Le Convenzioni di Ginevra nell’Archivio federale

Un secolo e mezzo fa, facendosi garante della prima Convenzione di Ginevra, risalente al 1864, la Svizzera dà concretezza a due elementi chiave della propria politica estera allora ai suoi albori: la neutralità e la tradizione umanitaria. Nel 1949 ripete il suo appello a legiferare in merito ai conflitti armati. Lo illustrano due documenti d’archivio.

Convocazione del Consiglio federale alla Conferenza di Ginevra, 6 giugno 1864

Convocazione del Consiglio federale alla Conferenza di Ginevra del 6 giugno 1864
In questa lettera il Consiglio federale invita le nazioni a partecipare a un «Congresso generale», previsto per l’8 agosto 1864, a Ginevra. In apertura ricorda che l’anno precedente si era tenuta, nella stessa città, una conferenza internazionale organizzata dal «Comitato internazionale provvisorio di Ginevra», l’antenato del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). © Archivio federale svizzero

In una missiva datata 8 giugno 1864, il Consiglio federale formalizza la propria intenzione di organizzare una conferenza internazionale nel mese di agosto dello stesso anno. Il 22 agosto 1864 la Conferenza porterà all’adozione, da parte di dodici Stati, della prima Convenzione di Ginevra. Si tratta di uno dei momenti fondatori del diritto internazionale umanitario.

Sulle orme di Henry Dunant
L’invito del Consiglio federale precisa che il «congresso generale» del 1864 si iscrive nel solco dell’iniziativa di Henry Dunant del 1863 e della fondazione della Croce Rossa. Nell’organizzare una conferenza internazionale che mira a far rispettare i principi del diritto umanitario, appena stabiliti «nella forma consacrata dal diritto delle genti», il Consiglio federale afferma infatti di agire dietro mandato del «Comitato internazionale provvisorio di Ginevra» (il precedente nome del CIC).

Nella sua lettera il Consiglio federale ricorda alcuni dei «voti» espressi in occasione della prima conferenza del 1863, frutto appunto dell’iniziativa di Henry Dunant: l’impegno degli Stati ad agevolare i soccorsi ai feriti garantendo la protezione e la neutralità in tempo di guerra alle ambulanze, agli ospedali e al personale sanitario e l’introduzione di un «identico segno distintivo» per «i corpi sanitari di tutti gli eserciti».

I primi passi della Ginevra internazionale
Il Consiglio federale sottolinea che la neutralità della Svizzera «giustifica il suo interesse per i feriti di guerra e le misure che propone agli altri Strati per prendersene cura». Il suo impegno umanitario dà inoltre una connotazione positiva al principio di neutralità e ne assicura l’accettazione da parte dei Paesi vicini.

Nella seconda metà del XIX secolo, la Svizzera è ancora alla ricerca del suo posto in Europa. La Costituzione svizzera del 1848 ribadisce la neutralità del Paese, ma afferma anche la necessità di specificare ulteriormente questo concetto. La neutralità dovrà essere intesa come un mezzo al servizio di una causa e dovrà dare una forte credibilità all’impegno umanitario della Svizzera.

D’altro canto organizzando la conferenza del 1864 a Ginevra, la Confederazione fa della città, luogo d’origine di Rousseau e dei Lumi, una città moderna. Questo punto emerge nella menzione del «diritto delle genti» che è un concetto illuminista: le potenze devono riconoscere che l’uomo, per natura, merita un destino giusto e ha il diritto di esistere. Il documento diffuso dal Consiglio federale nel giugno 1864 mostra dunque chiaramente quale sarà lo spirito delle future Convenzioni di Ginevra.

Ulteriori informazioni sulla decisione del Consiglio federale, 1° aprile 1949

Nel 1949 la Svizzera occupa un posto importante in Europa: le sue competenze in materia di diritto internazionale umanitario sono riconosciute. Dopo le due Guerre mondiali, forte del suo impegno a protezione degli interessi stranieri e della sua stretta collaborazione con la Croce Rossa, possiede una certa esperienza nel campo dell’aiuto alle vittime e nella tutela dei prigionieri di guerra.

Quando gli Stati comprendono di dover fare un bilancio di quello che non ha funzionato durante la Seconda Guerra mondiale e chiedono una nuova conferenza internazionale, è la Svizzera dunque, del tutto naturalmente, a prendere l’iniziativa.

In questa decisione dell’aprile 1949, il Dipartimento politico ricorda che il Consiglio federale è il «gestore» delle Convenzioni di Ginevra, che la Svizzera ne è la depositaria e che a questo titolo ha sempre preso l’iniziativa di convocare le conferenze internazionali volte alla loro revisione. Il Dipartimento politico precisa inoltre che la conferenza, prevista per il mese di agosto 1949, dovrà adeguare le convenzioni in vigore alla «guerra moderna».

Il richiamo alla «guerra moderna» fa probabilmente riferimento al concetto di «guerra totale» di Adolf Hitler, secondo il quale non solo l’esercito di un Paese entra in guerra, ma anche i suoi abitanti. In risposta, la conferenza internazionale del 1949 riuscirà a far iscrivere nel diritto internazionale il principio della protezione dei civili durante i conflitti armati.
Il Dipartimento politico, il predecessore del DFAE, ritiene che in caso di successo la conferenza «sarà ricordata tra i grandi eventi internazionali». Ecco perché, argomenta, in quanto «responsabile della gestione delle Convenzioni di Ginevra, potenza neutrale spesso chiamata a proteggere interessi stranieri e patria della Croce Rossa», la Svizzera farà di tutto per garantirne la riuscita.
 

Articolo redatto in collaborazione con l’Archivio federale svizzero.