Immunità dei rappresentanti dello Stato

Per poter esercitare la loro funzione senza impedimenti, fuori dai confini nazionali i rappresentanti dello Stato beneficiano di una tutela contro le misure di sovranità estera. I capi di Stato, i capi di Governo e i ministri degli Affari esteri godono, infatti, nell’esercizio delle loro funzioni all’estero di un’immunità assoluta contro qualunque procedura giudiziaria, sia che si trovino in visita ufficiale sia che viaggino a titolo privato. Gli altri membri del Governo possono beneficiare dell’immunità a determinate condizioni, se si trovano all’estero per l’esercizio delle loro funzioni. A seconda della loro classe, anche i membri delle rappresentanze diplomatiche e consolari sono tutelati da immunità.

Membri del Governo

Durante il loro mandato ufficiale, i capi di Stato, i capi di Governo e i ministri degli Affari esteri nell’esercizio delle loro funzioni possono avvalersi di un’immunità assoluta, che li protegge da qualunque procedimento penale all’estero per qualunque atto da essi compiuto tanto a titolo ufficiale quanto privato. Tale immunità deriva dal diritto internazionale consuetudinario.

Stando al Tribunale federale, l’immunità viene meno in due casi:

  • se uno Stato rinuncia espressamente all’immunità del proprio rappresentante, quest’ultimo non ha più il diritto di invocarla
  • l’immunità di un capo di Stato, di un capo di Governo o di un ministro degli Affari esteri è valida per gli atti compiuti tanto a titolo ufficiale quanto privato per tutto il periodo in cui la persona in questione esercita le proprie funzioni ufficiali. Dopo la fine del suo mandato, essa non può più fare valere la propria immunità, se non per gli atti che ha compiuto a titolo ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni

Gli altri membri del Governo possono avvalersi di un’immunità per tutti gli atti ufficiali compiuti nell’esercizio della loro funzione.

La portata dell’immunità dei rappresentanti dello Stato, in particolare in caso dei crimini più gravi (genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra), è tuttora oggetto di dibattito sul piano internazionale. Si tratta infatti di sapere se, in certi casi, l’immunità può essere negata dalle giurisdizioni nazionali.

La comunità internazionale ha fin d’ora conferito competenze estese alle giurisdizioni internazionali, in particolare alla Corte penale internazionale, al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, al Tribunale penale internazionale per il Ruanda, al Tribunale speciale per la Sierra Leone e al Tribunale speciale per il Libano, inserendo negli statuti di suddette corti la clausola secondo cui le persone beneficianti di immunità ai sensi del diritto internazionale pubblico non possono ricorrervi al loro cospetto. Attualmente, non è possibile invocare nessuna norma del diritto internazionale che limiti l’immunità dei rappresentanti dello Stato di fronte alle giurisdizioni nazionali per simili crimini.

Membri delle rappresentanze diplomatiche e consolari

Lo statuto dei membri delle rappresentanze diplomatiche e consolari (che comprendono le ambasciate, le missioni permanenti e i posti consolari) è regolato dalle disposizioni della Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961 sulle relazioni diplomatiche, rispettivamente dalla Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963 sulle relazioni consolari. Le suddette Convenzioni stabiliscono diverse categorie di persone per le quali varia la portata dell’immunità. Così, ad esempio, un diplomatico, ossia un membro di un’ambasciata o di una missione permanente che svolge compiti diplomatici, beneficia, per la durata del suo mandato, di un’immunità di giurisdizione assoluta, vale a dire tanto per gli atti compiuti in veste ufficiale quanto per quelli di natura privata.