Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

Fatturazione dei voli di ritorno dell’operazione di rimpatrio del DFAE

La COVID-19 si ripercuote sulle nostre vite in Svizzera e all’estero. Nella sezione dedicata alla malattia, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) riassume e aggiorna costantemente le informazioni principali sui viaggi e la vita all’estero.

Grafico con una mappa del mondo che mostra le destinazioni dei voli.

Il DFAE ha organizzato 35 voli di rimpatrio e ha riportato a casa circa 4200 viaggiatori svizzeri da tutti i continenti. © DFAE

09.09.2020 – 10.00

A marzo e aprile di quest'anno il Dipartimento federale degli affari esteri ha lanciato un'operazione di rimpatrio senza precedenti sulla scia della pandemia di coronavirus. 7311 viaggiatori, tra cui circa 4100 passeggeri svizzeri bloccati all'estero, sono stati riportati in Svizzera. La Confederazione aveva anticipato il finanziamento dei voli. Negli ultimi mesi il DFAE ha inviato fatture per un contributo ai costi. Ad oggi, il 76% delle fatture è stato pagato, il 16% è ancora aperto, il 7% è pagato a rate e l'1% è in corso di elaborazione.

FAQ

Quante fatture ha inviato il DFAE?

L’operazione di rimpatrio del DFAE, effettuata nei mesi di marzo e aprile 2020, ha permesso il rientro in Svizzera di 7311 passeggeri, tra cui circa 4111 cittadine e cittadini svizzeri rimasti bloccati all’estero a causa della pandemia di COVID-19. Come previsto fin dall’inizio, la Confederazione ha fatturato alle persone interessate una parte dei costi sostenuti. Le fatture inviate, in Svizzera e all’estero, sono circa 7100.

Perché i passeggeri dei voli di rimpatrio devono partecipare ai costi?

Il 22 marzo 2020, in risposta alla crisi legata alla COVID-19, il DFAE ha lanciato un’operazione di recupero senza precedenti nella sua storia. L’obiettivo era riportare in Svizzera le viaggiatrici e i viaggiatori svizzeri bloccati all’estero. Le spese sostenute per i voli di rimpatrio sono state anticipate dalla Confederazione. I costi ammontano a circa CHF 10 milioni. In conformità con le basi giuridiche pertinenti, le persone che si avvalgono di questo tipo di assistenza contribuiscono a coprire le spese sostenute. Fin dall’inizio il DFAE ha comunicato pubblicamente che le viaggiatrici e i viaggiatori svizzeri bloccati all’estero avrebbero dovuto contribuire alla copertura dei costi dei voli di ritorno e ha informato i diretti interessati. Prima del volo, inoltre, tutti i passeggeri hanno firmato una dichiarazione con cui hanno dato il loro consenso a contribuire alla copertura dei costi. In questo modo vogliamo evitare che le persone che sono rientrate con l’aiuto del DFAE risultino privilegiate rispetto a quelle che hanno organizzato da sole il proprio viaggio di ritorno.

Quante fatture sono ancora in sospeso?

Delle 7181 fatture per la partecipazione ai costi, circa 1100 non sono ancora state saldate. Nelle scorse settimane il DFAE ha inviato i relativi solleciti.

Che cosa succede se le fatture non vengono pagate?

In caso di mancato pagamento della fattura il DFAE invia un sollecito. Se anche così la fattura non viene saldata, il DFAE si riserva il diritto di avviare una procedura di incasso.

Che cosa succede se le persone interessate residenti all’estero non pagano la fattura?

I pagamenti in sospeso di persone di nazionalità straniera potrebbero essere ottenuti tramite il ricorso alle procedure intergovernative esistenti, per esempio tramite domande di assistenza giudiziaria. Con l’aiuto delle sue rappresentanze, la Svizzera mantiene stretti contatti con le autorità locali.

Come sono stati calcolati i costi dei voli di rimpatrio?

Il DFAE ha optato per un importo forfettario calcolato in base alla lunghezza della tratta aerea, un approccio adottato anche da altri Stati europei. Per via della chiusura delle frontiere e degli aeroporti, molte destinazioni non potevano più essere servite. In questa situazione straordinaria, i prezzi dei biglietti non sono paragonabili a quelli vigenti in circostanze normali. Considerate le circostanze, i servizi acquistati dal DFAE per i voli charter corrispondono a una fascia di prezzo in linea con il mercato e in base alla quale sono stati ricavati gli importi forfettari per la partecipazione ai costi:

  • 400 CHF per distanze brevi (fino a 1500 km)
  • 600 CHF per distanze medie (fino a 3500 km)
  • 1100 CHF per distanze lunghe (fino a 12’000 km)
  • 1700 CHF per tratte superiori a 12’000 km

Questa chiave di ripartizione consente di coprire circa l’80% della spesa sostenuta per i voli. Il restante 20% è a carico del DFAE.  

25.08.2020 – 13.00

Nelle ultime settimane e mesi il DFAE ha inviato le fatture per i voli effettuati nell’ambito della sua operazione di rimpatrio a seguito della pandemia di COVID-19. In caso di mancato pagamento, il DFAE invia dei solleciti. Ma come vengono effettivamente richiesti i pagamenti nazionali e internazionali?

Quante fatture ha inviato il DFAE?

L’operazione di rimpatrio del DFAE, effettuata nei mesi di marzo e aprile 2020, ha permesso il rientro in Svizzera di 7255 passeggeri, tra cui circa 4111 cittadine e cittadini svizzeri rimasti bloccati all’estero a causa della pandemia di COVID-19. Come previsto fin dall’inizio, la Confederazione ha fatturato alle persone interessate una parte dei costi sostenuti. Le fatture inviate, in Svizzera e all’estero, sono circa 7100. 

Quante fatture sono ancora in sospeso?

Delle 7132 fatture per la partecipazione ai costi, circa 1500 non sono ancora state saldate. Nelle scorse settimane il DFAE ha inviato i relativi solleciti.

Che cosa succede se le fatture non vengono pagate?

In caso di mancato pagamento della fattura il DFAE invia un sollecito. Se anche così la fattura non viene saldata, il DFAE si riserva il diritto di avviare una procedura di incasso.

Che cosa succede se le persone interessate residenti all’estero non pagano la fattura?

I pagamenti in sospeso di persone di nazionalità straniera potrebbero essere ottenuti tramite il ricorso alle procedure intergovernative esistenti, per esempio tramite domande di assistenza giudiziaria. Con l’aiuto delle sue rappresentanze, la Svizzera mantiene stretti contatti con le autorità locali.

Come sono stati calcolati i costi dei voli di rimpatrio? 

Il DFAE ha optato per un importo forfettario calcolato in base alla lunghezza della tratta aerea, un approccio adottato anche da altri Stati europei. Per via della chiusura delle frontiere e degli aeroporti, molte destinazioni non potevano più essere servite. In questa situazione straordinaria, i prezzi dei biglietti non sono paragonabili a quelli vigenti in circostanze normali. Considerate le circostanze, i servizi acquistati dal DFAE per i voli charter corrispondono a una fascia di prezzo in linea con il mercato e in base alla quale sono stati ricavati gli importi forfettari per la partecipazione ai costi:

  • 400 CHF per distanze brevi (fino a 1500 km) 
  • 600 CHF per distanze medie (fino a 3500 km) 
  • 1100 CHF per distanze lunghe (fino a 12’000 km) 
  • 1700 CHF per tratte superiori a 12’000 km 

Questa chiave di ripartizione consente di coprire circa l’80% della spesa sostenuta per i voli. Il restante 20% è a carico del DFAE. 

#flyinghome: la più grande operazione di rimpatrio nella storia della Svizzera

Il DFAE ha organizzato 35 voli di rimpatrio riportando a casa circa 4200 viaggiatrici e viaggiatori svizzeri provenienti da tutti i continenti. Maggiori informazioni sulla più grande operazione di rimpatrio della storia svizzera nella panoramica online e nel video.

19.08.2020 – 15.00

Delle 7100 fatture inviate dalla Confederazione ai viaggiatori provenienti dalla Svizzera e dall’estero per la partecipazione ai costi dell’operazione di rimpatrio del DFAE (cfr. rapporto del 14.08.2020, ore 10.00), circa 1500 non sono ancora state saldate. Il DFAE ha sollecitato, nel corso di questa settimana e di quella passata, il pagamento per le fatture ancora pendenti.

14.08.2020 – 10.00

Nei mesi di giugno e luglio il DFAE ha inviato le fatture per i voli di ritorno organizzati nell’ambito della campagna di rimpatrio attuata a seguito della pandemia di COVID-19. I passeggeri erano informati di dover contribuire alle spese di viaggio. Il DFAE invierà solleciti a chi non pagherà l’importo dovuto.

Nel quadro dell’operazione di rimpatrio condotta a marzo e aprile del 2020, il DFAE ha riportato in Svizzera 7255 viaggiatori, di cui quasi 4200 Svizzeri, bloccati all’estero a causa della pandemia di COVID-19.

Come previsto, la Confederazione ha inviato ai passeggeri svizzeri e stranieri gli importi da versare per la partecipazione ai costi dei viaggi di ritorno. Sono state inviate circa 7100 fatture a viaggiatori in Svizzera e all'estero. Gli invii sono scaglionati dall'11 giugno e continuano ad agosto. L'ultima grande spedizione, oltre 1.000 fatture, ha avuto luogo il 9 luglio. Il termine di pagamento è di 30 giorni.

Le persone erano state informate della partecipazione alle spese di viaggio prima di salire sull’aereo, anche se all’epoca non era possibile quantificare con precisione gli importi esatti, poiché i voli erano stati organizzati a breve termine e in condizioni particolari.

Il DFAE informa che invierà solleciti per le fatture insolute. A seconda della situazione, prevede inoltre di avviare una procedura di esecuzione per i casi di mancato pagamento.

#flyinghome: la più grande operazione di rimpatrio della storia della Svizzera

#flyinghome: voli di ritorno organizzati dal DFAE  

04.08.2020 – 19.00

Revocate le restrizioni all'ingresso nel Canton Vallese e nel Canton Vaud per i cittadini belgi

Il soggiorno dei cittadini belgi nel Canton Vallese e nel Canton Vaud è di nuovo possibile senza restrizioni. A causa del presunto elevato rischio d’infezione, dal 1° agosto 2020 le autorità belghe hanno infatti inserito il Canton Vallese, insieme ai Cantoni Vaud e Ginevra, all’interno della "lista rossa", tra le zone considerate a rischio. Di conseguenza, ai cittadini belgi sono stati così vietati i viaggi non essenziali in questi tre Cantoni. A seguito di questa decisione, lunedì il consigliere federale Cassis ha preso contatto telefonicamente con il suo omologo belga Philippe Goffin, sottoponendogli la richiesta di rivedere le valutazioni fatte e sottolineando in particolare la presenza di grandi differenze nell’impatto dell’epidemia tra i Cantoni.

Come confermato dal Ministro degli Esteri Goffin, l'autorità belga competente (Cellule d'évaluation belge, CELEVAL) ha rivisto la sua classificazione martedì, escludendo così il Canton Vallese e il Canton Vaud dalla "lista rossa". La decisione è stata comunicata telefonicamente oggi al consigliere federale Cassis direttamente dal Ministro degli Esteri belga. A seguito di questa revisione i cittadini belgi potranno di nuovo viaggiare e soggiornare nel Canton Vallese e nel Canton Vaud, anche senza motivi considerati essenziali.

06.07.2020 – 11.00

Norme di quarantena e obbligo di indossare la mascherina nei trasporti pubblici

La crisi del coronavirus non è ancora finita, anche se stiamo cercando di tornare a una certa normalità: alcune misure sono state allentate e le frontiere verso alcuni Paesi sono state riaperte. Di conseguenza, la Svizzera adegua costantemente le norme d’ingresso sul suolo nazionale all’attuale situazione epidemiologica.

Regolamenti di quarantena per alcuni Paesi

Dalla metà di giugno il numero di casi di COVID-19 in Svizzera è aumentato a più riprese per l’ingresso di persone infette dall’estero. A partire dal 6 luglio 2020, tutte le persone che entrano in Svizzera da un Paese o da una zona ad alto rischio di contagio devono rimanere in quarantena per dieci giorni. Un elenco costantemente aggiornato dei Paesi interessati è consultabile sul sito Internet dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Mascherine obbligatorie nei trasporti pubblici

A partire dal 6 luglio 2020, le mascherine sono obbligatorie anche nei trasporti pubblici in Svizzera. Si prega di osservare le vigenti norme di comportamento e di igiene. Nei luoghi pubblici, come ristoranti, negozi e musei, è necessario attenersi alle regole dei rispettivi piani di protezione. Le informazioni sono disponibili sul posto.

Viaggi internazionali sotto la responsabilità di chi viaggia

A causa della risposta globale alla pandemia, la pianificazione dei viaggi internazionali è più complessa che in passato. I regolamenti di ingresso variano da Paese a Paese. Alcuni tengono ancora chiuse le frontiere a chi viaggia, altri le stanno gradualmente aprendo, ma a determinate condizioni: quarantena obbligatoria, monitoraggio del proprio stato di salute e presentazione di un test COVID-19 con esito negativo. Le norme di ingresso possono cambiare molto rapidamente in funzione dell’evoluzione dell’epidemia.

Prima di recarsi all’estero, le persone dovrebbero informarsi sulla situazione epidemiologica nel Paese di destinazione, tenendo anche presente le regole per il ritorno in Svizzera. La pianificazione, l’organizzazione e lo svolgimento di un viaggio sono responsabilità di ogni singolo individuo. I consigli più importanti per chi viaggia nel periodo attuale sono raccolti nell’articolo «Cinque consigli per chi viaggia in estate»

23.06.2020 – 17.30

Appello all'azione e rapporto di monitoraggio globale sull'educazione: la DSC si impegna per un'educazione di qualità

La pandemia di COVID-19 rappresenta una nuova sfida per l’impegno collettivo in favore di un'educazione di qualità per tutti e ovunque nel mondo. Una grave crisi sanitaria destabilizza infatti i sistemi educativi in molti Paesi. Le scuole sono state in larga parte chiuse, lasciando circa 1,6 miliardi di studenti in condizioni difficili. Nei Paesi già in crisi prima dell'arrivo del virus, il bilancio è ancora più pesante. Le crisi, siano esse economiche, politiche, sociali, sanitarie o naturali, hanno un effetto devastante sui sistemi educativi.
Milioni di bambini, ed in particolare quelli più vulnerabili, rifugiati e migranti, sono rimasti senza istruzione a causa della chiusura delle scuole. Questa interruzione avrà probabilmente degli effetti negativi sulle loro prospettive future, la loro salute e la loro protezione. Il rischio di abbandono scolastico, lavoro minorile e violenza sessuale è in crescita e i progressi fatti negli ultimi anni nell'istruzione e il programma delle Nazioni Unite OSM4 sono in pericolo. 

La Svizzera si impegna a limitare l'impatto delle crisi sull'istruzione. In questo periodo di COVID-19, insieme alle organizzazioni partner, ha lanciato un appello all'azione rivolto alla comunità internazionale, con l’obiettivo di rafforzare l'educazione in situazioni di emergenza. (Per saperne di più).

La Svizzera si impegna da tempo per rispondere al mandato universale di un'educazione di qualità per tutti. Innanzitutto perché si tratta di un diritto umano fondamentale e inoltre perché è il quarto obiettivo dell'Agenda 2030, fissato dall’ONU per la comunità internazionale, Svizzera compresa. La Svizzera partecipa allo sviluppo di convenzioni, iniziative, rapporti e processi globali attraverso un'intensa cooperazione multilaterale. Il Global Monitoring Report on Education, elaborato dall'UNESCO con il sostegno della Svizzera, è uno degli indicatori per il monitoraggio dei progressi globali. L'edizione 2020, pubblicata martedì, ricorda ai Paesi che per raggiungere l'obiettivo 4 è necessario concentrarsi su coloro che vengono lasciati indietro e sull'inclusione in ambito educativo. (Per saperne di più).

 

19.06.2020 – 18.00

Il DFAE garantisce la sostenibilità degli uffici svizzeri all'estero

Affinché la Svizzera possa tutelare i suoi interessi all'estero ed essere accessibile ai cittadini svizzeri che vivono o soggiornano all'estero, ha bisogno di una rete esterna funzionante. Durante la gestione della crisi di COVID 19, questa rete ha dimostrato il suo valore. Sotto la direzione della sede centrale del DFAE a Berna, ad esempio, le rappresentanze svizzere all'estero hanno organizzato l'operazione di rimpatrio del DFAE, che ha permesso a  più di 7000 persone, tra cui 4200 viaggiatori svizzeri, bloccate all'estero a causa della pandemia di coronavirus di fare ritorno a casa.

Un fattore importante per garantire che le rappresentanze svizzere all'estero rimangano operative riguarda il regolare trasferimento di personale e la garanzia della loro sostenibilità, soprattutto in contesti in cui l'assistenza sanitaria e la situazione della sicurezza non possono essere assicurate a causa della pandemia d COVID-19. Le sedi svizzere sul terreno sono quindi sempre dotate di personale che garantiscono  l'adempimento dei loro compiti e la fornitura di servizi. Inoltre, il DFAE, in qualità di datore di lavoro, vuole garantire il suo obbligo di diligenza.

Molte rappresentanze svizzere all'estero in contesti difficili non possono essere raggiunte con dei trasporti commerciali

Le conseguenze legate alla COVID-19 si ripercuotono anche sugli spostamenti e sugli  importanti trasferimenti di personale, sempre più difficili da organizzare. Sebbene le compagnie aeree siano tornate ad vendere dei  biglietti, i voli vengono spesso cancellati a causa della mancanza di domanda e dei requisiti normativi.

Poiché la flotta del Servizio di trasporto aereo della Confederazione (STAC) dispone di capacità libere a causa della situazione causata dalla COVID-19, il DFAE intende sfruttare questa possibilità per effettuare importanti trasferimenti di personale che non possono essere organizzati tramite mezzi di trasporto commerciali.

Per garantire che tutti i voli possano essere effettuati in modo efficiente e per mantenere bassi i costi, gli aeromobili STAC fanno scalo in varie destinazioni, ove possibile.

08.06.2020 – 17.00

Il DFAE avvia e sostiene dei voli di rimpatrio "commerciali" per i viaggiatori svizzeri

Circa 7000 viaggiatori (di cui circa 4200 svizzeri) bloccati all'estero a causa della pandemia di coronavirus sono stati riportati in Svizzera dal DFAE nell'ambito dell'operazione di rimpatrio svoltasi fra marzo e aprile 2020. Il volo del 29 aprile 2020 da Accra (Ghana) a Zurigo, con scali ad Abidjan (Costa d'Avorio) e Ouagadougou (Burkina Faso), è stato l'ultimo dei 35 charter organizzati dal DFAE. Questa importante operazione di rimpatrio è terminata. Da allora il DFAE offre, nell'ambito delle sue possibilità, sostegno e protezione consolare ai viaggiatori svizzeri bloccati che si trovano in una situazione difficile, nonché ai cittadini svizzeri all'estero.

Questo supporto comprende anche - nonostante le continue restrizioni - l'ulteriore ricerca di possibilità di viaggi di rientro. Ad esempio, le rappresentanze svizzere all'estero cercano di trovare posti liberi per i cittadini svizzeri sui pochi voli speciali in partenza da altri Paesi ancora in corso. Laddove il numero di passeggeri bloccati rende possibile un volo commerciale, il DFAE è in contatto con le compagnie aeree svizzere Swiss e Edelweiss. Tali voli sarebbero operati da Swiss e Edelweiss, che sono anche responsabili della prenotazione e dell'emissione dei biglietti. Il DFAE definisce e riserva il contingente necessario sull'aereo per i rimpatriati svizzeri e, in via straordinaria, può fornire una garanzia finanziaria e un sostegno nel caso in cui il numero totale dei biglietti aerei venduti non copra interamente il costo di un volo. Il DFAE sostiene inoltre le compagnie aeree nell'ottenimento dei necessari permessi di atterraggio e di decollo (autorizzazione diplomatica).

Un aereo da Casablanca riporta dei viaggiatori in Svizzera

L'8 giugno 2020 un volo di questo tipo, proveniente da Casablanca (Marocco), è atterrato a Zurigo. A bordo c'erano 102 viaggiatori svizzeri e 67 passeggeri provenienti da altri Paesi. Non sono esclusi ulteriori voli, nel caso in cui in una determinata destinazione vi sia un numero di viaggiatori svizzeri che desiderano fare ritorno a casa sufficiente da permettere a Swiss e Edelweiss di organizzare un "volo commerciale". Le compagnie aeree daranno quindi la precedenza per questi voli ai turisti svizzeri e a quelli stranieri residenti in Svizzera.

05.06.2020 – 16.00

Il 15 giugno la Svizzera apre le frontiere con tutti gli Stati UE/AELS

A fine maggio 2020 il Consiglio federale ha deciso la completa riapertura del confine svizzero con Germania, Francia e Austria per il 15 giugno. Vista l'attuale situazione epidemiologica, quel giorno saranno revocate anche le attuali restrizioni d'ingresso verso gli altri Stati dell'UE/AELS e del Regno Unito.

Tra Svizzera, Austria e Germania le restrizioni d’entrata sono state allentate già il 16 maggio 2020. Per tutti gli altri Stati UE/AELS, fino al 15 giugno l’ingresso in Svizzera è permesso soltanto in casi eccezionali.

28.05.2020 – 16.00

Le frontiere svizzere con Germania, Francia e Austria saranno riaperte dal 15 giugno 2020

Dal 15 giugno 2020 le frontiere tra la Svizzera e alcuni Paesi limitrofi saranno riaperte: nella seduta del 27 maggio 2020, il Consiglio federale ha deciso che la libertà di viaggio e la libera circolazione delle persone tra Germania, Francia, Austria e Svizzera saranno completamente ripristinate a partire da tale data.

L’Italia ha annunciato di voler abrogare unilateralemente il 3 giugno 2020 i controlli alle frontiere con i suoi Stati limitrofi. La Svizzera ha informato l’Italia che per essa tale data è tropo ravvicinata per abolire i controlli al confine con l’Italia. Il Consiglio federale intende coordinare nelle prossime settimane con l’Italia e gli altri Paesi limitrofi tale passo ed eventuali provvedimenti sanitari di confine. Coinvolgerà anche i Cantoni di frontiera e in particolare il Canton Ticino.

Il DFAE ha di conseguenza aggiornato i consigli di viaggio. I cittadini svizzeri sono invitati a seguire le istruzioni e le raccomandazioni dei Paesi interessati quando si recano all'estero. Anche se le norme di ingresso sono state allentate o revocate in molti Paesi, è possibile che all'interno di un determinato Paese vengano ordinate misure particolari per arginare la diffusione del nuovo coronavirus.

L'Ufficio federale della sanità pubblica fornisce informazioni sugli aspetti sanitari. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fornisce dei rapporti sui Paesi colpiti dal virus.

28.05.2020 – 11.00

La Svizzera sostiene i fondi dell'ONU per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella ricostruzione sociale ed economica

Il 31 marzo 2020, il Segretario generale dell'ONU António Guterres ha lanciato il COVID-19 Response and Recovery Multi-Partner Trust Fund (MPTF). Il fondo è uno strumento finanziario del sistema di sviluppo dell'ONU a favore dei gruppi di popolazione più poveri dei Paesi in via di sviluppo a basso reddito. Sostiene gli sforzi di questi Paesi nella ricostruzione sociale ed economica sul medio termine.

Il fondo prevede una durata di due anni e stanziamenti per 2 miliardi di dollari. La Svizzera lo sostiene con un contributo di 8 milioni di franchi e svolgerà un ruolo attivo nel suo organo direttivo. Con questo contributo, la Confederazione esprime la sua solidarietà alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, particolarmente colpite dalla pandemia di COVID-19.

In quanto strumento del sistema di sviluppo delle Nazioni Unite, il Fondo integra il Global Humanitarian Response Plan (GHRP) e il Strategic Preparedness and Response Plan dell’OMS. Questi piani coprono le esigenze umanitarie e igienico-sanitarie immediate.

23.05.2020 – 13.05

Gli studenti svizzeri tornano in Svizzera - grazie alla loro iniziativa e al sostegno dell'Ambasciata svizzera a Bucarest

Sabato 23 maggio 2020, diversi studenti provenienti dalla Svizzera e dalla Francia hanno potuto tornare a casa dalla Romania, nonostante oggi sia difficile, per via della pandemia, lasciare il Paese con un volo. Il ritorno è stato organizzato dagli studenti stessi. L'Ambasciata svizzera a Bucarest ha sostenuto la loro iniziativa, contando sulla collaborazione di lunga data con le autorità locali. 

Il volo di ritorno è stato pianificato da un'associazione di studenti in medicina francofoni delle università di Cluj e Iasi. Insieme a un'agenzia di viaggi, hanno potuto organizzare un volo speciale per gli studenti provenienti dalla Svizzera e dalla Francia. A causa dell'emergenza per il COVID, però, per i voli da e per la Romania ci vuole, oltre al consueto permesso di volo, anche l’accordo scritto del Paese di destinazione. 

L'Ambasciata svizzera a Bucarest, in stretto contatto con gli studenti, li ha aiutati a concretizzare la loro iniziativa privata. La rappresentanza diplomatica elvetica ha coordinato, con il team rumeno per la gestione della crisi, il processo per l’ottenimento del permesso speciale. 

Visto che gli studenti francofoni non riempivano da soli il velivolo, è stata offerta la possibilità di lasciare il Paese anche ad altri cittadini svizzeri. 

Grazie alla collaborazione di tutte le persone coinvolte e delle autorità locali, l'aereo con 125 persone a bordo, tra cui 10 cittadini svizzeri, ha potuto lasciare la Romania per Basilea. Il volo speciale è stato finanziato privatamente, senza spese per l'Ambasciata.  

13.05.2020 – 11.00

Coronavirus: la Svizzera risponde alle esigenze umanitarie e sostiene lo sviluppo di sistemi diagnostici, terapie e vaccini 

Nella seduta del 13 maggio 2020 il Consiglio federale ha preso una decisione in merito all’impiego di 175 milioni di franchi stanziati per la lotta contro la pandemia di COVID-19 a livello mondiale. L’importo sarà utilizzato sia per fornire aiuti umanitari che per promuovere lo sviluppo, la produzione e l’accesso equo a diagnosi, terapie e vaccini. I 175 milioni di franchi fanno parte di un pacchetto di 400 milioni approvato dal Consiglio federale due settimane fa. 

Il 29 aprile 2020 il Consiglio federale ha approvato lo stanziamento di 400 milioni di franchi per la gestione internazionale della pandemia di COVID-19. L’obiettivo è sostenere le persone in condizioni di povertà e di bisogno, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La Svizzera ha per esempio deciso di concedere un prestito di 200 milioni di franchi al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e di versare un contributo immediato di 25 milioni di franchi al fondo per il contenimento delle catastrofi del Fondo monetario internazionale (FMI). Nella sua seduta del 13 maggio 2020 il Consiglio federale ha precisato l’utilizzo dei restanti 175 milioni di franchi.

Aiuto umanitario, innovazione e salute in primo piano

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha già utilizzato 52 di questi 175 milioni di franchi per fornire diversi contributi, per esempio all’ONU e al Movimento internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, nonché per l’aiuto bilaterale nelle regioni colpite da crisi umanitarie, inclusa la distribuzione di aiuti umanitari. La Svizzera ha inoltre messo a disposizione della Coalizione per le innovazioni in materia di preparazione alle epidemie (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, CEPI) 10 milioni di franchi per la ricerca su un vaccino contro il nuovo coronavirus.

Oggi il Consiglio federale ha deciso di sostenere ulteriori azioni utilizzando i seguenti importi:

  • 60 milioni di franchi per lo sviluppo e la messa a disposizione di sistemi diagnostici, terapie e vaccini contro il COVID-19: la metà di questi fondi sarà destinata all’organizzazione Gavi, che ha sede a Ginevra ed è specializzata nella fornitura di vaccini nei Paesi in via di sviluppo, mentre il resto andrà alla Fondazione Wellcome Trust e alla Foundation for Innovative New Diagnostics, che promuovono l’accesso alla diagnosi e alle terapie contro il COVID-19 nei Paesi in via di sviluppo;
  • 50,5 milioni di franchi per soddisfare il crescente bisogno di aiuti umanitari in tutto il mondo, da un lato al fine di rispondere agli appelli del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e dell’ONU in materia di aiuto d’emergenza e dall’altro per garantire l’aiuto bilaterale;
  • 2,5 milioni di franchi messi a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per il coordinamento della risposta internazionale al COVID-19. 

È nell’interesse della Svizzera sostenere in questo modo una risposta internazionale forte a una pandemia che non conosce confini. La decisione in merito all’utilizzo dei fondi fa seguito a una mozione della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale che, per il 2020, chiede un aumento di 100 milioni di franchi dei crediti destinati all’aiuto umanitario.

Considerata l’attuale situazione, entro fine anno il DFAE potrà risparmiare circa 20 milioni di franchi, che dovranno essere impiegati per l’aiuto umanitario legato al COVID-19.

Rischio più elevato per i Paesi in via di sviluppo

Il COVID-19 non ha conseguenze soltanto sulla salute, ma anche sulla vita economica e sociale. I Paesi in via di sviluppo sono particolarmente colpiti dal virus: spesso non dispongono di un sistema sanitario efficiente e le persone non hanno risparmi, un’occupazione regolare o un sistema di welfare stabile che possa tutelarle dalla perdita dei mezzi di sussistenza, il che aumenta il rischio di disordini, sfollamenti forzati e migrazione irregolare. La Svizzera ha un grande interesse ad aiutare rapidamente e senza pesantezze burocratiche queste persone che si trovano in condizioni di bisogno e di povertà. In quanto Paese ospite di numerose organizzazioni internazionali, con sede a Ginevra, la Svizzera dispone di importanti strumenti per contribuire in modo significativo a mitigare le conseguenze dell’attuale pandemia in tutto il mondo.

11.05.2020 – 14.00

All'aeroporto di Tashkent l’aereo viene caricato.
L'aereo che ha riportato otto viaggiatori svizzeri in Europa a marzo, prima del decollo a Tashkent. © DFAE

Rimpatrio dall'Uzbekistan possibile grazie alla collaborazione fra ambasciate e social media

La settimana scorsa l'ambasciata di Tashkent ha ricevuto il feedback di un cittadino svizzero rimpatriato. Il viaggio di ritorno a casa è stato particolarmente complicato per lui.

L’uomo faceva parte di un piccolo gruppo rimasto bloccato in Uzbekistan e formato da cittadini provenienti da diversi Paesi europei. La scorsa settimana il gruppo ha avuto la possibilità di partire attraverso il vicino Tagikistan. I colleghi della rappresentanza dell'Unione Europea a Tashkent hanno compilato una lista di chi voleva partire, un'ambasciata europea a Dushanbe ha assicurato il contatto con le autorità del Tagikistan, un'altra ambasciata a Tashkent ha organizzato il trasporto verso il confine fra i due Paesi, dove il gruppo è stato infine accolto da un minibus del Ministero degli Esteri tagiko e trasportato direttamente all'aeroporto di Dushanbe. Un’operazione riuscita nonostante la chiusura del confine ai viaggiatori e nonostante le severe norme di quarantena.

Un gruppo sui Social con il Vice Primo ministro

"Queste operazioni non sarebbero state possibili senza un'intensa collaborazione tra tutte le persone coinvolte", spiega l'ambasciatore Olivier Chave. "E nemmeno senza l'uso dei social media". Esiste ad esempio un gruppo Telegram che fra i suoi membri conta anche il vice primo ministro uzbeko Abukhakhimov e gli ambasciatori con sede a Tashkent. "Questo gruppo di Telegram è diventato uno dei più importanti strumenti di comunicazione durante la crisi", ha detto Olivier Chave.

La Svizzera ha aiutato un cittadino norvegese

L'importanza della cooperazione e dei social media aveva già dimostrato la sua importanza a fine marzo, durante lo sfollamento di oltre cento viaggiatori europei. Fra loro, vi erano anche otto cittadini svizzeri, una francese e tre uzbeki residenti in Svizzera.

Poiché il volo di rimpatrio era stato organizzato dalla Uzbekistan Airways, tutti i passeggeri dovevano essere registrati con una nota al Ministero degli Affari Esteri. Tuttavia, non tutti i Paesi di origine delle persone bloccate hanno una rappresentanza a Tashkent, per cui è stato necessario concordare prima chi si sarebbe occupato di quali viaggiatori (l'ambasciata svizzera ha così "adottato" un norvegese).

Le ambasciate europee si sono vicendevolmente informate sulla data di partenza prevista, che è stata più volte rinviata. Nel frattempo, era inoltre importante rassicurare i connazionali bloccati che l'ambasciata era ancora in stretto contatto con le autorità e che avrebbe fatto tutto il possibile per permettere loro di lasciare il Paese il prima possibile.

Importante è poi stato anche il ruolo del Consolato Generale di Monaco di Baviera, dove l'aereo è atterrato. I passeggeri in arrivo sono stati assistiti ed è stato organizzato il loro trasferimento verso la Svizzera.

Il sollievo per tutte le persone coinvolte è stato ancora più grande quando tutti hanno potuto fare ritorno a casa.

07.05.2020 – 14.00

All’aeroporto di Ginevra, adulti e bambini lasciano l’aereo per il bus.
Dopo l’atterraggio a Ginevra, i bambini con le loro madri prendono la via di Losanna. © DFAE

L'Ambasciata svizzera a Mosca ha reso possibile, per bambini russi affetti da una rara forma di cancro agli occhi, il trasferimento di a Losanna, dove saranno curati

Cinque bambini, affetti da cancro agli occhi, hanno potuto viaggiare con le loro madri dalla Russia alla Svizzera il 6 maggio 2020. Saranno curati per a Losanna. Domani altri cinque bambini atterreranno a Ginevra per recarsi in una clinica specialistica di Losanna. La clinica è l'unica clinica in cui questa rara forma di cancro agli occhi può essere trattata senza danneggiare la vista.

L'ambasciata svizzera a Mosca ha reso possibile il trasferimento a Losanna. Nonostante le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia di coronavirus, la rappresentanza diplomatica svizzera è riuscita a organizzare i voli per Ginevra. I collaboratori del DFAE a Ginevra e del DDPS hanno assicurato il proseguimento del viaggio da Ginevra a Losanna. Uno sponsor privato ha pagato le spese di viaggio.

All'inizio di aprile, l'ambasciata svizzera aveva già aiutato un bambino russo affetto dalla stessa forma rara di cancro agli occhi per il suo viaggio a Losanna dove è stato curato. Fino alla ripresa dei voli commerciali, l'Ambasciata svizzera a Mosca intende facilitare altri trasferimenti a Losanna per bambini russi affetti da patologie oculari. Questi viaggi sono previsti a giugno e luglio 2020. Sponsor privati hanno già accettato di assumerne i costi.

06.05.2020 – 14.00

Il consigliere federale Ignazio Cassis parla con la nuova direttrice della DSC Patricia Danzi fuori dall'ingresso della sala del Consiglio nazionale, presso BERNEXPO.
Sessione speciale del Parlamento presso il padiglione di BERNEXPO:il consigliere federale Ignazio Cassis era accompagnato dalla nuova direttrice della DSC Patricia Danzi. © DFAE

La solidarietà internazionale nella crisi globale

Mercoledì 6 maggio 2020 il consigliere federale Ignazio Cassis si è espresso davanti al Consiglio nazionale sulla mozione depositata dalla Commissione di politica estera del Nazionale (CPE-CN) "Credito aggiuntivo per l'aiuto umanitario" (20.3131). La mozione chiede di aumentare di 100 milioni di franchi i crediti destinati all'aiuto umanitario per il 2020. Il Consiglio federale proponeva di accoglierla.

Il responsabile del DFAE ha ricordato la decisione del Consiglio federale di mercoledì 29 aprile di sostenere con 400 milioni di franchi gli interventi a livello internazionale. Questo sostegno si compone di tre parti: un prestito senza interessi di al massimo 200 milioni di franchi a favore del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), un contributo di 25 milioni di franchi ad un fondo del FMI costituito per far fronte alle catastrofi e altri contributi di al massimo 175 milioni di franchi destinati a diverse organizzazioni attive a livello internazionale. Con questa decisione il Consiglio federale ha risposto alla mozione presentata dalla CPE-CN. La mozione è stata approvata dal Consiglio nazionale con 114 voti favorevoli, 72 contrari e 4 astensioni.

"Né il virus né le sue conseguenze conoscono confini", ha dichiarato il consigliere federale Ignazio Cassis durante il dibattito. La Svizzera si mostra così solidale nella crisi globale e vive la solidarietà al di là dei suoi confini.

Comunicato stampa sulla decisione del Consiglio federale del 29 aprile 2020 "Coronavirus: la Svizzera mette a disposizione 400 milioni di franchi per gli interventi a livello internazionale"

06.05.2020

COVID-19: più protezione per le donne e le ragazze

Dall’inizio della pandemia di COVID-19, in alcuni Paesi è aumentato il rischio di violenza domestica a causa delle misure di confinamento e l’accesso ai servizi di protezione ha subito limitazioni. Per questo motivo, il consigliere federale Ignazio Cassis ha firmato con altri 58 Paesi una dichiarazione congiunta che mira a rafforzare la protezione delle donne e delle ragazze in questo periodo di COVID-19.

La dichiarazione congiunta chiede di trovare risposte internazionali per proteggere la salute e l’integrità fisica delle donne, ma anche per garantire loro la piena partecipazione a tutti i processi decisionali nel contesto della pandemia. Invita anche tutti gli attori (compreso il settore privato) a unire gli sforzi per fornire un aiuto d’urgenza ai Paesi più vulnerabili e a rendere pienamente effettivo l’impegno mondiale a favore dell’accesso universale alle cure.

La Svizzera si adopera, a tutti i livelli, affinché i diversi programmi o iniziative in risposta alla crisi dovuta al COVID-19 includano dimensioni specifiche di genere. La Svizzera si impegna già a livello globale e nei Paesi partner attraverso l’ONU, i governi e le organizzazioni non governative per migliorare la salute madre-figlio e la salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Un esempio è il programma di aiuto umanitario in corso in Myanmar che ha aderito al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) per includere nella sua risposta umanitaria un approccio integrato in materia di violenza di genere, salute sessuale e riproduttiva, salute mentale e sostegno psicosociale. La Svizzera aiuta anche i propri uffici e partner sul campo a trovare il modo di rispondere alle nuove sfide nei programmi in corso che riguardano la violenza di genere.

Per il consigliere federale Ignazio Cassis è importante trovare soluzioni comuni alle sfide sanitarie attuali. «È importante garantire a livello internazionale la salute e l’integrità delle donne e dare una risposta mondiale al COVID-19».

Dichiarazione congiunta (PDF, 495.4 kB, Francese)


01.05.2020 – 11.00

Uno schermo nella sala partenze dell'aeroporto di Istanbul mostra Zurigo come destinazione finale del volo.
L'ultimo passo prima del ritorno in Svizzera. I preparativi del Consolato generale a Istanbul e dell'Ambasciata ad Ankara hanno funzionato. © DFAE

Volo di rimpatrio riuscito da Istanbul: un momento speciale anche per i collaboratori delle rappresentanze svizzere in Turchia

"È stato un periodo faticoso, ma il personale della nostra ambasciata ad Ankara e del consolato generale a Istanbul lo ricorderà come un grande successo", dice Julien Thöni, console generale della Svizzera a Istanbul, ripensando al 23 aprile. Quel giorno, oltre 300 persone sono state riportate in Svizzera dalla Turchia, a bordo di due voli commerciali.

Fin dall’inizio della diffusione del coronavirus, il Consolato generale svizzero a Istanbul e l'Ambasciata di Ankara erano in contatto costante con i cittadini bloccati in Turchia che avrebbero voluto tornare in Svizzera. Con il tempo, l'elenco è cresciuto così tanto da poter considerare l’opzione di organizzare un volo di rimpatrio. Il Centro di gestione delle crisi KMZ di Berna ha quindi dato l'ordine al Consolato generale di organizzarlo. "In collaborazione con le autorità turche, confrontate con la stessa situazione di dover riportare a casa cittadini turchi bloccati in Svizzera, siamo riusciti a convincere la Turkish Airlines a organizzare due voli commerciali", ricorda Julien Thöni. Questi voli si sono svolti giovedì pomeriggio, 23 aprile, da Istanbul a Zurigo.

All’aeroporto grazie alla lettera di sostegno

Il Consolato Generale ha assunto il coordinamento dell'operazione e ha assicurato il contatto con le autorità, attraverso l'ambasciata ad Ankara. Il Consolato Generale di Istanbul ha fornito tutte le informazioni del caso alle persone che desideravano tornare. Una misura resasi ancora più necessaria, visto che le autorità turche avevano imposto un coprifuoco a causa di una festività nazionale che cadeva proprio nello stesso giorno previsto per il rientro. Questo ha generato un lavoro intenso, gestito però senza problemi grazie all’ottima organizzazione mostrata dal Consolato Generale e al dispiegamento di personale straordinario durante il fine settimana. A tutti i passeggeri è stata rilasciata una lettera di sostegno, grazie alla quale hanno potuto recarsi in aeroporto. Inoltre, tutti i passeggeri sono stati segnalati al Ministero degli Affari Esteri, così da consentire loro di poter viaggiare in Turchia. Con grande sollievo e soddisfazione di tutti, la misura ha funzionato bene.

Una volta in aeroporto, un team del Consolato Generale ha ricevuto e aiutato i passeggeri durante l'imbarco e il controllo dei passaporti, poiché i visti e i permessi di soggiorno erano scaduti. Grazie a un'assistenza non burocratica e a una buona collaborazione con la Segreteria di Stato della migrazione e le autorità cantonali competenti in materia di migrazione, nonché con la polizia aeroportuale di Zurigo, il team dell'aeroporto è stato in grado di risolvere tutti i problemi sul posto e di garantire che i passeggeri potessero lasciare la Turchia e rientrare in Svizzera.

Il 23 aprile più di 300 persone sono quindi state riportate in Svizzera! E ciò ha reso tutti quelli che hanno partecipato all’operazione felici ed orgogliosi di aver potuto assistere i cittadini svizzeri nel momento del bisogno.

 

30.04.2020 – 09.00

Coronavirus: la Svizzera mette a disposizione 400 milioni di franchi per gli interventi a livello internazionale

La pandemia di Covid-19 colpisce in modo particolarmente duro i Paesi in via di sviluppo. Negli Stati afflitti da povertà, conflitti e catastrofi la situazione, già precaria, si aggrava. Per attenuare le conseguenze negative di questi sviluppi, il Consiglio federale ha deciso di concedere al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) un prestito senza interessi di 200 milioni di franchi e di sostenere con 25 milioni di franchi un fondo del FMI, costituito per far fronte alle catastrofi. Altri 175 milioni saranno utilizzati per rafforzare le organizzazioni attive a livello mondiale e la cooperazione internazionale nella lotta contro il coronavirus. La Svizzera si dimostra così solidale nella crisi globale.

La pandemia di Covid-19 ha un notevole impatto sulla vita di tutte le persone. Le restrizioni economiche dovute all’isolamento rappresentano un grave problema soprattutto per chi vive nei Paesi in via di sviluppo: se non possono lavorare, le persone più povere del mondo non riescono a sfamare le loro famiglie. Non hanno infatti contratti di lavoro regolari né beneficiano di un sistema di sicurezza sociale statale stabile che potrebbe proteggerle in caso di crisi. Il rischio di disordini sociali aumenta e anche il numero delle persone che potrebbero essere costrette ad abbandonare il proprio Paese a causa della mancanza di mezzi di sostentamento sta crescendo. È nell’interesse della Svizzera cercare di contrastare le cause di questa situazione.

Contributi alle organizzazioni internazionali per mitigare le ripercussioni della pandemia

Il Consiglio federale risponde alle richieste urgenti di sostegno finanziario formulate dall’ONU, dall’OMS, dal CICR, dalla Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR), dal G20 e da altre organizzazioni che devono rimanere operative. Le grandi organizzazioni attive a livello internazionale hanno bisogno di fondi per introdurre ulteriori misure volte a rallentare la diffusione del virus e ad attenuare le conseguenze economiche e sociali della pandemia.

L’Esecutivo si è dichiarato disposto a contribuire con 400 milioni di franchi agli sforzi internazionali per mitigare le ripercussioni della pandemia di Covid-19, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Come primo passo ha deciso di concedere al CICR un prestito massimo senza interessi di 200 milioni di franchi rimborsabile entro sette anni e di stanziare un contributo di 25 milioni di franchi per un fondo che mira al contenimento degli effetti delle catastrofi (Catastrophe Containment and Relief Trust) creato dal Fondo monetario internazionale (FMI). Il Parlamento si esprimerà in merito al credito e al contributo durante la sessione estiva. In una seconda fase (maggio), il Consiglio federale intende stanziare ulteriori contributi per un importo massimo di 175 milioni di franchi destinati a diverse organizzazioni attive sul piano globale.

Con questa decisione l’Esecutivo risponde anche a una mozione della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale che ha chiesto un aumento di 100 milioni di franchi dei crediti per l’aiuto umanitario nel 2020.

Risposta rapida ed efficace della cooperazione internazionale

Nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo la Svizzera è stata in grado di reagire alla crisi in modo rapido ed efficace. Per far fronte alla pandemia, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha effettuato adeguamenti mirati, in particolare ai programmi in corso della DSC. Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha a sua volta adeguato i programmi della SECO. Nel quadro del budget esistente sono stati messi a disposizione oltre 100 milioni di franchi aggiuntivi. Ciò rafforzerà il lavoro di organizzazioni come l’ONU (compresa l’OMS), il CICR e la FICR, nonché i progetti umanitari e quelli finalizzati a rispondere alla pandemia della cooperazione svizzera allo sviluppo. L’Aiuto umanitario della DSC ha già fornito aiuti umanitari su richiesta dei Paesi colpiti. La Svizzera sostiene infine le misure del Gruppo della Banca Mondiale e del Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria per lottare contro la crisi provocata dalla diffusione del nuovo coronavirus.

29.04.2020 – 20.40

© DFAE

#flyinghome: Il volo proveniente da Ouagadougou è atterrato a Zurigo con 46 svizzeri a bordo

Il volo proveniente da Ouagadoudou è atterrato mercoledì sera a Zurigo, con a bordo 46 cittadini svizzeri e 46 passeggeri provenienti da altri Paesi (di cui 24 residenti svizzeri). Il volo, operato da Helvetic, ha fatto scalo ad Accra (Ghana) e Abidjan (Costa d'Avorio) per recuperare dei passeggeri, prima di giungere nella capitale del Burkina Faso. Questo è il decimo volo dal continente africano organizzato dalla Svizzera e dovrebbe anche essere l'ultimo volo di rimpatrio organizzato dal DFAE.

29.04.2020 – 12.00

Passeggeri e membri dell'Ambasciata svizzera davanti a un velivolo, sulla pista dell’aeroporto.
Un aereo riporta dei viaggiatori da un'isola delle Filippine a Manila per il proseguimento del viaggio verso l'Europa. © DFAE

Filippine: dalle isole, passando per la capitale, ed infine il rientro in Svizzera

Il territorio delle Filippine comprende oltre 7500 isole. Molte di esse sono destinazioni di viaggio interessanti, dove gli svizzeri amano trascorrere le vacanze. Riportare i viaggiatori svizzeri bloccati, nell’ambito dell’operazione di rimpatrio del DFAE, non è quindi stato un compito semplice per l'ambasciata elvetica a Manila. Tanto più che il traffico aereo interno al Paese è completamente paralizzato.

L'ambasciata svizzera, in collaborazione con altre ambasciate europee, ha quindi organizzato dei voli per la capitale alla fine della scorsa settimana. Una quarantina di cittadini svizzeri (e altri turisti stranieri) ha potuto raggiungere Manila da località come Siargao, Sipalay, Dumaguete, Palawan, Cebu e Boracay.Da lì, i viaggiatori hanno poi potuto imbarcarsi su aerei diretti in Europa.

Il 30 marzo 2020 l'Ambasciata aveva già organizzato un volo dall'isola di Cebu, via Manila, verso la Svizzera. L’aereo ha riportato a Zurigo 208 svizzeri e oltre 100 passeggeri provenienti da altri Paesi.

29.04.2020 – 11.00

Olimpiadi ed Esposizione Universale di Dubai posticipate - la Svizzera sarà presente anche nel 2021

A causa dell'epidemia di coronavirus, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) e le autorità competenti del Giappone hanno deciso di rinviare di un anno lo svolgimento dei Giochi.

Nella seduta del 29 aprile 2020, il Consiglio federale ha confermato l'intenzione di partecipare, al più tardi nel 2021, ai due grandi eventi, con l’obiettivo di promuovere la Svizzera. Ha inoltre sottolineato l'importanza economica di queste due piattaforme per la ripresa dei mercati internazionali.

Il Consiglio federale ha poi approvato i costi supplementari dovuti ai rinvii e nell’ambito di un nuovo quadro di bilancio ha incaricato Presenza Svizzera - presso il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) - di proseguire i lavori preparatori per Casa Svizzera ai Giochi olimpici del 2020 di Tokyo e per il Padiglione svizzero all'Expo 2020 di Dubai.

28.04.2020 – 12.00

L'ultimo volo al momento previsto dell'operazione di rimpatrio del DFAE atterra mercoledì

Nell'ambito dell’operazione di rimpatrio, il DFAE ha finora organizzato 34 voli, in provenienza da America Latina, Africa, Asia, Oceania ed Europa. Il 29 aprile l'ultimo aereo di questa seconda fase della strategia di rimpatrio dovrebbe atterrare a Zurigo: riporterà in Svizzera da Accra (Ghana), Abidjan (Costa d'Avorio) e Ouagadougou (Burkina Faso) i viaggiatori bloccati.

La seconda fase si è concentrata sul rimpatrio dei cittadini svizzeri bloccati all'estero e impossibilitati a tornare a casa, a causa delle misure imposte per lottare contro la diffusione del coronavirus, come la cancellazione dei voli e la chiusura delle frontiere. Dopo quello di domani dall'Africa occidentale, non sono al momento previsti altri voli di ritorno.

In una terza fase, qualora il viaggio di ritorno non dovesse più essere possibile e la situazione in loco diventasse difficile, il DFAE offre ai viaggiatori e ai cittadini svizzeri residenti all'estero sostegno e protezione consolare, nel limite delle sue possibilità.

Elenco dei voli di ritorno del DFAE

26.04.2020 – 07.05

© DFAE

#flyinghome: il terzo e ultimo volo di ritorno dall'India è atterrato a Zurigo

Domenica mattina presto è atterrato a Zurigo un aereo con a bordo 91 cittadini elvetici e 122 passeggeri provenienti da altri Paesi (di cui 44 residenti svizzeri). L'aereo era decollato da Calcutta, nell'India orientale, sabato, ha fatto scalo a Kochi, nel sud-ovest del Paese, e domenica ha raggiunto la sua destinazione in Svizzera.

Questo è stato uno degli ultimi voli della seconda fase dell'operazione di rimpatrio su vasta scala organizzata dal DFAE. Il Dipartimento si concentra ora sulla terza e ultima fase della sua strategia: offre, nel limite delle sue possibilità, sostegno e protezione consolare ai viaggiatori che non possono tornare e la cui situazione è difficile, nonché agli svizzeri all'estero.

24.04.2020 – 10.30

Il DFAE ha riportato a casa quasi 7'000 viaggiatori bloccati all’estero

Con il volo di rientro previsto domani dall’India e quello di settimana prossima dall’Africa si conclude la più grande operazione di rimpatrio mai organizzata dal Dipartimento federale degli affari esteri. L’attenzione ora si concentrerà però sul sostegno a chi, per varie ragioni, non ha potuto o voluto rientrare nella Confederazione.

Un mese fa il Dipartimento federale degli affari esteri – in collaborazione con Swiss, Edelweiss e Helvetic – ha lanciato un’operazione di rimpatrio senza precedenti. Il primo volo di recupero svizzero è partito il 22 marzo da Zurigo, con destinazione San José (Costa Rica). Da allora, il DFAE, sotto la direzione del Centro di gestione delle Crisi (KMZ), ha organizzato 35 voli da ogni angolo del globo. 33 voli sono già arrivati e hanno permesso a 6950 persone bloccate all’estero di fare ritorno a casa. Di queste, 3974 possiedono la cittadinanza svizzera. Gli altri 2976 passeggeri provengono invece da altri Paesi, per due terzi Paesi europei. Circa un terzo dei passeggeri stranieri risiede in Svizzera. Allo stesso tempo, più di 1500 cittadini svizzeri hanno potuto rientrare grazie a voli di rimpatrio organizzati da altri Stati.

#flyinghome: La piu grande operazione di rimpatrio della storia svizzera

#flyinghome: La piu grande operazione di rimpatrio della storia svizzera

Domani, un ulteriore aereo speciale decollerà da Calcutta via Kochi, India, in direzione di Zurigo, dove atterrerà domenica mattina. Mercoledì è invece previsto, in linea di massima, un ultimo volo, proveniente dall’Africa, per la precisione da Accra (Ghana), Abidjan (Costa d’Avorio) e Ouagadougou (Burkina Faso).

Questi voli di rimpatrio non sarebbero stati possibili senza il coinvolgimento e l’impegno della rete di rappresentanze del DFAE. Per numerose destinazioni, gli interventi del personale delle ambasciate e dei consolati elvetici – in collaborazione con le autorità locali - sono stati determinanti per ottenere ad esempio le autorizzazioni di volo, i mezzi di trasporto e i lasciapassare necessari per poter riportare negli aeroporti dei rispettivi Paesi i viaggiatori dispersi in zone remote.

Partecipazione ai costi di rimpatrio

La Confederazione ha prefinanziato i voli di rimpatrio. I costi sostenuti, pari a circa 10 milioni di franchi, saranno fatturati alla fine del viaggio di ritorno e saranno addebitati a tutti i beneficiari sotto forma di una partecipazione ai costi, equivalente a un prezzo di mercato ragionevole.

Partecipazione ai costi di rimpatrio

Distanza percorsa

Importo forfettario

Fino a 1'500 km (tratte brevi)

CHF 400

Da 1'500 a 3'500 km (tratte medie)

CHF 600

Oltre i 3'500 km (tratte lunghe)

CHF 1100

Tratte superiori ai 12'000 km

CHF 1700

Grazie a questa ripartizione dei costi fra i passeggeri, sarà possibile coprire circa l’80% dell’intera operazione. Il DFAE contribuisce a circa il 20% dei costi sostenuti. La partecipazione ai costi di rimpatrio è equivalente a un prezzo di mercato ragionevole.

Il DFAE ha deciso in questo senso di optare per un importo forfettario, calcolato in base alla distanza percorsa. Si tratta di un metodo applicato anche da altri Stati europei. Per le tratte brevi (fino a 1'500 km) la partecipazione ai costi ammonterà dunque a CHF 400, per quelle medie (da 1'500 a 3'500 km) a CHF 600 e per quelle lunghe (oltre i 3'500 km) a CHF 1'100. Le tratte superiori ai 12'000 km comporteranno invece un costo per i passeggeri di CHF 1'700.

Grazie a questa ripartizione dei costi fra i passeggeri, sarà possibile coprire circa l’80% dell’intera operazione. Il DFAE contribuisce a circa il 20% dei costi sostenuti.

Il DFAE si prepara a un aumento delle misure di protezione consolare

Nonostante gli sforzi intrapresi, non sarà possibile rimpatriare tutti i viaggiatori. Secondo i dati forniti dalle ambasciate svizzere, al momento vi sarebbero ancora alcune centinaia di persone bloccate all’estero che vorrebbero rientrare. A loro, così come agli svizzeri residenti all’estero confrontati a situazioni di emergenza, le ambasciate e i consolati elvetici possono offrire protezione consolare. Nel limite delle sue possibilità e grazie all’aiuto delle rappresentanze all’estero potrà fornire assistenza e – in conformità con il principio di sussidiarietà – anche un sostegno finanziario sotto forma di prestiti di emergenza. Il Dipartimento esaminerà i casi che gli verranno sottoposti.

Nell’ottica di una graduale riapertura dell’economia e del turismo sarà inoltre importante rilanciare in modo ottimale il sistema di emissione dei visti, che la Svizzera – così come molti altri Paesi – ha temporaneamente deciso di sospendere. Al fine di garantire anche in un futuro prossimo gli spostamenti ovunque nel mondo, per motivi turistici, di studio o di lavoro, il DFAE collabora strettamente con la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e i relativi gruppi di interesse. Questo è anche nell’interesse della ricerca e dell’economia svizzere, nonché della Ginevra internazionale.

Numero di richieste d’aiuto senza precedenti alla Helpline

Dal mese scorso, allo scoppio della crisi legata al Coronavirus, la Helpline ha ricevuto oltre 10’000 telefonate e circa 18’000 e-mail. Si tratta di una cifra record, in così breve tempo. Nei periodi di punta, sono giunte fino a 850 telefonate e mille e-mail al giorno. A titolo di paragone, generalmente la Helpline – un servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e che in ogni momento offre assistenza e informazioni a chi si trova all’estero – gestisce circa 50’000 richieste di aiuto in un anno.

Le tre fasi della strategia di azione legata ai rimpatri del DFAE

  • In una prima fase, il DFAE si è appellato alla responsabilità individuale (sancita nelle Legge sugli svizzeri all’estero), affinché il singolo viaggiatore organizzasse in modo autonomo il viaggio di ritorno in Svizzera, tramite i mezzi di trasporto commerciali ancora disponibili e in stretta collaborazione con le agenzie di viaggio e le compagnie aeree.
  • La seconda fase si è invece focalizzata sulle operazioni di rimpatrio di cittadini svizzeri bloccati all’estero e impossibilitati a rientrare con i loro mezzi a causa del blocco dei voli commerciali e dei confini chiusi, dovuti al coronavirus.
  • In una terza fase, qualora il viaggio di ritorno non dovesse più essere possibile e la situazione in loco diventasse difficile, il DFAE offre ai viaggiatori e ai cittadini svizzeri residenti all'estero sostegno e protezione consolare nel limite delle sue possibilità.

 

24.04.2020 – 16.00

Lors d'une conférence de presse fédérale, Hans-Peter Lenz, chef du Centre de gestion des crises du DFAE (KMZ), a fourni des informations complémentaires sur la participation aux frais des passagers pour les vols de retour: «Tous les passagers doivent payer». Les touristes suisses et les ressortissants d’autres pays ont signé un document en ce sens avant de rentrer en Suisse dans un avion affrété par le DFAE. Inversement, «les 1500 touristes suisses qui sont rentrés sur des vols organisés par des pays tiers recevront également une facture de l'étranger».

23.04.2020 – 17.20

© DFAE

#flyinghome: arriva a Zurigo il secondo volo proveniente dall'Algeria

Nel quadro dell'operazione di rimpatrio del DFAE, un aereo proveniente da Algeri è atterrato in Svizzera. Si tratta del secondo volo dall’Algeria. Il primo (Alger – Ginevra) è stato effettuato da Swiss il 29 marzo. Il secondo aereo noleggiato dal DFAE dalla capitale algerina è atterrato a Zurigo nel tardo pomeriggio di giovedì e trasportava 34 cittadini svizzeri e 75 cittadini di altri Paesi (tra cui 73 residenti in Svizzera). Dopo due voli da Casablanca (Marocco) e da Dakar (Senegal), Tunisi (Tunisia), Yaoundé/Douala (Camerun), Città del Capo (Sudafrica) e Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), il DFAE ha organizzato in totale nove voli di ritorno per persone bloccate nel continente africano.

21.04.2020 – 14.00

Il consigliere federale Ignazio Cassis siede a un tavolo: sullo schermo davanti a lui, i ministri degli esteri di Germania, Austria, Liechtenstein e Lussemburgo.
Il consigliere federale Ignazio Cassis si esprime durante una videoconferenza con i ministri degli esteri di Germania, Austria, Liechtenstein e Lussemburgo. © DFAE

Allentamento dei provvedimenti contro il Covid-19: il consigliere federale Ignazio Cassis a favore di un approccio coordinato

Oggi, martedì 21 aprile 2020, il consigliere federale Ignazio Cassis ha avuto uno scambio di opinioni con i ministri degli esteri dei Paesi di lingua tedesca. Durante la riunione, che si è svolta in videoconferenza, ha chiesto un’azione coordinata e se possibile rapida da parte dei Paesi limitrofi e dell’UE per allentare le misure introdotte per combattere la diffusione del coronavirus. Ha inoltre ringraziato i suoi omologhi per la buona collaborazione nelle operazioni di rimpatrio di cittadine e cittadini svizzeri e stranieri.

L’attuale crisi provocata dal COVID-19 è stata al centro dei colloqui odierni con i ministri degli esteri di Germania, Austria, Liechtenstein e Lussemburgo. Il consigliere federale Ignazio Cassis era affiancato da Roberto Balzaretti, segretario di Stato e direttore della Direzione degli affari europei.

Stretta collaborazione nella situazione di crisi

Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha sottolineato che in Europa una crisi di questa portata può essere superata solo insieme. Nelle ultime settimane, per esempio, la Svizzera ha accolto pazienti francesi o ha fornito dispositivi di protezione all’Italia. In cambio, è stata ampiamente coinvolta nella gestione della crisi da parte dell’UE e ha avuto regolari contatti bilaterali con gli Stati dell’UE. Questa collaborazione si è rivelata un fattore importante per affrontare la situazione. «Attualmente il Covid-19 rappresenta ancora una crisi sanitaria, che tuttavia si sta già trasformando in una crisi economica e finanziaria. In ultima analisi, la pandemia e le misure prese per combatterla provocheranno una crisi sociale», ha affermato il consigliere federale Cassis durante la videoconferenza. «È quindi giunto il momento di cominciare a pensare a come uscire da questa crisi e a quali misure adottare nelle prossime settimane». L’allentamento delle misure non farmacologiche di contenimento del COVID-19 (distanziamento sociale) dovrebbe essere effettuato per quanto possibile in modo rapido e coordinato, tenendo conto dell’andamento dell’epidemia, per consentire un graduale ritorno alla normalità evitando una nuova ondata di contagi.

Rimpatrio di cittadine e cittadini europei

Durante la videoconferenza il consigliere federale Ignazio Cassis ha inoltre menzionato il ruolo della Svizzera nel rimpatrio di cittadine e cittadini svizzeri ed europei. Dall’inizio della crisi sono stati effettuati più di 30 voli. Oltre alle Svizzere e agli Svizzeri sono stati riportati a casa circa 1870 cittadine e cittadini di Paesi dell’UE, tra cui 458 tedeschi, 151 austriaci e 16 lussemburghesi.

Contemporaneamente, 655 cittadine e cittadini svizzeri hanno beneficiato di voli organizzati dalla Germania, dall’Austria o dal Lussemburgo. Il capo del DFAE ha ringraziato per la buona collaborazione, lo scambio diretto e la solidarietà mostrata nell’organizzazione di questi voli di rimpatrio.

Rapporti stretti

Non solo nell’attuale crisi causata dalla COVID 19, ma anche in altri settori, vi è una stretta collaborazione tra i Paesi di lingua tedesca, che si scambiano regolarmente informazioni. Il consigliere federale Cassis e i suoi omologhi hanno per esempio discusso della difficile situazione migratoria nella zona di confine greco-turca, messo in evidenza l’importanza della cooperazione multilaterale in tempi di crisi e il ruolo dell’ONU, e parlato della prossima presidenza tedesca dell’UE nel complicato contesto di una pandemia e delle connesse forme di scambio digitale. I ministri degli esteri dei Paesi di lingua tedesca hanno convenuto che durante la presidenza tedesca del Consiglio dell’UE andrà garantito uno stretto coordinamento nel quadro delle relazioni bilaterali tra la Svizzera e l’UE.

Gli incontri annuali dei ministri degli esteri dei Paesi di lingua tedesca sono stati avviati nel 2006. Il loro obiettivo è mantenere e rafforzare ulteriormente le buone relazioni tra Svizzera, Germania, Austria, Liechtenstein e Lussemburgo: presupposto indispensabile per poter lavorare insieme nel miglior modo possibile e senza complicazioni anche in tempi di crisi, come dimostra la pandemia di COVID-19. Il consigliere federale Cassis ha invitato i suoi omologhi in Svizzera l’anno prossimo.

19.04.2020 – 15.30

© DFAE

#flyinghome: un volo da Quito e Buenos Aires è atterrato a Zurigo con 169 svizzeri a bordo

Il volo, partito sabato mattina (ora locale) da Quito (Ecuador) e diretto nella capitale argentina, è atterrato questa domenica a Zurigo. L'aereo ha riportato a casa 169 cittadini svizzeri e 141 cittadini di altri Paesi, 49 dei quali residenti in Svizzera. Il volo è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il centro di crisi del DFAE, le ambasciate svizzere di Quito e Buenos Aires e la compagnia aerea Edelweiss. Questo è il nono volo dall'America Latina organizzato dalla Svizzera.

17.04.2020 - 17.30

"La crisi mostra in modo impressionante il valore della nostra rete di agenzie"

In stretta collaborazione con le rappresentanze svizzere, nelle ultime settimane la sede centrale del DFAE a Berna ha organizzato oltre 30 voli di andata e ritorno su tutto il globo. In un'intervista, Johannes Matyassy, direttore della Direzione consolare (KD) del DFAE, ripercorre il coinvolgimento delle rappresentanze nel più grande volo di ritorno dei viaggiatori svizzeri bloccati all'estero in seguito alla pandemia di Corona.

Solo attraverso la nostra presenza ampia e quasi globale è possibile per noi agire rapidamente in base alle condizioni locali e fornire un supporto semplice ed efficace laddove necessario.
L'ambasciatore Johannes Matyassy, direttore della Direzione consolare del DFAE

Il ruolo delle rappresentanze resterà importante nella terza e ultima fase della strategia di rientro del DFAE: il lavoro delle rappresentanze svizzere sarà importante per assistere le persone minacciate di blocco temporaneo in qualche parte del mondo e che non vedono alcuna possibilità di rientro fino a nuovo avviso. Anche la Helpline del DFAE riceve sempre più domande in merito, afferma Johannes Matyassy. "Riceviamo sempre più domande e richieste di sostegno anche da parte degli Svizzeri all'estero".

Leggi tutta l'intervista a Johannes Matyassy

16.04.2020 - 19.35

© DFAE

#flyinghome: Volo da Kiev e Podgorica atterrato a Zurigo

Il volo in arrivo da Podgorica (Montenegro) è atterrato giovedì sera a Zurigo. A bordo c'erano 34 viaggiatori svizzeri e 70 viaggiatori provenienti da altri Paesi (di cui 33 residenti svizzeri, 37 da altri Paesi europei). Il volo, partito originariamente da Kiev (Ucraina), è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il centro di crisi del DFAE, le ambasciate svizzere di Kiev e Belgrado, il Consolato generale di Podgorica e la compagnia aerea Swiss. Si tratta del quinto volo di rimpatrio in Europa organizzato dal DFAE.

16.04.2020 – 18.30

La Svizzera aiuta la Grecia nella lotta al coronavirus

Per sostenere le autorità greche nella lotta contro l'ulteriore diffusione del coronavirus, l'Aiuto umanitario svizzero ha consegnato in Grecia diversi materiali. Oltre una tonnellata di materiale igienico-sanitario (guanti monouso, disinfettanti per le superfici, fazzoletti, sapone per le mani) è stata consegnata alla Segreteria speciale per i centri di accoglienza in Grecia, presso il Ministero dell'immigrazione. Inoltre, alla Clinica Sotiria di Atene, l'ospedale locale di riferimento per il COVID-19, sono state fornite 900 mascherine di protezione.

Il Dipartimento dell'aiuto umanitario, che fa parte della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) in seno al DFAE, ha esaminato tutti gli invii con l'UFSP, l'UFAC e la SECO per assicurarsi che siano compatibili con le misure di lotta contro la crisi COVID 19 e con la disponibilità di beni in Svizzera.

L'aiuto umanitario ha inoltre contribuito con 300'000 franchi alla Croce Rossa greca per migliorare le condizioni di vita e di igiene nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo. L'obiettivo è quello di prevenire la diffusione del virus in queste strutture.

15.04.2020 – 18.30

Mappa del mondo con i 30 voli tracciati
© DFAE

Voli di rimpatrio organizzati dal DFAE: 30 già effettuati e tre confermati

A oggi il DFAE ha organizzato 30 voli nell’ambito della sua strategia di rimpatrio: otto provenivano dall’Africa, altrettanti sia dall’Asia sia dall’America latina, quattro dall’Europa e due dall’Oceania. Complessivamente, grazie a questi voli charter è stato possibile riportare in patria circa 3700 turisti svizzeri. Questi voli hanno permesso di rientrare anche a oltre 2600 cittadini stranieri, molti dei quali residenti in Svizzera. Allo stesso tempo, circa 1400 viaggiatori svizzeri hanno trovato posto in voli speciali organizzati da altri Stati per tornare in Europa o in Svizzera.

Kiev/Podgorica, Quito/Buenos Aires, Calcutta/Kochi

Il DFAE ha previsto ulteriori voli: uno da Kiev (Ucraina), con scalo a Podgorica (Montenegro), dovrebbe giungere il 16 aprile, e un altro da Quito (Ecuador), con stop a Buenos Aires (Argentina), è attesto per il 19 aprile a Zurigo. Inoltre, alla fine della settimana prossima giungerà a Zurigo un volo che riporterà a casa dal Kerala e dal Bengala occidentale le persone rimaste bloccate in India per settimane.

Fase successiva della strategia di rimpatrio del DFAE

La frequenza di questi voli speciali diminuirà. Secondo le informazioni in possesso del DFAE, vi sono ancora alcune centinaia di cittadine e cittadini svizzeri che desiderano tornare a casa. Non potendo inviare ovunque un aereo, il DFAE cerca di trovare posti sui voli speciali organizzati da altri Stati. Inoltre, tutte le rappresentanze svizzere all’estero offrono assistenza alle cittadine e ai cittadini svizzeri che hanno deciso di rimanere nella loro destinazione di viaggio o il cui rientro non può essere organizzato dal DFAE. Queste sono le misure della terza fase della strategia per il rimpatrio decisa dal DFAE.

15.04.2020 – 18.00

Palazzo delle Nazioni a Ginevra.
Palazzo delle Nazioni a Ginevra. ©UN photos/Jean-Marc Ferré

Le Nazioni Unite a Ginevra hanno messo a disposizione dei servizi sanitari cantonali 115 000 maschere chirurgiche. La donazione vuol essere un gesto di solidarietà con la popolazione locale, che accoglie, sulle rive del lago Lemano, il personale del servizio pubblico internazionale, che, con le famiglie, conta un totale di 43'000 persone.  La donazione è stata effettuata tramite il DFAE.

14.04.2020 – 17.40

© DFAE

#flyinghome: l'ottavo volo è arrivato dall'Africa

Martedì sera, un velivolo da Kinshasa (Repubblica democratica del Congo) è atterrato a Zurigo nell'ambito dell'operazione di rimpatrio del DFAE. Dopo Dakar, Yaoundé e Città del Capo, questo è il quarto volo di ritorno dall'Africa subsahariana. L'aereo ha riportato a casa 65 cittadini svizzeri e 107 cittadini di altri Paesi, 40 dei quali residenti in Svizzera. Finora il DFAE ha organizzato complessivamente otto voli ritorno dal continente africano.

14.04.2020 – 14.00

 Hanz-Peter Lenz durante la conferenza stampa del 14 aprile 2020.
Hanz-Peter Lenz durante la conferenza stampa del 14 aprile 2020. © DFAE

Ottimizzazione dei voli dei Paesi partner e dei voli di ritorno del DFAE

«L’operazione di rimpatrio del DFAE si concentra ora su una maggiore collaborazione con i Paesi limitrofi» ha dichiarato Hans-Peter Lenz, capo del Centro di gestione delle crisi del DFAE (KMZ) in occasione di una conferenza stampa.

Fase 2, in corso: ottimizzazione dei voli organizzati dai Paesi partner e nuovi voli di rientro del DFAE

«Il nostro obiettivo è fare in modo che i voli gestiti dai Paesi partner siano al completo. La situazione viene monitorata ininterrottamente», ha precisato il capo del KMZ.

A oggi, con l’arrivo del volo in provenienza da Lima martedì mattina, il DFAE ha organizzato 29 voli di rimpatrio, permettendo a 6300 persone di tornare. Circa 3700 di queste erano cittadini svizzeri, mentre oltre 2600 erano cittadini stranieri, in prevalenza europei, una parte dei quali residenti in Svizzera.

«D’altro canto circa 1400 nostri concittadini hanno potuto rientrare grazie a voli di rimpatrio organizzati da Paesi partner, essenzialmente europei», ha precisato Hans-Peter Lenz.

Parallelamente all’incremento della collaborazione con i Paesi partner, il DFAE sta organizzando altri voli di rientro. «Sono appena atterrati in Svizzera due voli, uno da Lima e l’altro da Kinshasa. È in fase di programmazione un volo da Kiev combinato con Podgorica, in Montenegro. La settimana prossima sono previsti due voli, dall’Asia e dall’America latina.

Fase 3: protezione consolare per i cittadini ancora bloccati all’estero

«Secondo i dati forniti dalle ambasciate svizzere in loco, vi sono ancora alcune centinaia di persone bloccate all’estero», ha dichiarato il capo del KMZ. «La Svizzera non può però rimpatriare tutti. La terza fase prevede che le ambasciate e le missioni svizzere si occupino di queste persone offrendo loro protezione consolare. In alcune regioni del mondo si registrano segnali incoraggianti di un’evoluzione positiva della situazione legata alla COVID-19 e quindi i voli commerciali potrebbero essere ripristinati».

Kinshasa: aiuto umanitario combinato con un rimpatrio

Un volo di rimpatrio proveniente dalla Repubblica democratica del Congo è giunto martedì a Zurigo e ha permesso a 200 viaggiatori – svizzeri ed europei – di rientrare: è stato un tipico esempio di un’efficace operazione combinata e solidale, che però ha presentato tutta la complessità dell’organizzazione di un simile viaggio.

«La nostra squadra dell’ambasciata locale ha svolto un lavoro impeccabile. È stato estremamente impegnativo riuscire a far arrivare in tempo in aeroporto i cittadini svizzeri bloccati in un Paese limitrofo. Stamattina il nostro ambasciatore ci ha comunicato che non aveva mai dovuto richiedere così tanti permessi speciali in così poco tempo, e li ha ottenuti grazie alla cooperazione con le autorità locali».

Il giorno prima, il volo Zurigo-Kinshasa è servito a trasportare materiale di aiuto umanitario offerto dalla cooperazione internazionale della Svizzera e dal personale di organizzazioni internazionali per aiutare la RDC a gestire la crisi legata al coronavirus. (si legga sopra)

«Questo esempio illustra le grandi sfide affrontate costantemente dal DFAE per coordinare un’operazione di rientro», ha concluso Hanz-Peter Lenz.

14.04.2020 – 12.00

© DFAE

Volo di rimpatrio del DFAE da Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo

Martedì mattina, 14 aprile 2020, ore 09.15, Aeroporto Ndjili / Kinshasa, parzialmente nuvoloso, 27 gradi - Partenza dell’aereo Edelweiss "Chäserrugg diretto a Zurigo, che riporta i viaggiatori svizzeri a casa. Il volo di andata a Kinshasa è avvenuto il giorno prima ed è stato utilizzato anche per trasportare degli aiuti umanitari e il personale delle organizzazioni umanitarie che sostengono la Repubblica Democratica del Congo nella crisi del COVID 19.

Martedì mattina, un aereo Edelweiss è decollato verso Zurigo da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), nell'ambito dell’operazione di rimpatrio organizzata dal DFAE. A bordo ci sono 105 cittadini elvetici e persone residenti in Svizzera, nonché 67 passeggeri provenienti da altri Paesi, prevalentemente europei, che viaggeranno in seguito da Zurigo verso i loro Paesi d'origine. La cooperazione della Svizzera con i Paesi europei è basata sulla solidarietà internazionale, che in momenti di crisi diventa ancora più importante. Parallelamente, Paesi di tutto il mondo hanno aiutato i viaggiatori svizzeri a tornare a casa.

Il volo di andata da Zurigo a Kinshasa è stato utilizzato per portare nella capitale congolese i rifornimenti umanitari del Comitato Internazionale della Croce Rossa, della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, della Fondation Hirondelle e di Medair. Queste forniture provengono dalle scorte proprie di queste agenzie umanitarie con sede in Svizzera e sono necessarie per sostenere il Paese nella crisi di COVID-19 (ad es. anche per la protezione del personale medico).

Materiale per la disinfezione e la produzione di acqua potabile

Dal canto suo, l’Aiuto Umanitario della DSC ha inoltre fornito 36 dispositivi WATA, provenienti dal proprio stock, per un valore di 16'000 franchi. Tramite un semplice processo, questi dispositivi servono a produrre cloro. Diluita, questa soluzione viene utilizzata per clorare l'acqua potabile o come disinfettante nei centri sanitari. Gli apparecchi WATA saranno utilizzati dai partner svizzeri (MSF, Medair, GIZ - Associazione tedesca per la cooperazione internazionale) nei centri sanitari dell'est del Paese (Nord e Sud Kivu). Il volo di andata è stato utilizzato anche dal personale di Medici Senza Frontiere e dell'UNICEF, che sta intensificando le sue operazioni umanitarie e la sua presenza sul posto.

14.04.2020 – 10.40

© DFAE

#flyinghome: un terzo volo da Lima riporta a casa i viaggiatori svizzeri

Il terzo volo da Lima a Zurigo è stato effettuato martedì mattina. A bordo c'erano 110 cittadini svizzeri e 120 cittadini di altri Paesi. Era il terzo volo di ritorno organizzato del DFAE nell'ambito della strategia di rimpatrio: a fine marzo e inizio aprile due aerei hanno permesso di rientrare in Svizzera a un totale di circa 600 passeggeri. Il volo di oggi da Lima è stato l'ottavo volo di ritorno del DFAE dall'America Latina.

11.04.2020 – 19.55

© DFAE

#flyinghome: un aereo Edelweiss proveniente da Casablanca atterra a Zurigo

Un aereo Edelweiss proveniente da Casablanca è atterrato a Zurigo sabato sera. A bordo c'erano 80 viaggiatori svizzeri e 43 viaggiatori provenienti da altri Paesi (di cui 21 residenti svizzeri, 22 da altri Paesi europei). Il 24 marzo 2020 il DFAE aveva già organizzato un volo di ritorno da Casablanca; altri 14 voli commerciali dal Marocco sono stati resi possibili grazie all'intervento diplomatico. Il volo di ritorno di oggi da Casablanca è stato il quarto volo speciale dal Nord Africa e il settimo volo speciale in totale dall'Africa per il DFAE.

11.04.2020 – 13.30

C'è un poster in un giardino che recita "Ellie, EDA merci".
Ellie ringrazia il DFAE per aver organizzato il suo viaggio di ritorno dalla Nuova Zelanda. © DFAE

I ringraziamenti di Ellie rendono felice il DFAE

Ellie era uno dei 301 passeggeri svizzeri che sono atterrati a Zurigo il 9 aprile poco dopo la mezzanotte su un aereo svizzero proveniente dalla Nuova Zelanda. La signorina è felice di essere tornata a casa (e nel suo bel giardino), visibile e leggibile. E il DFAE si rallegra dei suoi ringraziamenti - e naturalmente anche del fatto che l'organizzazione del volo di ritorno da Auckland ha funzionato così bene anche per gli altri 300 cittadini svizzeri! 

11.04.2020 – 10.00

Toujours haut dans le ciel : l'avion d’Edelweiss en provenance de Guatemala City/San José est entré vendredi vers midi dans l'espace aérien suisse près de Bâle, quelques minutes seulement avant d'atterrir à Zurich.
Ancora in alto nel cielo: l'aereo Edelweiss proveniente da Guatemala City/San José è entrato nello spazio aereo svizzero vicino a Basilea venerdì verso mezzogiorno, pochi minuti prima dell'atterraggio a Zurigo. © DFAE

Volo di ritorno riuscito dall'America centrale - Grazie ai preparativi delle rappresentanze svizzere

L'Airbus A340-300 della Edelweiss Airlines, noleggiato dal DFAE, è atterrato a Zurigo venerdì 10 aprile a mezzogiorno. Il giorno prima era decollato da Guatemala City alle 13:25 (ora locale) e, dopo una sosta nella capitale costaricana San José, aveva iniziato la traversata dell'Atlantico.

Il volo di ritorno è stato preceduto da complessi preparativi da parte delle rappresentanze svizzere sul posto per garantire che tutti i viaggiatori potessero imbarcarsi in tempo. Le ambasciate svizzere in Guatemala e Costa Rica, nonché l'ambasciata di Bogotà, l'Ufficio di cooperazione di Tegucigalpa (Honduras) e il Consolato generale di Panama City hanno organizzato i trasferimenti aerei e terrestri. Per esempio, 50 persone sono volate dalla Colombia a San José e 19 viaggiatori sono arrivati da Panama City con un autobus a noleggio. Dopo un volo nazionale noleggiato dal DFAE, 50 passeggeri sono volati da Tegucigalpa a Guatemala City. Tutti gli arrivi sono andati secondo i piani, cosicché i 291 passeggeri sono partiti in tempo per il volo verso l'Europa.

11.04.2020 – 09.00

Aiuti svizzeri non burocratici in Moldavia

La Svizzera sostiene diversi progetti e misure governative per affrontare la crisi del coronavirus nella Repubblica di Moldavia. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), attraverso il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e l'Istituto tropicale svizzero, ha realizzato due azioni per 50 000 e 200 000 franchi, spontaneamente e senza burocrazia. Inoltre, è stato concesso un ulteriore prestito di 0,5 milioni di euro per sostenere il governo nella crisi legata al COVID-19. Il contributo della DSC è stato utilizzato, tra l'altro, per l'acquisto di indumenti protettivi e disinfettanti per 68 centri sanitari e 211 ambulatori di medicina generale. “Dall'inizio della crisi del coronavirus in Moldavia, la Svizzera sostiene la popolazione nella lotta contro COVID-19", spiega Caroline Tissot, capo dell'Ufficio di cooperazione della DSC a Chisinau. L'assistenza rapida fornita ai progetti è un esempio di lotta comune contro la diffusione del virus.

In altri nove Paesi della cooperazione svizzera con l'Europa dell'Est, la Svizzera ha già fornito aiuti per 3,1 milioni di franchi attraverso misure d'emergenza analoghe.

«Grazie»

   

In un messaggio video il consigliere federale Ignazio Cassis ringrazia per i numerosi messaggi personali pervenuti a lui e al DFAE nelle ultime settimane.

10.04.2020 – 12.15

© DFAE

#flyinghome: 291 passeggeri dal Guatemala e dal Costa Rica riportati a casa

Il settimo aereo proveniente dall'America Latina nell'operazione di richiamo del DFAE è atterrato a Zurigo venerdì a mezzogiorno. Ha riportato 143 viaggiatori svizzeri e 148 cittadini di altri Stati da Guatemala City (Guatemala) e San José (Costa Rica). Un ulteriore volo di ritorno dall'America Latina è previsto per la prossima settimana. Per la terza volta, un aereo riporterà in Svizzera dei viaggiatori da Lima (Perù).

10.04.2020 - 06.45

© DFAE

#flyinghome: il secondo volo dall'India riporta 227 viaggiatori in Svizzera

Venerdì mattina un volo partito da Mumbai ha raggiunto Zurigo. A bordo c'erano 227 cittadini svizzeri e cittadini di altri Paesi che hanno potuto rientrare in Svizzera grazie al DFAE. Questo era il secondo volo dall'India. L'aereo si è fermato per uno scalo anche a Delhi, nel suo viaggio in direzione della Svizzera.

 

09.04.2020 – 21.35

Mappa: Rotta per il volo di ritorno da Città del Capo verso la Svizzera
© DFAE

#flyinghome: l'aereo di Edelweiss proveniente da Città del Capo atterra a Zurigo

Un aereo Edelweiss, decollato da Città del Capo (Sudafrica) a mezzogiorno di giovedì, è atterrato a Zurigo in serata. Dopo Dakar e Yaoundé, questo è il terzo volo di ritorno dall'Africa subsahariana nell'ambito dell'operazione di richiamo del DFAE. Grazie al volo da Città del Capo, 196 cittadini svizzeri e 92 cittadini di altri Paesi hanno potuto fare ritorno in Svizzera. Finora il DFAE ha organizzato complessivamente sette voli di ritorno dal continente africano.

09.04.2020 – 20.00

Mappa della rotta aerea Tenerife, Arecife, Svizzera
© DFAE

#flyinghome: il secondo aereo delle Canarie atterra a Zurigo

Giovedì 20.00, aeroporto di Zurigo: il secondo volo dalle Isole Canarie è atterrato. 83 viaggiatori svizzeri e 22 cittadini di altri Stati sono partiti da Tenerife e Lanzarote con l'aereo di Helvetic Airways, organizzato dal DFAE. Un primo volo aveva già riportato ieri in Svizzera dei passeggeri provenienti da Las Palmas e Fuerteventura.

09.04.2020 – 17.30

La DSC sostiene la lotta globale contro la crisi COVID-19

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) mette a disposizione mezzi economici e beni di prima necessità per superare la pandemia COVID-19. A tal fine ha deciso di adattare il budget a disposizione dei programmi in corso per un valore di 56 milioni di franchi e ha già destinato 18 milioni di franchi a organizzazioni internazionali. La DSC continuerà inoltre a fornire materiale di prima necessità ai Paesi colpiti, come per esempio all’Italia, a cui l’8 aprile 2020 ha inviato un carico di tute protettive.

La scorsa settimana il consigliere federale Ignazio Cassis ha dichiarato che, nella crisi in corso, la Svizzera si batte per la solidarietà transfrontaliera e mira a rafforzare la collaborazione con altri Paesi colpiti e con le organizzazioni internazionali.

Prima consegna di beni di prima necessità all’Italia

Ieri il DFAE ha inviato in Italia un primo carico di materiale sanitario d’emergenza, ovvero 10 000 tute protettive per un valore di 100 000 franchi, che sono state consegnate il 9 aprile 2020 alla protezione civile. Precedentemente aveva spedito materiale per l’assistenza anche in Cina, Nepal e Serbia. Altre prestazioni di aiuto sono in corso (Grecia) oppure in programma (seconda consegna per l’Italia). Tutto il materiale inviato è verificato dall’UFSP, dall’UFAE e dalla SECO per garantire l’adeguatezza alle misure per la lotta contro il coronavirus e la disponibilità di materiale in Svizzera.

18 milioni di franchi per le organizzazioni internazionali

La DSC segue l’evolversi della crisi COVID-19 in stretta collaborazione con le rappresentanze svizzere all’estero e con le sue organizzazioni partner in Svizzera e all’estero. Attingendo a budget già esistenti sostiene in modo mirato, per un totale di 18 milioni di franchi, le organizzazioni che lottano a livello globale contro il coronavirus e i suoi effetti, che supportano i sistemi sanitari nei Paesi colpiti e forniscono aiuto umanitario. Si tratta, nello specifico, di contributi destinati alle organizzazioni delle Nazioni Unite (OMS), al Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (incl. CICR), alla Banca Mondiale e al Fondo globale per la lotta contro le malattie infettive.

Adeguamenti ai programmi della DSC per un totale di 56 milioni di franchi

La DSC sta adattando i propri programmi per rispondere alla crisi COVID-19 e può contare su una rete di cooperazione nei Paesi partner e su una stretta collaborazione con le ONG svizzere e internazionali. Sono previsti adeguamenti nei programmi globali a livello di singoli Paesi, per esempio in Burkina Faso, Tanzania, Bolivia, Honduras, Afghanistan, Mongolia, Moldova e Kosovo. Nei prossimi tre mesi circa 56 milioni di franchi saranno reindirizzati a progetti specifici. L’attenzione si concentrerà sul rafforzamento dei mezzi di sussistenza e delle basi reddituali delle persone bisognose, sul miglioramento dell’assistenza sanitaria di base e della sicurezza alimentare e sul sostegno ai rifugiati e agli sfollati. Questi adeguamenti sono supportati dai crediti quadro quadriennali della cooperazione internazionale (CI).

La solidarietà internazionale è più importante che mai

«La pandemia di COVID-19 è attualmente una crisi sanitaria, ma è chiaro sin d’ora che si tramuterà anche in una crisi economica con gravi ripercussioni a livello finanziario e sociale», ha dichiarato il consigliere federale Ignazio Cassis. Per fornire un aiuto quanto prima, anche l’ONU intende mettere a disposizione, attraverso un piano d’emergenza, circa due miliardi di dollari statunitensi per combattere la crisi COVID-19. La Svizzera parteciperà a questo piano stanziando l’importo menzionato.

È nell’interesse della Svizzera aiutare gli altri Paesi ad affrontare la crisi COVID-19 e a limitare così un’ulteriore diffusione della pandemia e delle sue gravi conseguenze. Se il virus si dovesse diffondere nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, così rapidamente come è avvenuto in Europa e in Nord America, gli effetti potrebbero essere contenuti solo attraverso il sostegno internazionale. Di questi tempi, la tradizione umanitaria della Svizzera è dunque più importante che mai.

09.04.2020 – 00.20

© DFAE

#flyinghome: Swiss riporta per la prima volta a casa dei passeggeri dalla Nuova Zelanda

L’aereo di Swiss è atterrato a Zurigo poco dopo la mezzanotte di giovedì. A bordo vi erano 301 cittadini svizzeri e 24 cittadini di altri Paesi. Per la prima volta, la compagnia aerea ha volato ad Auckland (Nuova Zelanda) per riportare a casa le persone bloccate che volevano tornare a casa, nell'ambito dell'operazione di rimpatrio del DFAE. Questo è stato il secondo volo di ritorno dall'Oceania: domenica scorsa, un aereo Edelweiss aveva già fatto ritorno da Sydney in Svizzera. 

08.04.2020 – 20.00

© DFAE

Operazione di rimpatrio del DFAE: primo volo di ritorno dalle Isole Canarie

Per la prima volta il DFAE ha organizzato un volo di rimpatrio dalle Isole Canarie nell'ambito della sua operazione di rimpatrio: mercoledì sera è atterrato a Zurigo un aereo che ha riportato in Svizzera i passeggeri di Las Palmas e Fuerteventura. 81 viaggiatori svizzeri e 21 passeggeri di altri Paesi europei hanno utilizzato questo volo. È stato il primo che il DFAE ha intrapreso con la compagnia aerea Helvetic Airways.

Giovedì, un altro aereo sempre della stessa compagnia tornerà in Svizzera dalle Isole Canarie, questa volta da Tenerife e Lanzarote.

08.04.2020 – 10.30

Numerosi voli di rimpatrio nella seconda metà della settimana - la frequenza dei voli sarà poi gradualmente ridotta

Il DFAE ha già effettuato 21 voli di rimpatrio per riportare in Svizzera i viaggiatori bloccati. Ciò ha permesso a circa 2600 cittadini svizzeri e a molti cittadini di altri Paesi, che vivono in Svizzera o all'estero, di tornare a casa. Contemporaneamente, circa 1200 viaggiatori svizzeri hanno potuto viaggiare su voli speciali organizzati da altri Paesi.

Nella seconda metà della settimana, il DFAE opererà ulteriori voli. Due aerei della compagnia aerea Helvetic Airways riporteranno i turisti dalle Isole Canarie: mercoledì uno da Las Palmas e Fuerteventura, mentre giovedì uno da Tenerife e Lanzarote. Oltre all'Europa, questa settimana il DFAE effettua anche voli charter da Sudamerica, Africa, Asia e Oceania: da Auckland (Nuova Zelanda) e Mumbai/Delhi (India) con Swiss, da Guatemala City (Guatemala)/San José (Costa Rica) e Città del Capo (Sudafrica) con Edelweiss. Sono previsti anche voli di ritorno per la prossima settimana (Lima, Kinshasa).

In seguito, il DFAE ridurrà gradualmente la frequenza dei voli. Hans-Peter Lenz, responsabile del Centro di gestione delle crisi (KMZ), che coordina i voli di ritorno all'interno del DFAE, ha annunciato ieri che questi giungeranno presto al termine. Ha pertanto invitato i viaggiatori bloccati a sfruttare concretamente i restanti voli organizzati dal DFAE, prima che il Dipartimento cessi di offrirne.

07.04.2020 – 19.30

Colloquio telefonico tra il consigliere federale Cassis e il ministro degli esteri cinese Wang Yi

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha parlato martedì con il suo omologo cinese Wang Yi. La Svizzera disporrà ora più rapidamente di materiale affidabile nella lotta contro il coronavirus. Il ministro degli esteri Wang Yi ha affermato, nel corso della conversazione durata all’incirca 50 minuti, che per gli aerei cargo della Svizzera si cercheranno soluzioni pragmatiche che faciliteranno l'esecuzione dei voli.
Entrambi gli interlocutori hanno convenuto che la solidarietà e la collaborazione tra gli Stati è necessaria per combattere l'epidemia.

Strette relazioni bilaterali

Anche se la discussione si è focalizzata soprattutto sul COVID-19, il colloquio telefonico è stato caratterizzato anche dalle strette relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Cina. Nel 2018, il consigliere federale Cassis si è recato a Pechino per una visita di lavoro e nell'ottobre 2019 il consigliere federale Cassis e il ministro degli esteri Wang Yi si sono incontrati a Berna. Nel 2020 la Svizzera e la Cina festeggiano il 70° anniversario delle loro relazioni diplomatiche. La Svizzera è stata fra i primi Stati occidentali a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, il 17 gennaio 1950.

Nella conversazione telefonica, il ministro degli Esteri Wang Yi ha espresso i suoi auguri al Canton Ticino e ha espresso soddisfazione per il successo della donazione di materiale medico di protezione. Il ministro degli Esteri cinese ha anche ricordato che l'ambasciata svizzera a Pechino ha messo la bandiera a mezz'asta di propria iniziativa in occasione della cerimonia commemorativa di Qingming, che quest'anno è stata segnata dalla crisi del coronavirus. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha detto di aver apprezzato molto questo segno di amicizia.

07.04.2020 – 14.00

Il capo del KMZ Hans-Peter Lenz annuncia l'imminente fine dell'operazione di rimpatrio

Hans Peter Lenz, capo del Centro di gestione delle crisi KMZ del DFAE, ha presentato in una conferenza stampa gli ultimi sviluppi sull'operazione di rimpatrio su vasta scala organizzata dal DFAE.

Dopo tre settimane, il DFAE riduce gradualmente la frequenza dei voli. Le destinazioni in cui il numero di viaggiatori svizzeri bloccati è maggiore sono coperte e quindi molti turisti hanno ora la possibilità di tornare a casa autonomamente o tramite il sostegno diretto o indiretto del DFAE.

Meno richieste - meno voli di ritorno

"Annuncio l'imminente fine dell'operazione di recupero. Al tempo stesso, esorto tutti i viaggiatori bloccati a sfruttare concretamente i restanti voli organizzati dal DFAE". Il capo del KMZ ha sottolineato questa urgenza perché il DFAE parte dal presupposto che all'estero vi siano ancora diverse migliaia di viaggiatori svizzeri. Attualmente ci sono ancora circa 10.000 viaggi registrati sull'App Travel Admin. "Tuttavia, poiché le nostre rappresentanze sul campo ricevono solo un numero limitato di richieste da parte di persone che desiderano tornare, partiamo dal presupposto che queste persone non abbiano cancellato i loro dati una volta rientrati a casa oppure che desiderano rimanere sul posto per vari motivi", ha detto Hans Peter Lenz.

Bilancio provvisorio dei voli di ritorno

Ad oggi, il DFA ha organizzato 21 voli di rimpatrio sotto la direzione del KMZ. Sono state rimpatriate circa 4600 persone, circa 2600 cittadini svizzeri e circa 2000 stranieri, soprattutto europei, alcuni dei quali vivono anche in Svizzera. Circa 1100 cittadini svizzeri hanno d’altro canto viaggiato su voli di ritorno organizzati dai Paesi partner, soprattutto dall'Europa. Attualmente sono previsti o in corso di realizzazione altri otto voli:

  • Auckland
  • Isole Canarie
  • Guatemala City - San José
  • Mumbai - Delhi
  • Città del Capo
  • Lima
  • Kinshasa

Cooperazione con i Paesi partner e prospettive

Il capo del KMZ ha parlato anche della solidarietà della Svizzera con i Paesi partner nell'ambito dell'operazione di rimpatrio: "Per alcune destinazioni la cooperazione con i partner europei è ancora indispensabile. Ciò vale in particolare per l'Africa, dove i cittadini svizzeri sono spesso dispersi. Un esempio sono Capo Verde o Namibia, dove i voli svizzeri non possono essere organizzati a causa del numero ridotto di cittadini svizzeri interessati". Questa collaborazione è tanto più importante quanto più si conclude l'operazione di rimpatrio del DFAE. "In una fase finale, il DFAE si concentrerà sui partenariati con i Paesi vicini e l'UE nelle operazioni di richiamo per ottimizzare l'utilizzo e l'efficienza dei voli", ha dichiarato Hans Peter Lenz.

07.04.2020 – 11.30

Grazie al sostegno della Svizzera un bambino potrà sottoporsi a un trattamento oncologico a Losanna

Grazie al sostegno dell'Ambasciata svizzera a Mosca, un bambino russo potrà farsi curare una malattia all'occhio: il bambino di tre anni soffre infatti di una rara forma di cancro all'occhio che può essere operata solo in una clinica specializzata di Losanna. L'ambasciata svizzera a Mosca ha fatto pressioni affinché non solo i viaggiatori svizzeri, ma anche il ragazzo e i suoi genitori potessero trovare un posto su un aereo diretto in Svizzera, nonostante le restrizioni di viaggio dovute al coronavirus.

Grazie alla collaborazione con l'Ambasciata di Francia, sette cittadini svizzeri, così come il bambino e i suoi genitori, hanno quindi potuto volare questo fine settimana a Parigi con un aereo Air France.

È stato in seguito organizzato anche il viaggio verso la Svizzera, particolarmente delicato per il bambino a causa del suo sistema immunitario indebolito. Naturalmente, anche tutti i viaggiatori residenti in Svizzera sono stati riportati a casa da un bus organizzato dal DFAE, in collaborazione con il DDPS.

05.04.2020 – 23.20

© DFAE

#flyinghome: cittadini svizzeri rimpatriati da Bangkok

È la seconda volta che il DFAE noleggia un aereo in partenza dalla capitale thailandese. Un Boeing gestito da Swiss e partito da Bangkok è atterrato a Zurigo alle 23.20 di domenica dopo una sosta a Ventiane, in Laos. 

Il DFAE ha organizzato complessivamente sei voli di ritorno dall'Asia. Tre dalla Thailandia, uno dal Myanmar, uno dalle Filippine e uno dalla Cambogia. Si tratta del 21esimo volo organizzato nell'ambito dell’operazione di rimpatrio del DFAE.

05.04.2020 – 20.55

© DFAE

#flyinghome: un aereo proveniente dall'India e da Dubai atterra a Zurigo

Il 20esimo volo dell'operazione di rimpatrio su larga scala del DFAE è atterrato a Zurigo domenica alle 20.45. Il volo operato da Edelweiss e in partenza da Goa, in India, ha fatto scalo a Dubai prima di ripartire per la Svizzera. A bordo c'erano 81 cittadini svizzeri e 102 passeggeri provenienti da altri Paesi europei.

05.04.2020 – 17.00

Il DFAE conferma di aver offerto il proprio aiuto all’Italia, come affermato anche dal ministro degli esteri italiano Luigi di Maio oggi via Twitter. La Confederazione ha un piano di aiuti pronto che ha proposto all’Italia, ma prima di procedere attende di sapere da Roma quali sono le reali esigenze. Sia nell’ambito del trasferimento di pazienti dall’Italia alla Svizzera sia per quanto riguarda l’invio di materiale sanitario o personale medico nel Paese.

05.04.2020 – 06.15

© DFAE

#flyinghome: un aereo proveniente da Sidney atterra a Zurigo

Domenica mattina è atterrato a Zurigo un aereo della compagnia aerea Edelweiss, partito da Sidney, Australia. A bordo c'erano 175 passeggeri provenienti dalla Svizzera e 18 da altri Paesi europei. Si è trattato del diciannovesimo volo nell'ambito dell'operazione di rimpatrio del DFAE. Circa 2’400 viaggiatori svizzeri sono già stati riportati a casa.

04.04.2020 – 15.45

© DFAE

#flyinghome: Secondo volo di rimpatrio dall'Europa – un aereo proveniente da Belgrado atterra a Zurigo

Sabato pomeriggio un aereo della compagnia aerea Swiss è atterrato a Zurigo. Si è trattato del secondo volo interno all'Europa nell'ambito dell'operazione di rimpatrio del DFAE. Il 12 marzo il DFAE aveva già rimpatriato 4 cittadini svizzeri da Kiev, in Ucraina.

03.04.2020 – 16.20

© DFAE

#flyinghome: Di ritorno in Svizzera dalla Cambogia: l'aereo da Phnom Penh atterra a Zurigo con 182 passeggeri

Venerdì pomeriggio è atterrato a Zurigo un aereo partito da Phnom Penh. A bordo c'erano 50 viaggiatori svizzeri e 132 passeggeri provenienti da altri Paesi europei. Quello dalla capitale cambogiana è stato il quarto volo di ritorno dall'Asia organizzato dal DFAE nell'ambito dell’operazione di rientro del DFAE.

03.04.2020 – 14.30

© Keystone

Lotta al coronavirus: 3 priorità d'intervento del DFAE

In occasione di una conferenza stampa del Consiglio federale, il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, ha illustrato le misure adottate dal DFAE nella lotta al coronavirus e ai suoi effetti.

“Il Covid-19 non tocca solo la Svizzera", ha detto Ignazio Cassis. "La rapida diffusione dell'epidemia rende indispensabile la cooperazione tra gli Stati. Abbiamo intensificato le relazioni con tutti i Paesi vicini e con quelli più lontani. Questa cooperazione è necessaria per prendere decisioni equilibrate. Il trasporto delle merci ha quindi potuto essere sbloccato alle frontiere e il passaggio dei lavoratori frontalieri è stato assicurato. Molti viaggiatori hanno inoltre potuto approfittare dei voli di rimpatrio verso la Svizzera", ha sottolineato Ignazio Cassis durante la conferenza stampa.

Cassis ha poi ricordato che in questo periodo di crisi il lavoro del Dipartimento federale degli affari esteri si concentra su tre priorità: 1. assistenza ai cittadini svizzeri all'estero 2. difesa degli interessi a livello diplomatico 3. contributi nell’ambito della cooperazione internazionale.

"Le azioni di rimpatrio continueranno"

Il DFAE ha adottato numerose misure e le rappresentanze svizzere in tutto il mondo si stanno impegnando a fondo per aiutare i cittadini svizzeri bloccati o bisognosi di aiuto all'estero. Oltre a chi si trova in viaggio, la Svizzera conta infatti anche 770'000 cittadini espatriati.

La diplomazia svizzera ha già permesso il rientro di 3'700 persone grazie a 16 voli speciali organizzati dal DFAE e provenienti da ogni continente. Questi voli hanno riportato a casa 2'100 cittadini svizzeri e 1'600 stranieri. Grazie ai contatti e all'assistenza reciproca, oltre 800 cittadini svizzeri sono inoltre stati rimpatriati su voli organizzati da altri Paesi.

"Sono impressionato da tutti i ringraziamenti e le lettere che abbiamo ricevuto dai cittadini che abbiamo potuto aiutare. La situazione è difficile per tutti e richiede molta flessibilità e tolleranza. Le operazioni di rimpatrio funzionano bene e continueranno", ha proseguito il capo del DFAE. Cinque ulteriori voli sono già stati confermati o sono in corso di preparazione. (La panoramica dei voli di ritorno già effettuati e di quelli previsti #flyinghome).

Situazione straordinaria: anche la cooperazione internazionale aiuta

In un contesto di crisi globale come quella del Covid-19, anche la cooperazione internazionale ha preso delle misure per aiutare le popolazioni più vulnerabili e maggiormente colpite. "Gli appelli dell'Organizzazione mondiale della sanità OMS con sede a Ginevra sono importanti", ha dichiarato il consigliere federale.

La DSC ha sbloccato un credito di 18 milioni di euro a favore delle agenzie dell'ONU, del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e dei sistemi sanitari locali dei Paesi partner della DSC.

Degli aiuti umanitari sono già stati consegnati in Cina e in Nepal. Il consigliere federale Cassis ha inoltre precisato che prima di consegnare del materiale all'estero si verifica che questo sia disponibile in quantità sufficiente anche in Svizzera. Altri 40 milioni di franchi sono poi stati riassegnati nell'ambito dei crediti quadro della Svizzera per la cooperazione internazionale.

Conferenza stampa del Consiglio federale, 03.04.2020, 14.30

Lotta contro il COVID-19: il DFAE partecipa alla lotta contro il COVID-19 (PDF, 253.2 kB, Italiano)

03.04.2020 – 07.50

© DFAE

#flyinghome: Secondo volo di ritorno dalla Tailandia - l'aereo con 177 passeggeri proveniente da Phuket atterra a Zurigo

Venerdì mattina un aereo Edelweiss, con a bordo 120 passeggeri di cittadinanza elvetica e 57 passeggeri di altri Paesi europei, è atterrato a Zurigo. Si è trattato del secondo volo dalla Tailandia nell'ambito dell'operazione di rimpatrio del DFAE. Un terzo volo è previsto per il 5 aprile 2020, proveniente da Bangkok.

03.04.2020 – 06.05

© DFAE

#flyinghome: Volo da Quito atterrato a Zurigo con 117 svizzeri a bordo

Il volo da Quito, capitale dell'Ecuador, con a bordo 117 passeggeri di cittadinanza elvetica e 182 passeggeri di altri Paesi europei, è atterrato a Zurigo venerdì. Si tratta del sesto volo dal Sud America organizzato dal DFAE, dopo due voli da Lima e uno da Bogotà, Santiago del Cile e Buenos Aires. Il volo è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il centro di crisi del DFAE, l'Ambasciata di Svizzera a Quito e la compagnia aerea Edelweiss.

02.04.2020 – 06.10

© DFAE

Volo charter di Edelweiss atterra in Svizzera; a bordo passeggeri che erano bloccati nel Myanmar

Giovedì mattina presto, un volo charter di Edelweiss da Yangon (Myanmar) è atterrato a Zurigo. Il velivolo, organizzato dal DFAE, ha portato a casa, oltre a 39 viaggiatori svizzeri, anche numerosi cittadini di altri Paesi europei. Gli oneri sono stati ripartiti, come nel caso dei voli speciali per l'Europa, organizzati da altri Stati nelle ultime due settimane, sui cui hanno trovato posto anche viaggiatori svizzeri.

Collaborazione efficiente - 725 viaggiatori svizzeri sono già tornati con voli speciali di altri Paesi

Il DFAE, per i viaggi che organizza, dà la priorità al rientro dei viaggiatori svizzeri. La strategia di rimpatrio del DFAE si basa però anche su una collaborazione stretta, nel segno della solidarietà, con Stati amici; ciò rende il lavoro più efficiente. Attraverso l’offerta reciproca di posti sui voli speciali, si ottimizzano le possibilità di rientro. Questo va, tra l’altro, a vantaggio degli svizzeri che sono bloccati in destinazioni come le isole di Capo Verde o il Guatemala, dove la Svizzera non vola, per via del numero ridotto di suoi cittadini in loco. Inoltre, visto che gli spostamenti interni sono spesso difficili, alcuni passeggeri non riescono a raggiungere gli aeroporti in tempo. I posti liberi vengono dunque ceduti a altri Paesi, nell'interesse di tutti.

Solidarietà: l'esempio del Nepal

La cooperazione per il ritorno a casa di viaggiatori bloccati in Nepal è un esempio di solidarietà: la Svizzera ha organizzato il volo interno da Pokatha a Kathmandu, con a bordo anche viaggiatori provenienti da altri Paesi. I cittadini svizzeri hanno quindi potuto volare in Europa su due aerei noleggiati da Germania e Francia. Finora, circa 50 voli speciali organizzati da altri Paesi hanno accolto a bordo viaggiatori elvetici, che hanno poi raggiunto la Svizzera dagli aeroporti di destinazione.

01.04.2020 – 20.40

© DFAE

#flyinghome: Volo da Yaounde atterrato a Zurigo con 268 passeggeri a bordo

Il volo proveniente da Yaounde, in Camerun, con a bordo 268 passeggeri provenienti dalla Svizzera e da altri Paesi europei, è atterrato a Zurigo. L’aereo ha anche fatto scalo a Douala, la capitale economica del Paese. Il trasporto è stato reso possibile attraverso la collaborazione tra il centro di crisi del DFAE, l'Ambasciata di Svizzera in Camerun e la compagnia aerea Edelweiss. Si tratta del secondo volo di ritorno dall'Africa sub-sahariana.

01.04.2020 – 15.05

© DFAE

#flyinghome: l'aereo da Tunisi porta i viaggiatori svizzeri a Ginevra e Zurigo

Dopo Casablanca (Marocco) e Algeri (Algeria), è stato completato un terzo volo di ritorno dal Nord Africa organizzato dal DFAE: un aereo svizzero proveniente dalla capitale tunisina Tunisi è atterrato questo pomeriggio a Ginevra con 91 viaggiatori provenienti dalla Svizzera e 83 passeggeri provenienti da altri Paesi europei. Da Ginevra, l’aereo ha poi proseguito fino a Zurigo.

#flyinghome in immagini

#flyinghome è la più grande operazione di rimpatrio di cittadini svizzeri nella storia della Confederazione. Il DFAE sta organizzando numerosi voli di ritorno in seguito all'epidemia di coronavirus che colpisce tutto il mondo nel primo trimestre del 2020.

01.04.2020 – 10.25

© DFAE

#flyinghome: volo di ritorno da Lima - 266 viaggiatori svizzeri sono atterrati a Zurigo

Il secondo volo di ritorno da Lima, che il DFA ha organizzato nell'ambito della sua operazione di rimpatrio, è stato portato a termine: mercoledì mattina, un aereo della compagnia aerea Edelweiss è atterrato a Zurigo. A bordo c'erano 266 viaggiatori svizzeri e 33 passeggeri provenienti da altri Paesi europei. Molti di loro erano stati portati a Lima in autobus da diverse città del nord, del sud e dell'est del Perù. L'Ambasciata svizzera aveva organizzato questi convogli di autobus perché le misure adottate per impedire la diffusione del coronavirus hanno fortemente limitato le possibilità di viaggio all'interno del Paese.

01.04.2020 – 10.15

«You made an incredible great job, super well organized, tranquilo!»

L'operazione di ritiro su vasta scala del DFAE è in pieno svolgimento. Finora, oltre 1500 viaggiatori svizzeri bloccati provenienti dall'estero sono già stati riportati nel loro Paese d'origine. Molti di loro sono sollevati e grati, come si può vedere nei social media.

Una corona di fiori per il nostro @travel_edadfae @EDA_DFAE - volato a casa da Lima con Edelweiss, tutto picobello organizzato, pragmatico, non burocratico - grande prestazione logistica, grazie all'Ambasciata di Svizzera in Perù, DFAE, Edelweiss.
Alex Baur su Twitter
Screenshot di Twitter e di Instagram in cui i viaggiatori svizzeri ringraziano il DFAE per l'azione di richiamo.
Su Twitter e Instagram si ringraziano i viaggiatori svizzeri che hanno potuto tornare a casa grazie al DFAE. © DFAE

Da parte sua, il DFAE desidera esprimere la sua gratitudine per questi contributi. Essi dimostrano che gli sforzi delle rappresentanze svizzere, della Helpline, del Centro di gestione delle crisi, della Direzione consolare e dei partner del DFAE in Svizzera e all'estero hanno un effetto nell'ambito dell'operazione di richiamo.

Pratica solidarietà internazionale

Screenshot di due tweet, sui quali la Germania ringrazia la Svizzera e la Svizzera ringrazia la Germania per i voli di ritorno.
Solidarietà tra vicini sui social media. © DFAE

A causa delle restrizioni di viaggio all'interno di un paese non è sempre facile raggiungere gli aeroporti in tempo. Questo è descritto ad esempio da heal_move su Instagram: "Sulla strada per il punto d'incontro (a Lima, ndr) non ho potuto né ordinare un taxi né fermarne uno per strada a causa della quarantena. Il tempo scorreva e aspettavo ancora di essere connesso online (Uber), ma nessuno era raggiungibile! Ho deciso di camminare e fare l'autostop! Non ho intenzione di perdere questo volo! Ho continuato a correre, le strade erano vuote... Finalmente un'auto, per fortuna, l'unica auto! L'autista mi ha portato al punto d'incontro – ohmygod!!! Lungo la strada abbiamo raccolto altri svizzeri". La storia di heal_move ha avuto un lieto fine: il 24 marzo è atterrato con un Edelweiss-Airbus a Zurigo.

Come nel caso di heal_move, la solidarietà è importante anche a livello internazionale, affinché l'azione di recupero del DFAE funzioni. La Svizzera accompagna i viaggiatori provenienti da altri paesi sui suoi voli verso l'Europa. Per contro, il DFAE verifica se c'è spazio per i cittadini svizzeri sui voli operati da altri Paesi. Con successo, come dimostrano gli esempi del Nepal o del Cile. La gratitudine per questa solidarietà vissuta è reciproca!

Altri voli di andata e ritorno

Il DFAE è consapevole del fatto che un gran numero di cittadini svizzeri sono ancora bloccati in quasi tutte le parti del mondo e li ringrazia per la loro pazienza. Il Dipartimento sta lavorando sodo per trovare voli di ritorno anche per queste persone e per sostenerle il più possibile. Sono previsti ulteriori voli di ritorno.

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