Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

Come prende posizione la Svizzera all’ONU da candidata al Consiglio di sicurezza?

La Svizzera è membro dell’ONU dal 2002 e si pronuncia sulle decisioni di quest’organizzazione internazionale grazie al diritto di voto accordato a tutti gli Stati membri. La Svizzera è anche candidata a un seggio nel Consiglio di sicurezza per il biennio 2023-2024. Questa candidatura cambia il suo comportamento di voto all’ONU? No, dicono gli esperti del DFAE.

La bandiera dell’ONU, a sinistra, e quella svizzera, a destra, sventolano su Palazzo federale.

La bandiera dell’ONU, a sinistra, e quella svizzera, a destra, sventolano su Palazzo federale. © Keystone

La candidatura della Svizzera a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza per il biennio 2023-2024 fa temere che i valori svizzeri all’ONU vengano sacrificati per non compromettere le sue possibilità di successo. Tuttavia, la Svizzera si pronuncia da anni in seno alle Nazioni Unite secondo principi sanciti dalla sua Costituzione, dal diritto internazionale e dalla strategia di politica estera del Consiglio federale.

Sei domande e risposte consentono di fare un po’ di chiarezza.

Come vengono prese le decisioni sul contenuto per i voti della Svizzera all’ONU?

Le posizioni della Svizzera in seno all’ONU si basano sul diritto internazionale pubblico, sulla Costituzione federale, sulla strategia di politica estera e sulle strategie geografiche e tematiche adottate dal Consiglio federale. La Svizzera stabilisce il proprio comportamento di voto sulla base del testo specifico della risoluzione sottoposta al voto e conformemente ai suoi indirizzi strategici.

Ogni presa di posizione è sottoposta a una consolidata procedura di consultazione interdipartimentale tra gli uffici e gli organi specialistici coinvolti ed è approvata al livello gerarchico adeguato. Solo nell’Assemblea generale dell’ONU sono circa 300 le risoluzioni votate ogni anno e riguardano uno spettro di temi molto ampio: una parte è nuova e ha attinenza diretta con l’attualità, altre subiscono di anno in anno solo modifiche minori. Le missioni della Svizzera all’ONU esprimono sempre il voto seguendo le istruzioni della Centrale.

Quali benefici ricava la Svizzera dall’essere membro dell’ONU e dalla sua candidatura al Consiglio di sicurezza?

Come sancito dalla Costituzione federale, la Svizzera si impegna a favore di un ordine internazionale giusto e pacifico, basato su regole condivise. Grazie a una presenza attiva nei principali forum multilaterali, la Svizzera può perseguire i propri obiettivi di politica estera e difendere i suoi interessi. La Svizzera e l’ONU lavorano al servizio delle stesse cause: lotta contro la povertà, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto, coesistenza pacifica dei popoli e sviluppo sostenibile delle società. In virtù del diritto di voto accordato ai 193 Stati membri, la Svizzera può esprimersi su temi di rilievo globale all’interno di questa istanza di dialogo e confronto unica al mondo.

Un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU consentirà alla Svizzera di difendere con maggiore efficacia i propri interessi e portare avanti il suo apprezzato impegno nei settori della pace, del diritto internazionale umanitario, dell’aiuto umanitario e dei diritti umani. A livello mondiale il Consiglio di sicurezza resta l’organo più importante nell’ambito del consolidamento della pace e della sicurezza internazionale, e adotta da 50 a 70 risoluzioni all’anno. Diventando membro del Consiglio di sicurezza, la Svizzera potrebbe intensificare i suoi contatti mondiali e aumentare la propria visibilità all’interno delle organizzazioni multilaterali, a sostegno della sua missione di promozione della pace.

La candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza modifica il suo comportamento di voto all’ONU?

Durante il periodo di candidatura, le posizioni sostenute dalla Svizzera all’ONU continuano a fondarsi sul diritto internazionale, sulla Costituzione federale, sulla strategia di politica estera e sulle strategie geografiche e tematiche del Consiglio federale. La Svizzera non cambia quindi il suo comportamento di voto per ottenere il seggio, al contrario. La costanza e la coerenza sono parte integrante del profilo della Svizzera in politica estera e sono apprezzate dagli altri Paesi. La Svizzera non si esime dall’esprimersi sugli affari in corso e sulle tensioni internazionali, all’interno dei forum multilaterali come al loro esterno, (p. es. la guerra del Nagorno-Karabakh, il conflitto mediorientale, il caso Khashoggi ecc.). Se una presa di posizione incrina la neutralità e mette a repentaglio gli interessi svizzeri, o se il Consiglio federale ritiene che alcune questioni siano ancora in sospeso, la Svizzera può anche esprimere un voto contrario o optare per l’astensione.

Le posizioni della Svizzera in materia di pace e sicurezza mondiali non sono un segreto e sono note agli altri Paesi: non cambieranno e saranno espresse allo stesso modo, che la Svizzera sia o non sia candidata al Consiglio di sicurezza o che ottenga o non ottenga un seggio.

A cosa serve l’astensione in occasione di un voto all’ONU?

L’astensione è una delle tre opzioni ufficiali quando c’è una votazione all’ONU (sì – no – astensione). È quindi uno strumento totalmente legittimo di cui si avvalgono tutti i Paesi, anche se nel complesso è usato con minore frequenza del voto favorevole o contrario. L’astensione non è automaticamente equiparata a una posizione «neutrale» o a una «non presa di posizione» e va interpretata in base al contesto della questione specifica e della posizione degli altri Stati membri delle Nazioni Unite.

Nella pratica si fa in genere ricorso all’astensione per uno dei tre motivi seguenti: quando si è d’accordo con alcune parti di una risoluzione ma si hanno delle perplessità su altre e non si vuole respingere la risoluzione nella sua interezza; perché si è effettivamente d’accordo con il contenuto di una risoluzione, ma il processo per arrivare alla sua definizione lascia a desiderare e lo si vuole rendere noto agli autori principali del testo; oppure per aderire alla posizione di altri Stati che, nella questione in esame, perseguono tendenzialmente una politica simile («like minded») e si sono vincolati a un’astensione.

La Svizzera teme di perdere voti a sostegno della sua candidatura a causa delle sue posizioni?

Per essere eletta al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha bisogno di almeno due terzi dei voti dell’Assemblea generale della Nazioni Unite, cioè almeno 129 voti, e la sua candidatura è sulla buona strada. Inconfondibile segnale di fiducia, la Svizzera ha già ricevuto molte manifestazioni di appoggio.

Il risultato del voto sulla candidatura non si basa sulle posizioni della Svizzera come membro dell’ONU, ma su una fiducia consolidata. Una fiducia costruita grazie all’impegno di lunga data nei forum multilaterali e basata sulla sua competenza accertata e sulla capacità di trovare soluzioni a favore della pace e della sicurezza internazionali.

In che modo il comportamento di voto della Svizzera è reso trasparente?

Il Consiglio federale ci tiene a rendere la politica estera svizzera quanto più trasparente possibile e ad ancorarla saldamente alla politica interna. Gli esiti delle votazioni all’ONU possono essere consultati in tutta trasparenza sui siti Internet dell’ONU, in particolare sulla Biblioteca digitale delle Nazioni Unite. Le varie sessioni sono trasmesse anche sulla WebTV dell’ONU, dove le votazioni possono essere seguite in diretta o visualizzate in un secondo momento.

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