecuzione sui suddetti beni e averi.