Il primo Forum globale sui rifugiati

Negli ultimi anni il numero di profughi è aumentato costantemente. Oggi sono più di 70 milioni i rifugiati e gli sfollati al interno del loro paese. Uno Stato non può affrontare questa sfida da solo: è necessario un quadro di cooperazione comune a livello internazionale. È proprio questo l’obiettivo del Patto delle Nazioni Unite sui rifugiati, approvato dagli Stati membri dell’ONU nel dicembre del 2018. Scopo del Forum globale sui rifugiati, che si tiene a Ginevra il 17 e il 18 dicembre 2019, è compiere progressi nell’attuazione del Patto. 

Il Forum globale sui rifugiati vuole essere una piattaforma per tutti gli attori, statali e non, nell’ambito della quale potranno nascere partenariati ed essere presentate soluzioni innovative. Le sfide, sempre maggiori, che interessano i profughi e le comunità di accoglienza devono essere affrontate insieme. Il Forum riune governi, organizzazioni internazionali, autorità locali, società civile, settore privato, comunità di accoglienza e gli stessi profughi. Questa piattaforma da loro l’opportunità di annunciare le nuove misure che intendono adottare per garantire la protezione internazionale, ridurre la pressione sui Paesi di prima accoglienza, consolidare l’autonomia dei profughi e cercare soluzioni durature.

La Svizzera e il Patto dell’ONU sui rifugiati

Durante la seduta del 7 dicembre 2018 il Consiglio federale ha deciso di sostenere il Patto dell’ONU sui rifugiati, da non confondere con il patto globale sulla migrazione. Il Patto sui rifugiati è stato adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite durante la riunione del 17 dicembre 2018 con 181 voti favorevoli, 2 contrari (USA e Ungheria) e 3 astensioni.

Sottolinea il principio di sovranità degli Stati e si basa sul diritto internazionale vigente in materia di rifugiati sancito nella Convenzione di Ginevra del 1951 e nel relativo Protocollo del 1967, entrambi ratificati dalla Svizzera. La definizione del termine «rifugiato» presente nel diritto internazionale pubblico e nel diritto svizzero non viene modificata nel Patto. Il Patto persegue quattro obiettivi: 

  • fornire supporto ai Paesi che ospitano un vasto numero di profughi e promuovere l’assistenza in loco, in linea con quanto richiesto dal Parlamento in materia di cooperazione internazionale;
  • fornire un sostegno particolare ai Paesi nelle regioni interessate che si impegnano per l’integrazione economica e sociale dei profughi per renderli autonomi e indipendenti dagli aiuti statali;
  • ripartire in maniera più equa l’onere e la responsabilità derivanti dall’accoglienza di profughi. Il Patto sui rifugiati esorta gli Stati che non sono né Paesi ospitanti né donatori a sostenere gli sforzi internazionali con contributi sostanziali;
  • incentivare, ove possibile, il ritorno dei profughi nei loro Paesi d’origine.

Con il proprio sostegno al Patto sui rifugiati la Svizzera difende i suoi interessi, che coincidono con gli obiettivi dell’accordo, e rafforza la sua tradizione umanitaria.

Il ruolo della Svizzera

Come co-ospite (co-host), il consigliere federale Cassis apre il Forum insieme al segretario generale dell’ONU e all’alto commissario.

Nell’ambito del Forum la Svizzera si impegna in vari settori chiave, in particolare l’istruzione, la protezione, l’occupazione e l’integrazione. In questi campi il nostro Paese può dare il proprio contributo avvalendosi di esperienze concrete sia in Svizzera che all’estero.

Da molti anni la Svizzera aiuta i Paesi di prima accoglienza a proteggere i profughi e gli sfollati nel modo più rapido ed efficace possibile. L’assistenza in loco punta a garantire alle persone interessate una protezione adeguata, in modo tale che i profughi non si vedano costretti a continuare la propria fuga in altri Paesi o regioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di un viaggio pericoloso, durante il quale corrono il rischio di diventare vittime della tratta di esseri umani e di altre violazioni dei diritti umani. Oltre ad assicurare la protezione nelle regioni di provenienza, la Svizzera sostiene anche misure per prevenire lo sfollamento forzato e promuovere l’autonomia e l’integrazione sociale ed economica dei profughi nei Paesi di prima accoglienza. A questo proposito collabora con varie organizzazioni umanitarie e di sviluppo. Di particolare importanza è il partenariato con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR): lo si evince dalla decisione del Consiglio federale della primavera del 2019 di concedere all’ACNUR un contributo di 125 milioni CHF per i prossimi quattro anni.

La Svizzera rinnova il proprio sostegno all’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, comunicato stampa, 7.6.2019

L’istruzione: un settore chiave

Meno della metà dei minorenni profughi nel mondo è riuscita a completare l’istruzione primaria e secondaria obbligatoria. Considerato che il 52% dei circa 70 milioni di persone in fuga sono bambini e adolescenti con meno di 18 anni, il dato è particolarmente preoccupante. Senza un titolo di studio le loro prospettive per il futuro sono limitate, sia nel Paese in cui sono fuggiti sia in caso di ritorno in quello d’origine. Poter andare a scuola nonostante la guerra e lo sfollamento forzato è una delle principali necessità espresse dai bambini profughi e dalle loro famiglie. La scuola è un luogo di protezione e integrazione sociale, ed è indispensabile per la successiva formazione, professione e indipendenza.

L’impegno in questo settore è importante perché ne va del futuro di ognuno di questi minori e delle loro famiglie. In gioco è anche il futuro delle regioni coinvolte, perché l’assenza di istruzione compromette anche lo sviluppo sociale ed economico. Per questo la Svizzera si impegnerà ancora di più a favore dell’istruzione nei contesti di crisi, riconoscendone il ruolo importante per la protezione nelle situazioni di emergenza e aiutando maggiormente i Paesi partner a integrare i bambini profughi nel sistema educativo locale.

Ulteriori informazioni sull’impegno della Svizzera:

Opuscolo Educazione e migrazione, DSC (en) 

Video sull’impegno della Svizzera nel settore dell’istruzione in contesti di fuga (en) 

DSC – Il diritto di ognuno a un’istruzione di base

Durante il Forum, la Svizzera presenterà come buone pratiche anche la nuova procedura di asilo e l’attuazione dell’Agenda Integrazione. La Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati è garante della protezione dei profughi in tutto il mondo ed è il pilastro della nostra politica in materia di asilo. La nuova procedura di asilo, in vigore dalla primavera del 2019, punta a migliorare la protezione dei profughi, ad accelerare le procedure e renderle più efficaci, e a garantire il rispetto dello Stato di diritto. La Svizzera non si limita a questo e attribuisce una notevole importanza all’integrazione dei profughi. Grazie alla nuova Agenda Integrazione, in futuro i profughi e le persone accolte a titolo provvisorio saranno integrate più velocemente nel mondo del lavoro e la loro dipendenza dall’aiuto sociale sarà minore.

Nell’ambito del Forum, la Svizzera presenterà come un impegno anche un’altra decisione del Consiglio federale, ossia l’attuazione della strategia di ammissione di gruppi di rifugiati riconosciuti (reinsediamento). Da molti decenni il reinsediamento è una componente importante della politica svizzera in materia di profughi. Con l’attuazione della strategia, elaborata in stretta collaborazione con Cantoni, città e Comuni, sia nel 2020 sia nel 2021 potrà essere accolto un massimo di 800 profughi particolarmente vulnerabili che si trovano in una situazione precaria nei Paesi di prima accoglienza.

Il Consiglio federale approva l’attuazione della strategia di reinsediamento, comunicato stampa, DFGP, 29.5.2019

Infine, la partecipazione della Svizzera al Forum sarà conforme all’approccio «Whole of Switzerland». Oltre ai contributi dell’Amministrazione federale, nel corso dei dibattiti saranno condivise le esperienze e le soluzioni innovative di Cantoni e città, del settore privato, del mondo scientifico e della società civile della Svizzera.

Approccio «Whole of Switzerland» nel settore dei profughi

A seguito della crisi umanitaria dei profughi del 2015-2016, in Svizzera si sono mobilitati gli attori più diversi, compresa la popolazione, per offrire il proprio aiuto, per esempio a livello di integrazione o di assistenza sul posto. Di seguito tre esempi scelti liberamente:

Progetto FOGO
L’anno scorso, con il progetto FOGO, la città di Zurigo ha creato uno spazio abitativo per profughi e giovani adulti in formazione. Il coinvolgimento di piccole imprese e servizi formativi, culturali e di ristorazione fa sì che il luogo non abbia solo una dimensione residenziale ma sia una realtà in grado di favorire un’integrazione partecipativa e di portare un valore aggiunto all’intero quartiere.

Progetto FOGO (de)

SINGA Switzerland
Tra le varie proposte di SINGA Switzerland figurano programmi imprenditoriali di sei mesi, organizzati a Zurigo e Ginevra, per persone con un passato migratorio o che sono dovute fuggire dal loro Paese d’origine. Il forte coinvolgimento di volontari del settore privato in un programma di mentoring consente la concretizzazione di idee imprenditoriali attraverso collaborazioni e scambi, e dà la possibilità di presentarle a potenziali investitori. Viene dato così un contributo concreto all’integrazione sociale ed economica delle persone coinvolte. Ecco le storie degli «imprenditori SINGA» Elie Khudari, dalla Siria, e Saran Camara, dalla Guinea.

Elie Khudari

Saran Camara  

SINGA Switzerland (en)

Efficace, efficiente, umano: la rivoluzione del sistema di reclutamento, SINGA (en)

Da rifugiata a imprenditrice, la storia di Saran Camara, NZZ (de)

Catena della Solidarietà
Da oltre 70 anni la Catena della Solidarietà svizzera raccoglie fondi per le vittime di catastrofi naturali e crisi umanitarie in Svizzera e all’estero. La popolazione svizzera si mostra spesso solidale in presenza di situazioni di crisi, anche di quelle che riguardano i profughi. Per esempio, nel 2015, con un appello relativo alla crisi in Siria, sono stati raccolti più di 29 milioni CHF, con i quali sono stati finanziati anche progetti in Giordania, Libano e Grecia.

Catena della Solidarietà