«Dialogo globale sulle migrazioni: in prima linea grazie all’esperienza e a una solida rete di partner»

Nell’Agenda 2030 la migrazione è esplicitamente riconosciuta come una leva di trasformazione che consente di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, purché possa avvenire in modo regolamentato e sicuro. Per questo la Svizzera è fortemente impegnata nel dialogo multilaterale teso a elaborare linee guida internazionali. Che cosa è riuscita a realizzare sinora e quale valore aggiunto apporta al processo internazionale? Intervista a Pietro Mona, ambasciatore svizzero per lo sviluppo, i profughi e la migrazione.

Pietro Mona parla al microfono. In qualità di ambasciatore per lo sviluppo, i profughi e la migrazione, rappresenta gli interessi della Svizzera nei negoziati sul Patto mondiale per la migrazione.
Pietro Mona © DSC

Che cos’è la governance globale della migrazione e in che modo la Svizzera ne è promotrice? 

La governance globale della migrazione è uno strumento che serve a fornire a tutti gli Stati un quadro comune per una più stretta cooperazione internazionale basata su principi e obiettivi condivisi. Solo così possiamo affrontare la sfida della migrazione e sfruttarne meglio il potenziale ai fini dello sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi di origine e destinazione. Da anni la Svizzera si impegna in questo senso, e non di rado ha svolto un ruolo di apripista: nel 2001 ha avviato il primo processo multilaterale in materia di migrazione, la cosiddetta «iniziativa di Berna». Ha poi dato un contributo decisivo all’istituzione del Forum mondiale per la migrazione e lo sviluppo, ad oggi l’unica piattaforma globale per il dialogo e la cooperazione in ambito migratorio, di cui ha assunto la presidenza nel 2011. Includere la migrazione tra le questioni centrali dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile è un risultato significativo e ha rappresentato un momento saliente della nostra diplomazia multilaterale. Questi processi hanno portato a un cambiamento di mentalità a livello mondiale: in primo luogo, il tema della migrazione è stato sempre più affrontato in chiave positiva e in secondo luogo gli Stati hanno iniziato a comprendere i benefici della cooperazione internazionale. Un cambiamento di prospettiva che ci ha anche condotti verso il «Global Compact for Migration» (GCM) delle Nazioni Unite, il Patto mondiale per la migrazione, che formalmente dovrebbe essere adottato alla fine del 2018 e rappresenta il primo quadro di cooperazione globale in ambito migratorio. La Svizzera ha partecipato attivamente anche a questo processo, non da ultimo codirigendo i negoziati tramite il nostro ambasciatore a New York.

Quali sono i punti di forza della Svizzera nel dialogo internazionale? 

Ci sono diversi fattori che determinano il valore aggiunto della Svizzera e il suo ruolo, spesso di primo piano, nel dialogo internazionale in materia di migrazione.

  1. La continuità: da anni la Svizzera persegue in modo chiaro e trasparente l’obiettivo di rafforzare la governance globale della migrazione. Questo ci rende un partner molto affidabile.
  2. L’esperienza: il nostro ruolo di guida nel dialogo internazionale sulla migrazione si basa su esperienze concrete maturate in Svizzera, ma anche sui nostri partenariati e programmi all’estero. Per fare un esempio: se in una presa di posizione facciamo confluire le esperienze maturate con un’ONG in Sri Lanka, rafforziamo la nostra credibilità.
  3. Il coordinamento: il nostro impegno negli organi multilaterali è sempre concertato con i vari dipartimenti. Faccio un altro esempio: in qualità di capo della delegazione svizzera, nei negoziati sul Patto globale per la migrazione ho ricevuto input dalla Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE, dal Corpo delle guardie di confine e dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Questo ha rafforzato la mia posizione negoziale e la mia capacità di persuasione.
  4. Infine vorrei citare un altro importante fattore: i partenariati. Siamo costantemente alla ricerca di partenariati con altri Paesi, ma anche con attori non statali, come la società civile o il settore privato. La Svizzera vuole inoltre collaborare più intensamente anche con le città che si trovano ad affrontare la realtà della migrazione, poiché questo fenomeno interessa anzitutto i centri urbani. Stiamo espandendo la nostra rete per scambiare e coordinare le informazioni e raggiungere obiettivi comuni.

Il Parlamento ha deciso che la cooperazione internazionale della Svizzera dovrà avere un legame più stretto con gli interessi del nostro Paese in materia di migrazione. Anche nel dialogo internazionale sulla migrazione si riscontra questo approccio?

Assolutamente sì. Nel Patto mondiale per la migrazione, uno dei 23 obiettivi è dedicato proprio a questo approccio, cioè alla domanda: in che modo la cooperazione internazionale influisce sulla migrazione irregolare e forzata? Il Patto mondiale propone tutta una serie di misure che riguardano gli ambiti più disparati: lo sviluppo sostenibile, il nesso tra aiuto umanitario e cooperazione allo sviluppo, i diritti umani e la promozione della pace, il cambiamento climatico e le catastrofi naturali. Fa quindi proprio l’approccio globale che la Svizzera adotta nell’attuazione del mandato conferitole dal Parlamento. 

Tuttavia, non dobbiamo farci troppe illusioni. Non possiamo cambiare dall’oggi al domani le realtà strutturali e le ragioni che costringono le persone a lasciare il proprio Paese. Oltre alla cooperazione internazionale dovranno entrare in gioco altri fattori: la responsabilità dei Paesi di origine, il ruolo del settore privato e – specialmente nelle situazioni di conflitto – la disponibilità a trovare soluzioni politiche. Se l’interazione tra tutti questi fattori porterà a una migrazione regolamentata e sicura, allora sarà possibile sfruttare l’enorme potenziale dei flussi migratori per dar vita a uno sviluppo sostenibile sia nei Paesi di destinazione, sia in quelli di origine.